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Interposizione di persona: la prova del possesso

In un caso di presunta elusione fiscale tramite interposizione di persona in una compravendita immobiliare, la Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale. Non è sufficiente per l’Agenzia delle Entrate dimostrare l’esistenza di uno schema societario volto a spostare un reddito (una plusvalenza) su un soggetto con perdite fiscali pregresse. È necessario che l’amministrazione finanziaria provi, anche tramite presunzioni, che il contribuente originario sia l’effettivo possessore del reddito generato. La sentenza impugnata è stata cassata perché i giudici di merito non avevano accertato questo elemento cruciale, ovvero la disponibilità del profitto in capo alla società cedente.

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Pubblicato il 17 febbraio 2026 in Diritto Tributario, Giurisprudenza Tributaria

Interposizione di Persona: la Cassazione Fissa i Limiti alla Prova del Fisco

L’interposizione di persona è una delle strategie più complesse e contestate nell’ambito del diritto tributario, spesso al centro di accertamenti fiscali volti a contrastare l’elusione. Con una recente sentenza, la Corte di Cassazione è intervenuta per chiarire i confini dell’onere probatorio a carico dell’Amministrazione Finanziaria, stabilendo che non basta ipotizzare uno schema elusivo, ma occorre dimostrare chi sia l’effettivo possessore del reddito. Analizziamo questa importante decisione.

I Fatti del Caso: Cessione Immobiliare Sospetta

Il caso trae origine da un avviso di accertamento notificato a una società per maggiori imposte (IRAP, IVA e IRES) relative all’anno 2007. L’operazione contestata dall’Agenzia delle Entrate riguardava una cessione di un’area edificabile.

Una prima società, parte di un gruppo, aveva venduto il terreno a un’altra società dello stesso gruppo a un prezzo ritenuto inferiore a quello di mercato. La particolarità era che la società acquirente aveva accumulato ingenti perdite fiscali negli anni precedenti. Successivamente, la nuda proprietà dello stesso immobile veniva rivenduta dall’acquirente a una terza società, sempre del medesimo gruppo, a un prezzo notevolmente superiore, generando una cospicua plusvalenza.

La Tesi dell’Agenzia delle Entrate

Secondo il Fisco, l’operazione era costruita ad arte. La seconda società era stata utilizzata come mero veicolo, un’entità interposta, con l’unico scopo di far emergere la plusvalenza sulla sua contabilità anziché su quella della venditrice originaria. In questo modo, il gruppo societario poteva azzerare l’imponibile di tale plusvalenza, compensandolo con le perdite pregresse della società interposta. L’accertamento, quindi, imputava il reddito direttamente alla prima società, considerandola l’effettiva beneficiaria dell’operazione.

La Prova dell’Interposizione di Persona secondo la Cassazione

Dopo un iter giudiziario che ha visto decisioni contrastanti nei primi due gradi di giudizio, la questione è approdata in Cassazione. La società ricorrente ha lamentato, tra i vari motivi, l’errata applicazione della norma sull’interposizione di persona (art. 37, comma 3, D.P.R. 600/1973).

La Corte Suprema ha accolto questo motivo, ritenendolo fondato. I giudici hanno chiarito che, per poter imputare a un contribuente i redditi di cui appaiono titolari altri soggetti, non è sufficiente dimostrare l’esistenza di uno schema artificioso. La norma richiede una prova specifica: la dimostrazione che il contribuente accertato sia l’effettivo possessore del reddito per interposta persona.

Le Motivazioni

La Corte ha sottolineato che il fulcro della disciplina antielusiva sull’interposizione non risiede nella natura fittizia o reale dello schema, ma nella prova del possesso del reddito. L’Ufficio deve dimostrare, anche attraverso presunzioni gravi, precise e concordanti, che l’interponente (la società venditrice originaria) abbia la disponibilità delle risorse economiche dell’interposto, come se ne fosse il proprietario (uti dominus).

Nel caso di specie, i giudici di merito si erano limitati a valorizzare gli indizi relativi alla struttura dell’operazione (appartenenza al gruppo, presenza di perdite, differenza di prezzo), senza però compiere il passo successivo e decisivo: accertare se il profitto realizzato dalla società interposta fosse in qualche modo rientrato nella disponibilità della prima cedente. Questa omissione ha reso la decisione di secondo grado viziata, poiché mancava l’accertamento sull’elemento costitutivo della fattispecie previsto dalla legge: il possesso effettivo del reddito altrui.

Conclusioni

Questa sentenza rappresenta un punto fermo a tutela del contribuente. Per l’Amministrazione Finanziaria, la strada per contestare un’operazione di interposizione di persona si fa più rigorosa. Non è più sufficiente basarsi su indizi che suggeriscono un’anomalia economica o uno schema societario ingegnoso. È indispensabile fornire elementi probatori, anche presuntivi, che dimostrino un legame concreto tra il reddito formalmente prodotto dall’entità interposta e il controllo effettivo esercitato dal soggetto interponente. In altre parole, il Fisco deve rispondere alla domanda: chi ha veramente incassato e controllato i soldi?

Che cos’è l’interposizione di persona in ambito fiscale?
È una situazione in cui un soggetto (l’interposto) risulta formalmente titolare di un reddito, ma il reale beneficiario e possessore è un altro soggetto (l’interponente). Secondo la sentenza, il reddito viene imputato all’interponente solo se viene provato il suo effettivo possesso.

Per contestare un’interposizione, basta dimostrare che l’operazione è antieconomica?
No. La Corte di Cassazione chiarisce che la prova di uno schema antieconomico o artificioso non è sufficiente. L’elemento cruciale che l’amministrazione finanziaria deve dimostrare è che il soggetto interponente abbia conseguito il possesso effettivo del reddito generato dall’operazione.

Quale prova specifica deve fornire il Fisco per vincere una causa di interposizione?
Il Fisco deve fornire la prova, anche tramite presunzioni gravi, precise e concordanti, che il contribuente (interponente) è l'”effettivo possessore” del reddito formalmente intestato a un altro soggetto. Ciò significa dimostrare che l’interponente dispone delle risorse dell’interposto come se ne fosse il proprietario (uti dominus), ad esempio provando che il reddito è stato a lui retrocesso.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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