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Improcedibilità ricorso: deposito tardivo e prova

Una società agricola ha presentato ricorso per cassazione contro una sentenza della Commissione tributaria regionale. Tuttavia, il ricorso è stato depositato oltre il termine di venti giorni dalla notifica. La società ha richiesto la rimessione in termini, adducendo come causa l’emergenza Covid-19, ma non ha fornito alcuna prova a sostegno della sua tesi. La Corte di Cassazione ha dichiarato l’improcedibilità del ricorso, sottolineando che l’onere di dimostrare la causa non imputabile del ritardo spetta interamente al ricorrente. La mancata prova rende la richiesta di rimessione in termini infondata e il ricorso inammissibile.

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Pubblicato il 25 gennaio 2026 in Diritto Tributario, Giurisprudenza Tributaria

Improcedibilità del Ricorso: L’Onere della Prova è del Ricorrente

Nel processo civile e tributario, il rispetto dei termini è un pilastro fondamentale. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ribadisce un principio cruciale: la parte che deposita tardivamente un atto e chiede di essere riammessa nei termini ha l’onere di provare, in modo rigoroso, che il ritardo è dovuto a una causa non imputabile. La semplice affermazione, anche se plausibile come l’emergenza Covid, non basta a evitare la severa sanzione dell’improcedibilità del ricorso.

I Fatti di Causa

Una società agricola si vedeva recapitare un avviso di accertamento per Ires e Irap relativo all’anno d’imposta 2007. Dopo aver perso nei primi due gradi di giudizio, la società decideva di presentare ricorso per cassazione. L’atto veniva regolarmente notificato all’Agenzia delle Entrate tra il 24 e il 25 febbraio 2020. Tuttavia, il deposito dell’originale del ricorso in cancelleria, che secondo l’art. 369 c.p.c. deve avvenire entro venti giorni dall’ultima notifica, veniva effettuato solo il 12 giugno 2020, ben oltre il termine previsto.

La Questione Giuridica: Deposito Tardivo e Richiesta di Rimessione

Di fronte all’evidente tardività, la società ricorrente presentava un’istanza di rimessione in termini. La difesa sosteneva che il ritardo fosse attribuibile esclusivamente all’emergenza sanitaria da Covid-19 e alle conseguenti difficoltà operative dell’ufficio notifiche (UNEP) di Roma. In particolare, si affermava che il ritiro dell’atto notificato, necessario per il deposito, era stato possibile solo in data 8 giugno 2020. La difesa si riservava di produrre una certificazione dell’UNEP a conferma di tale circostanza. Si trattava quindi di stabilire se queste allegazioni, in assenza di prove concrete, fossero sufficienti a giustificare il mancato rispetto del termine perentorio e a scongiurare l’improcedibilità del ricorso.

Le Motivazioni della Cassazione sull’Improcedibilità del Ricorso

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza in esame, ha respinto l’istanza e dichiarato l’improcedibilità del ricorso. Il ragionamento dei giudici è lineare e rigoroso. In primo luogo, la Corte sottolinea che il tardivo deposito del ricorso comporta l’improcedibilità, rilevabile anche d’ufficio, indipendentemente dal fatto che la controparte abbia sollevato o meno l’eccezione. La possibilità di salvezza è legata all’istituto della rimessione in termini, previsto dall’art. 153, secondo comma, c.p.c. Questo strumento, però, non è una concessione automatica. La parte che lo invoca deve dimostrare che la decadenza è avvenuta per una causa ad essa non imputabile. Nel caso di specie, l’assunto della società ricorrente circa l’indisponibilità dell’atto fino all’8 giugno 2020 è rimasto “privo di alcuna prova”. La certificazione dell’UNEP, che era stata promessa a sostegno dell’istanza, non è mai stata depositata. La Corte evidenzia che la semplice affermazione di un impedimento non è sufficiente. È necessario fornire un supporto probatorio concreto che dimostri l’impossibilità oggettiva di rispettare il termine. Senza tale prova, l’istanza è infondata e l’improcedibilità del ricorso diventa inevitabile. Gli Ermellini aggiungono che, anche prendendo per buona un’altra data indicata dalla difesa (22 maggio 2020), il deposito sarebbe risultato comunque tardivo.

Conclusioni

Questa pronuncia offre un’importante lezione pratica: nel processo, le affermazioni devono essere sempre supportate da prove. Quando si invoca la rimessione in termini, l’onere della prova grava interamente sulla parte che ha commesso l’errore procedurale. Non basta addurre una causa astrattamente plausibile, come un’emergenza sanitaria nazionale, ma occorre dimostrare concretamente in che modo quella causa ha impedito il compimento dell’atto nei termini di legge. La mancanza di tale prova porta direttamente alla declaratoria di improcedibilità, chiudendo definitivamente le porte a qualsiasi esame del merito della controversia e condannando il ricorrente al pagamento delle spese di lite.

Cosa succede se il ricorso per cassazione viene depositato in ritardo?
Secondo l’art. 369 c.p.c., il deposito tardivo del ricorso oltre il termine di venti giorni dall’ultima notificazione comporta l’improcedibilità del ricorso stesso. Si tratta di una sanzione processuale che impedisce l’esame nel merito della controversia.

È possibile ottenere una proroga del termine di deposito se il ritardo è dovuto a cause di forza maggiore come l’emergenza Covid-19?
Sì, è possibile chiedere la ‘rimessione in termini’. Tuttavia, la parte ricorrente ha l’onere di dimostrare in modo inequivocabile che il ritardo è stato causato da un evento non imputabile. La semplice invocazione dell’emergenza sanitaria, senza fornire prove concrete dell’impedimento specifico (come una certificazione dell’ufficio giudiziario), non è sufficiente a giustificare il ritardo.

Chi deve provare che il ritardo nel deposito non è colpa del ricorrente?
L’onere della prova grava interamente sulla parte che chiede la rimessione in termini. Come stabilito dalla Corte nell’ordinanza, l’assunto dell’indisponibilità dell’atto deve essere supportato da prove concrete. In assenza di tali prove, l’istanza viene respinta e il ricorso dichiarato improcedibile.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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