Ordinanza di Cassazione Civile Sez. 5 Num. 23335 Anno 2024
Civile Ord. Sez. 5 Num. 23335 Anno 2024
Presidente: COGNOME NOME
Relatore: COGNOME NOME
Data pubblicazione: 29/08/2024
ORDINANZA
sul ricorso iscritto al n. 3291/2020 R.G. proposto da:
RAGIONE_SOCIALE, in persona del Direttore pro tempore , con sede in Roma, INDIRIZZO, rappresentata e difesa dall’RAGIONE_SOCIALE, con domicilio legale in Roma, INDIRIZZO, presso l’RAGIONE_SOCIALE.
-ricorrente – contro
COGNOME NOME , rappresentato e difeso dall’AVV_NOTAIO , con domicilio digitale eletto all’indirizzo PEC: EMAIL
-controricorrente –
Avverso la sentenza della COMM.TRIB.REG. ABRUZZO -SEZIONE STACCATA DI PESCARA n. 577/06/2019, depositata in data 14 giugno 2019.
Udita la relazione svolta nella camera di consiglio del 5 giugno 2024 dal AVV_NOTAIO NOME COGNOME.
Rilevato che:
Con avviso di accertamento n. NUMERO_DOCUMENTO l’RAGIONE_SOCIALE -rettificava la
Avv. Acc. IRPEF 2013
dichiarazione reddituale presentata da NOME COGNOME con riferimento all’anno d’imposta 2013, escludendo la natura di indennità di trasferta alle somme (per complessivi € 7.800,47) da quest’ultimo percepite quale dipendente del RAGIONE_SOCIALE; le somme venivano ricomprese nel reddito di lavoro dipendente e, come tale, assoggettate ad IRPEF.
Avverso l’avviso di accertamento il contribuente proponeva ricorso dinanzi alla C.t.p. di RAGIONE_SOCIALE; si costituiva in giudizio anche l’Ufficio , contestando i motivi di ricorso e chiedendo la conferma del proprio operato.
La C.t.p., con sentenza n. 524/02/2018, accoglieva integralmente il ricorso del contribuente.
Contro tale decisione proponeva appello l’RAGIONE_SOCIALE dinanzi alla C.t.r. dell’Abruzzo ; si costituiva anche il contribuente, chiedendo la conferma di quanto statuito in primo grado.
Con sentenza n. 577/06/2019, depositata in data 14 giugno 201 9, la C.t.r. adita rigettava il gravame dell’Ufficio, confermando in toto la sentenza di primo grado.
Avverso la sentenza della C.t.r. dell’Abruzzo, l’RAGIONE_SOCIALE ha proposto ricorso per cassazione affidato ad un solo motivo.
Il contribuente ha resistito con controricorso.
La causa è stata trattata nella camera di consiglio del 5 giugno 2024.
Considerato che:
Con l’unico motivo di ricorso, così rubricato: «Violazione e falsa applicazione degli artt. 51, comma quinto, d.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917 e 2697 cod. civ. in relazione all’art. 360, primo comma, n. 3, cod. proc. civ.» l’Ufficio lamenta l’ error in iudicando nella parte in cui, nella sentenza impugnata , la C.t.r. ha confermato la spettanza della tassazione prevista dalla normativa in oggetto, nonostante gli elementi di fatto e diritto addotti
dall’ufficio e la mancata prova di controparte circa l’effettività RAGIONE_SOCIALE trasferte.
Il motivo di ricorso proposto è inammissibile.
La C.t.r., con una motivazione corretta ed immune da vizi disciplinari e della quale è palesato l’iter logico -giuridico sottostante, ha ritenuto che dalla documentazione prodotta dal contribuente è risultato che lo stesso aveva effettivamente espletato le trasferte per le quali il datore di lavoro -ossia il RAGIONE_SOCIALE – ha applicato la tassazione ai fini IRPEF soltanto per la parte eccedente l’importo di Euro 46,48 per ciascuna giornata, così come previsto dall’art. 51, comma 5, prima parte, del d.P.R. n. 917 del 1986 (TUIR). La norma prevede che ‘ Le indennità percepite per le trasferte o le missioni fuori del territorio comunale concorrono a formare il reddito per la parte eccedente lire 90.000 al giorno , elevate a lire 150.000 per le trasferte all’estero, al netto RAGIONE_SOCIALE spese di viaggio e di trasporto ‘ . All’uopo, il contribuente aveva prodotto le copie RAGIONE_SOCIALE note spese, RAGIONE_SOCIALE buste paga e della lettera d’incarico per le trasferte, in sede di verifica fiscale da cui si desume incontrovertibilmente l’effettuazione RAGIONE_SOCIALE predette trasferte.
