Ordinanza di Cassazione Civile Sez. 5 Num. 29568 Anno 2023
Civile Ord. Sez. 5 Num. 29568 Anno 2023
Presidente: COGNOME NOME
Relatore: COGNOME NOME
Data pubblicazione: 25/10/2023
ORDINANZA
sul ricorso iscritto al n. 25296/2022 R.G. proposto da: RAGIONE_SOCIALE., in persona del legale rapp.nte, rappresentato e difeso in giudizio dall’AVV_NOTAIO, come da procura in atti, dom.to in Roma, INDIRIZZO, presso la Cancelleria della Corte di Cassazione;
– parte ricorrente –
contro
RAGIONE_SOCIALE di RAGIONE_SOCIALE (BG), in persona del Sindaco e legale rapp.nte pro tempore;
– parte intimata –
e contro
RAGIONE_SOCIALE, in persona del legale rapp.nte;
-parte intimata –
Ricorso avverso sentenza Commissione Tributaria Regionale Lombardia n. 1021/22 del 17.3.2022;
Udita la relazione svolta nella camera di consiglio del 18 ottobre 2023 dal Consigliere NOME COGNOME;
Osservato che:
§ 1. RAGIONE_SOCIALE ha proposto un motivo di ricorso per la cassazione della sentenza in epigrafe indicata, con la quale la commissione tributaria regionale -nella mancata costituzione in giudizio del RAGIONE_SOCIALE e di RAGIONE_SOCIALE -ha dichiarato inammissibile l’appello da essa proposto avverso la sentenza con la quale la Commissione Tributaria Provinciale aveva ritenuto legittimi vari avvisi di accertamento per Imu e Tasi 2013-2016.
La commissione tributaria regionale, in particolare, ha osservato che:
-nel primo grado, RAGIONE_SOCIALE non si era costituita in giudizio nell’osservanza del termine di cui agli artt. 23 e 32 d.lgs. n. 546/92 (udienza discussione 18.6.2018, costituzione del 15.6.2018);
-l’appello di NOME era inammissibile, sia perché comprovatamente notificato solo al RAGIONE_SOCIALE di RAGIONE_SOCIALE, non anche ad RAGIONE_SOCIALE, sia perché privo di attestazione di conformità tra atto depositato ed atto notificato, da ritenersi necessaria in caso di contumacia della parte appellata (evenienza, questa, che precludeva al giudice il riscontro di effettiva conformità).
Nessuna attività difensiva è stata in questa sede posta in essere dalle parti intimate.
§ 2. Con l’unico motivo di ricorso NOME lamenta la nullità della sentenza in base alla seguente testuale censura (ric. lett.e): ‘ appare evidente come nella insussistente motivazione della sentenza della Commissione Tributaria della Lombardia, sezione 9, non si rilevi alcuna motivazione giuridica della violazione delle previsioni del D.lgs. 546/1992, in quanto la mancata costituzione del resistente, entro i termini di legge, comporta, similmente a quanto previsto nel processo civile dall’art.167 c 2 cpc, la decadenza dalla possibilità di proporre
eccezioni non rilevabili d’ufficio (Cass.11943/2016, Cass. 6437/2015, Cass. 2925/2010, Cass. 18962/2005, Cass. 7329/2003) e (CTR Lazio 2155/2017, CTP Caltanissetta 424/2014). La conferma del suddetto indirizzo è offerta dal terzo comma del già citato art. 23 del D.lgs 546/1992 secondo cui ‘..nelle controdeduzioni la parte resistente espone le sue difese prendendo posizione sui motivi dedotti dal ricorrente e indica le prove di cui intende valersi, proponendo altresì le eccezioni processuali e di merito che non siano rilevabili d’ufficio e instando, se del caso, per la chiamata di terzi in causa ‘ .
§ 3. Con provvedimento comunicato il 3.4.2023 il consigliere delegato ha formulato proposta di definizione accelerata del ricorso ex art. 380 bis cod.proc.civ. (inammissibilità), osservando che la doglianza della ricorrente non attingeva la ratio decidendi , stante la rilevabilità d’ufficio, nel caso di contumacia della parte appellata (come nella specie) della difformità tra atto di appello depositato ed atto di appello notificato (Cass.nn.4615/08, 1174/10, 6677/17, 11271/22).
