Sentenza di Cassazione Civile Sez. 5 Num. 10299 Anno 2024
Civile Sent. Sez. 5 Num. 10299 Anno 2024
Presidente: COGNOME NOME
Relatore: COGNOME NOME
Data pubblicazione: 16/04/2024
AVVISO ACCERTAMENTO IRES CONSOLIDATO 2006
SENTENZA
sul ricorso iscritto al n. 10690/2016 R.G. proposto da: RAGIONE_SOCIALE, in persona del Direttore protempore, domiciliata in Roma, INDIRIZZO, presso l’Avvocatura generale dello Stato dalla quale è rappresentata e difesa ex lege ,
-ricorrente –
contro
NOME COGNOME, elettivamente domiciliato in Roma, INDIRIZZO, presso lo studio dell’ AVV_NOTAIO , rappresentato e difeso dall’ AVV_NOTAIO in virtù di procura speciale a margine del controricorso,
-controricorrente –RAGIONE_SOCIALE IN LIQUIDAZIONE, non costituita in giudizio,
-intimata –
avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale della Lombardia n. 252/29/2016, depositata il 19 gennaio 2016; udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 20 dicembre 2023 dal AVV_NOTAIO; preso atto che il Pubblico Ministero, in persona del AVV_NOTAIO , ha concluso per l’accoglimento del ricorso;
FATTI DI CAUSA
In data 15 luglio 2010 l’RAGIONE_SOCIALE notificava alla RAGIONE_SOCIALE in liquidazione avviso di accertamento n. NUMERO_DOCUMENTO, con il quale rettificava la dichiarazione dei redditi presentata dalla suddetta società nel periodo di imposta 2006, a seguito dell’ accertamento di variazioni in aumento del reddito imponibile non contabilizzate e di variazione in diminuzione per costi non deducibili.
Successivamente, in data 3 agosto 2011, l’RAGIONE_SOCIALE notificava alla società consolidante RAGIONE_SOCIALE avviso di accertamento n. NUMERO_DOCUMENTO, con il quale rettificava il reddito complessivo globale esposto nel modello CNM/2007, relativo all’anno di imposta 2006, accertando un maggior imponibile complessivo pari a € 283.503,00 e una maggiore imposta IRES pari a € 93.556,00, con irrogazione di sanzione amministrativa pecuniaria unica di pari importo.
RAGIONE_SOCIALE impugnava l’ avviso di accertamento n. NUMERO_DOCUMENTO dinanzi alla Commissione tributaria provinciale di RAGIONE_SOCIALE la quale, con sentenza n. 1995/16/2014,
depositata il 25 febbraio 2014, rigettava il ricorso, ritenendo corretto l’operato dell’Ufficio in sede di accertamento.
Avverso tale sentenza proponeva appello la RAGIONE_SOCIALE in liquidazione, per mezzo del proprio difensore dottAVV_NOTAIO; la Commissione tributaria regionale della Lombardia, con sentenza n. 252/29/2016, pronunciata il 15 luglio 2015 e depositata in segreteria il 19 gennaio 2016, accoglieva l’impugnazione , riformando parzialmente la sentenza gravata e annullando l’avviso di accertamento impugnato limitatamente al recupero a tassazione dell’importo di € 211.329,36 per imposte anticipate.
In particolare, sulla base della contestazione, da parte della società ricorrente, del rilievo n. 3 dell’avviso di accertamento impugnato, riguardante il riconoscimento dell’indeducibilità RAGIONE_SOCIALE imposte anticipate per € 211.329,36, il giudice di seconde cure ha ritenuto corretta la determinazione dell’accantonamento del fondo rischi in virtù dei principi di ragionevolezza e di prudenza e, quindi, ha ritenuto parimenti corretta la variazione in diminuzione del risultato d’esercizio dell’anno 2006 operata dalla società.
Successivamente, in data 25 febbraio 2016, la società RAGIONE_SOCIALE presentava all’RAGIONE_SOCIALE RAGIONE_SOCIALE RAGIONE_SOCIALE –RAGIONE_SOCIALE RAGIONE_SOCIALE I di RAGIONE_SOCIALE istanza di rimborso di € 155.412,52 sulla base della citata sentenza di secondo grado.
Avverso tale sentenza ha proposto ricorso per cassazione l’ RAGIONE_SOCIALE, sulla base di tre motivi.
AVV_NOTAIO NOME resiste con controricorso, depositando altresì memoria.
RAGIONE_SOCIALE in liquidazione non si è costituita in giudizio.
All’udienz a pubblica del 20 dicembre 2023 il AVV_NOTAIO relatore ha svolto la propria relazione, ed i procuratori RAGIONE_SOCIALE parti hanno rassegnato le conclusioni di cui al verbale in atti.
Il Pubblico Ministero ha concluso per l’accoglimento del ricorso.
MOTIVI DELLA DECISIONE
Il ricorso in esame, come si è detto, è affidato a tre motivi.
1.1. Con il primo motivo di ricorso l’ RAGIONE_SOCIALE eccepisce violazione e/o falsa applicazione dell’art. 81 cod. AVV_NOTAIO civ. e degli artt. 10 e 53 del d.lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, in relazione all’art. 360, primo comma, num. 4), cod. AVV_NOTAIO civ.
Deduce, in particolare, che la RAGIONE_SOCIALE.T.R. avrebbe dovuto dichiarare l’inammissibilità dell’appello in quanto proposto dalla RAGIONE_SOCIALE in liquidazione, cioè da parte di un soggetto che non sarebbe stato parte del giudizio di primo grado, essendo invece stato introdotto dalla RAGIONE_SOCIALE mediante l’impugnazione dell’avviso di accertamento alla stessa notificato.
