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Interposizione fittizia: quando non si applica

La Corte di Cassazione ha stabilito che non si configura l’interposizione fittizia quando una società, posta in liquidazione, cessa la propria attività e una nuova entità, costituita dagli stessi soci, la prosegue. L’Amministrazione Finanziaria contestava l’operazione come elusiva, ma i giudici hanno chiarito che, per aversi interposizione, il soggetto interponente deve essere l’effettivo possessore del reddito. Se l’attività del primo soggetto è terminata, il beneficio fiscale va a vantaggio esclusivo del nuovo soggetto, escludendo l’ipotesi di elusione.

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Pubblicato il 28 gennaio 2026 in Diritto Tributario, Giurisprudenza Tributaria

Interposizione fittizia: quando non si applica se la società cessa l’attività

L’interposizione fittizia è un meccanismo elusivo con cui un contribuente attribuisce formalmente i propri redditi a un altro soggetto per beneficiare di un regime fiscale più vantaggioso. Tuttavia, una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha chiarito un importante limite a questa fattispecie: non è configurabile se la società che si presume interponente ha cessato la propria attività prima della costituzione del nuovo soggetto. Analizziamo insieme i dettagli di questa importante decisione.

I Fatti di Causa

Il caso nasce dall’accertamento fiscale nei confronti di una S.r.l. operante nel settore dell’assistenza domiciliare. L’Amministrazione Finanziaria aveva imputato alla società, per l’anno 2013, ricavi per oltre 310.000 euro, sostenendo che questi fossero stati realizzati attraverso una cooperativa sociale fittiziamente interposta.

Secondo la ricostruzione del Fisco, la S.r.l. era stata posta in liquidazione e, subito dopo, i medesimi soci e dipendenti avevano costituito una cooperativa sociale che continuava la stessa identica attività, utilizzando gli stessi locali, lo stesso logo e servendo gli stessi clienti. L’obiettivo, secondo l’accusa, era quello di sfruttare illegittimamente i vantaggi fiscali previsti per le cooperative sociali.

Il Percorso Giudiziario e i Limiti dell’interposizione fittizia

Sia in primo che in secondo grado, i giudici tributari avevano dato ragione alla società contribuente. La Corte di giustizia tributaria di secondo grado, in particolare, aveva respinto l’appello dell’Agenzia delle Entrate affermando che non si può parlare di interposizione fittizia se l’attività della presunta società interponente è cessata prima della costituzione del nuovo soggetto. In pratica, il beneficio fiscale non andava a vantaggio della vecchia S.r.l. (ormai inattiva), ma della nuova cooperativa.

L’Amministrazione Finanziaria ha quindi proposto ricorso per cassazione, lamentando la violazione dell’art. 37, comma 3, del d.P.R. n. 600/1973, norma cardine in materia, e sostenendo che i giudici di merito non avessero valutato correttamente la serie di indizi che provavano l’operazione elusiva.

Le motivazioni

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la decisione di secondo grado e fornendo una chiara interpretazione dei presupposti dell’interposizione fittizia. I giudici supremi hanno spiegato che, ai sensi dell’art. 37, l’Amministrazione Finanziaria deve dimostrare che il contribuente accertato (in questo caso, la S.r.l. in liquidazione) sia l’effettivo possessore dei redditi formalmente intestati a un altro soggetto (la cooperativa).

Per provare tale possesso, non basta evidenziare una continuità aziendale. È necessario dimostrare un totale asservimento della società interposta a quella interponente, al punto che quest’ultima gestisca le risorse della prima uti dominus, cioè come se ne fosse la vera proprietaria.

Nel caso di specie, gli indizi presentati dal Fisco (stessi soci, stessi dipendenti, stesso logo, ecc.) provavano, in realtà, il contrario: era la nuova cooperativa ad aver sfruttato le risorse e l’avviamento della vecchia società, ormai cessata, per proseguire l’attività sotto una nuova veste giuridica. La S.r.l. in liquidazione, avendo terminato la propria attività imprenditoriale, non poteva in alcun modo essere considerata l'”effettivo possessore” dei redditi prodotti dalla cooperativa. Il beneficio fiscale, quindi, andava a vantaggio esclusivo del nuovo soggetto, legittimamente costituito.

Le conclusioni

La sentenza stabilisce un principio fondamentale: l’interposizione fittizia non si configura per il semplice fatto che una nuova entità prosegua l’attività di una precedente cessata, anche se vi è coincidenza di soci e mezzi. L’elemento cruciale è la prova che il soggetto originario continui a detenere il controllo e il possesso effettivo dei redditi. Se l’attività della prima società è realmente terminata, l’operazione di costituzione di una nuova entità, che prosegue l’attività in modo autonomo, è da considerarsi legittima. Questa decisione offre un importante chiarimento per distinguere tra una legittima riorganizzazione aziendale e un’operazione puramente elusiva.

Quando si configura l’interposizione fittizia secondo la Corte di Cassazione?
Si configura quando viene dimostrato, anche tramite presunzioni gravi, precise e concordanti, che un contribuente è l’effettivo possessore di redditi che appaiono formalmente intestati ad altri soggetti (persone interposte).

È possibile contestare un’interposizione fittizia se la società originaria ha cessato la propria attività?
No. La Corte ha stabilito che se il soggetto presunto interponente ha cessato la propria attività d’impresa, non può configurarsi l’interposizione fittizia, poiché il beneficio fiscale non va a vantaggio di tale soggetto, ma del nuovo ente che ha intrapreso l’attività.

Cosa deve provare l’Amministrazione Finanziaria per dimostrare l’interposizione tra due società?
L’Amministrazione Finanziaria deve provare il totale asservimento della società interposta a quella interponente, dimostrando che quest’ultima è l’effettiva posseditrice dei redditi e dispone delle risorse della prima uti dominus (cioè come se fosse la vera proprietaria).

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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