§ 4. Con istanza depositata il 12.5.2023, corredata di nuova procura speciale in pari data, la ricorrente ha chiesto la decisione del ricorso nel merito, anche a valere quale rinuncia alla proposta di definizione accelerata così formulata.
§ 5. Il ricorso è inammissibile.
La doglianza di legittimità, come su riportata, non richiama una specifica ipotesi di censura ex art. 360 co. 1^ cod.proc.civ. e, comunque, nel suo contenuto sostanziale verte esclusivamente sull’affermata violazione, da parte della Commissione Tributaria Regionale, degli artt.23 e 32 d.lgs. n. 546/92, avendo essa omesso di trarre le dovute conseguenze processuali (preclusione alla deduzione di eccezioni non rilevabili d’ufficio) dalla (pur rilevata) tardiva costituzione nel giudizio di primo grado di RAGIONE_SOCIALE RAGIONE_SOCIALE.
Sennonchè, tale doglianza:
-non esplicita quali eccezioni non rilevabili d’ufficio la parte tardivamente costituitasi avrebbe dedotto e sarebbero poi state poste a fondamento della decisione appellata;
-non indica se e con quali modalità processuali l’errore asseritamente così commesso dai primi giudici venne dedotto in sede di gravame avanti alla Commissione Tributaria Regionale;
-non coglie il dato essenziale di causa per cui la pronuncia di inammissibilità dell’appello non è discesa dalla affermata violazione di siffatta preclusione (posto che la Commissione Tributaria Regionale riferisce in effetti della tardiva costituzione di RAGIONE_SOCIALE RAGIONE_SOCIALE in primo grado, ma solo nello svolgimento del processo e senza trarne alcuna conseguenza decisoria sull’ap pello) bensì dalla, tutt’affatto diversa, ragione della mancata prova della notificazione dell’appello a quest’ultima controparte e della mancata attestazione di conformità ex art. 53 d.lgs. n. 546/92, ritenuta necessaria in caso di contumacia della parte intimata;
-conseguentemente, essa non si sofferma in alcun modo (specificamente contestandola) su questa articolata ragione di inammissibilità dell’appello, ragione peraltro del tutto fondata, atteso che: ‘ in tema di contenzioso tributario, l’art. 22, comma 3, del d.lgs. n. 546 del 1992 – richiamato, per il giudizio d’appello, dal successivo art. 53 – va interpretato nel senso che costituisce causa di inammissibilità del ricorso o dell’appello non la mancanza di attestazione, da parte del ricorrente, della conformità tra l’atto depositato e quello notificato ma solo la loro effettiva difformità, accertabile d’ufficio in caso di omissione dell’attestazione. Tuttavia, se la controparte è rimasta contumace, la mancata attestazione della conformità costituisce, di per sé, causa di inammissibilità, non essendo questa onerata dell’accesso presso la segreteria della commissione tributaria per verificare l’eventuale difformità tra l’atto a lei notificato e quello depositato, trattandosi di attività
difensiva che presuppone, comunque, già sorto un interesse concreto a contraddire ‘ ( Cass.n.11271/22 cit.).
§ 6. Ne segue la dichiarazione di inammissibilità del ricorso, conformemente alla proposta di definizione accelerata.
Stante la mancata partecipazione al giudizio delle parti intimate, non si fa luogo a pronuncia sulle spese, dovendosi invece provvedere, ex artt. 380 bis e 96 4^ co. cod.proc.civ., alla condanna della parte ricorrente al pagamento, in favore della Cassa delle ammende, di una somma non inferiore ad euro 500 e non superiore ad euro 5.000, come liquidata in dispositivo.
PQM
La Corte
-dichiara inammissibile il ricorso;
-v.ti gli artt. 380 bis e 96, 4^co., cod.proc.civ.;
-condanna parte ricorrente al pagamento, in favore della Cassa delle ammende, della somma di euro 2500,00;
-v.to l’art. 13, comma 1 quater, D.P.R. n. 115 del 2002, come modificato dalla L. n. 228 del 2012;
-dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, a carico della parte ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello previsto per il ricorso principale, a norma del comma 1 bis dello stesso art.13, se dovuto.
Così deciso nella camera di consiglio della Sezione Tributaria in