1.2. Con il secondo motivo di ricorso, l’Ufficio eccepisce violazione e/o falsa applicazione degli artt. 115, 116 e 132, secondo comma, num. 4), cod. AVV_NOTAIO civ., dell’art. 118 disp. att. cod. AVV_NOTAIO civ., dell’art. 36, comma 2 , num. 4) e dell’art. 61 del d.lgs. n. 546/1992, in relazione all’art. 360, primo comma, num. 4), dello stesso codice.
Nello specifico, la sentenza impugnata sarebbe nulla in quanto confermerebbe la sentenza di primo grado attraverso una motivazione che si caratterizzerebbe per la mera enunciazione del c.d. giudizio finale statico, senza l’indicazione né dell’oggetto dell’attività di conoscenza svolta, né dei comportamenti cognitivi assunti, con argomentazione tra l’altro contraddittoria.
1.3. Con il terzo motivo di ricorso, in subordine l’Amministrazione finanziaria eccepisce violazione e/o falsa applicazione dell’art. 53 Cost., degli artt. 2423, 2423 -bis , 2424bis , 2426, 2427, primo comma, num. 3bis ), e 2697 cod. civ., dell’art. 101, comma 1, del d.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, dell’art. 42, comma 1 , della Dir. 78/660/CEE e dell’art. 1, punto 11, della Dir. 2003/51/CE, in relazione all’art. 360, primo comma, num. 3), dello stesso codice.
Secondo l’Ufficio , il principio di chiarezza nella disciplina legale del bilancio di società non sarebbe subordinato a quello della correttezza e di veridicità del bilancio medesimo. Invero, lo stesso sarebbe dotato di autonoma valenza, essendo necessario assicurare la più ampia trasparenza dei dati di bilancio così da permettere sia ai soci che ai terzi di ricavare dalla lettura del bilancio effettivamente tutte le informazioni che la legge impone di fornire loro.
Così argomentando, conclude l’Ufficio , ne deriverebbe che l’eccedenza della svalutazione RAGIONE_SOCIALE immobilizzazioni materiali e degli accantonamenti effettuati nel 2006 risulterebbe dal bilancio relativo al successivo esercizio (2007). Altrimenti considerando, non sarebbe possibile per l’Amministrazione finanziaria valutare in altro modo ‘l’eccesso di prudenza’ effettuato dalla società negli accantonamenti, non potendo addurre a sostegno del proprio operato alcun altro elemento.
2 . Procedendo quindi all’esame dei motivi di ricorso, osserva la Corte quanto segue.
2.1. Il primo motivo è fondato.
Ed invero, la legittimazione a proporre l’impugnazione, o a resistere ad essa, spetta soltanto a chi abbia assunto la veste di
parte nel giudizio nel grado precedente, a prescindere dalla sua correttezza nonché dalla titolarità del rapporto sostanziale, purché sia quella ritenuta dal giudice nella sentenza della cui impugnazione si tratta (Cass. 20 luglio 2020, n. 15356; Cass. 30 maggio 2017, n. 13584; Cass. 2 ottobre 2014, n. 20789). E’ incontroverso, infatti, che la qualità di parte processuale, assunta nel giudizio di primo grado, sia il necessario presupposto formale che legittima attivamente e passivamente all’impugnazione in appello, cioè all’esercizio di diritti processuali, indipendentemente dalla titolarità attiva o passiva del rapporto giuridico sostanziale dedotto in causa, quale conseguenza della struttura del processo di cognizione, che àncora in appello l’oggetto della lite e l’individuazione dei soggetti all’oggetto ed ai soggetti del giudizio di primo grado, per i principi del rispetto del contraddittorio e del doppio grado di giudizio.
Nel caso di specie, è pacifico che il ricorso originario è stato proposto dalla società consolidante RAGIONE_SOCIALE, mentre il ricorso in appello è stato proposto dalla consolidata RAGIONE_SOCIALE liquidazione, che non era parte del giudizio di primo grado e che peraltro non era destinataria dell’avviso di accertamento impugnato.
Ne consegue, pertanto, che la RAGIONE_SOCIALE non era legittimata a proporre l’appello avverso la sentenza di primo grado, ragion per cui l’appello avrebbe dovuto essere dichiarato inammissibile.
Consegue, pertanto, l’accoglimento del ricorso e la cassazione della sentenza impugnata.
Non essendo necessari ulteriori accertamenti in fatto, la causa può essere decisa nel merito, con la declaratoria di inammissibilità dell’appello proposto dalla RAGIONE_SOCIALE in liquidazione avverso la sentenza della C.T.P. di RAGIONE_SOCIALE n. 1995/16/2014 depositata il 25 febbraio 2014.
Gli altri motivi restano assorbiti.
Le spese di giudizio seguono la soccombenza dei controricorrenti, secondo la liquidazione di cui al dispositivo.
P. Q. M.
La Corte accoglie il primo motivo di ricorso, dichiara assorbiti il secondo e terzo motivo, cassa la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, dichiara inammissibile l’appello proposto dalla RAGIONE_SOCIALE in liquidazione.
Condanna i controricorrenti alla rifusione, in favore dell’RAGIONE_SOCIALE, RAGIONE_SOCIALE spese del presente grado di giudizio, che si liquidano in € 7.500,00 per onorari, oltre spese prenotate a debito.
Così deciso in Roma, il 20 dicembre 2023.