2.1. La complessiva censura si risolve, quindi, nella sollecitazione ad effettuare una nuova valutazione di risultanze di fatto come emerse nel corso dei precedenti gradi del procedimento, cosi mostrando di anelare ad una surrettizia trasformazione del giudizio di legittimità in un nuovo, non consentito giudizio di merito, nel quale ridiscutere tanto il contenuto di fatti e vicende processuali, quanto ancora gli apprezzamenti espressi dal giudice di appello non condivisi e per ciò solo censurati al fine di ottenerne la sostituzione con altri più consone ai propri desiderata, quasi che nuove istanze di fungibilità nella ricostruzione dei fatti di causa potessero ancora legittimamente porsi dinanzi al giudice di legittimità.
2.2. Si è più volte sottolineato, come compito della Corte di cassazione non è quello di condividere o non condividere la ricostruzione dei fatti contenuta nella decisione impugnata, né quello di procedere ad una rilettura degli elementi di fatto posti a fondamento della decisione, al fine di sovrapporre la propria valutazione RAGIONE_SOCIALE prove a quella compiuta dai giudici del merito (Cass. 12/02/2008, n. 3267), dovendo invece la Corte di legittimità limitarsi a controllare se costoro abbiano dato conto RAGIONE_SOCIALE ragioni della loro decisione e se il ragionamento probatorio, da essi reso manifesto nella motivazione del provvedimento impugnato, si sia mantenuto entro i limiti del ragionevole e del plausibile; ciò che nel caso di specie è dato riscontrare. La valutazione RAGIONE_SOCIALE prove più idonee a sorreggere la motivazione involgono apprezzamenti di fatto riservati al giudice di merito, il quale è libero di formare il suo convincimento utilizzando gli elementi che ritenga più attendibili, senza essere tenuto ad un’esplicita confutazione degli altri elementi probatori non accolti, anche se allegati dalle parti, essendo limitato il controllo del giudice della legittimità alla sola congruenza della decisione dal punto di vista dei principi di diritto che regolano la prova.
2.3 Il motivo è inammissibile anche perché non censura l’ulteriore ratio decidendi relativa alla questione, posta dall’amministrazione nell’atto di appello, dell’applicabilità al caso di specie del disposto di cui al comma 6 del citato art. 51, ovvero della disposizione relativa ai cosiddetti “trasfertisti”, che prevede che ‘ Le indennità e le maggiorazioni di retribuzione spettanti ai lavoratori tenuti per contratto all’espletamento RAGIONE_SOCIALE attività lavorative in luoghi sempre variabili e diversi, anche se corrisposte con carattere di continuità, concorrono a formare il reddito nella misura del 50 per cento del loro ammontare ‘. Su tale questione la C.t.r. ha ritenuto che trattavasi di questione nuova, mai dedotta in precedenza, né nell’atto impositivo né nelle controdeduzioni di primo grado, e
quindi il suo esame era precluso, anche dal difetto di interesse dell’amministrazione finanziaria, atteso che l’applicazione del comma 6 del citato art. 51 TUIR avrebbe consentito al contribuente di ottenere una riduzione d’imposta (50 per cento dell’ammontare RAGIONE_SOCIALE indennità percepite) maggiore rispetto a quella prevista dal comma 5 della medesima disposizione.
Tale ulteriore rationes decidendi non è stata impugnata.
In conclusione, il ricorso è inammissibile.
Le spese seguono il criterio della soccombenza e sono liquidate in dispositivo.
Rilevato che risulta soccombente parte ammessa alla prenotazione a debito del contributo unificato per essere amministrazione pubblica difesa dall’RAGIONE_SOCIALE RAGIONE_SOCIALE, non si applica l’art. 13, comma 1quater , d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115.
PQM
La Corte dichiara inammissibile il ricorso.
Condanna la ricorrente alla rifusione RAGIONE_SOCIALE spese di lite che liquida in € 2.300,00, oltre ad € 200,00 per esborsi, rimborso forfettario nella misura del 15 % oltre ad IVA e c.p.a. come per legge.
Così deciso in Roma il 5 giugno 2024