LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Imposta scommesse: legittima per operatori esteri

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 17914/2024, ha rigettato il ricorso di una società di scommesse estera, confermando la legittimità dell’applicazione dell’imposta scommesse anche agli operatori non titolari di concessione in Italia. La Corte ha stabilito che la normativa italiana non viola i principi UE di non discriminazione e libera prestazione dei servizi, poiché l’imposta si applica a chiunque raccolga scommesse sul territorio nazionale. È stata inoltre confermata la responsabilità solidale tra il bookmaker estero e l’intermediario locale (CTD) e l’irrilevanza della mancata traduzione degli avvisi di accertamento.

Prenota un appuntamento

Per una consulenza legale o per valutare una possibile strategia difensiva prenota un appuntamento.

La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)
Pubblicato il 30 novembre 2025 in Diritto Tributario, Giurisprudenza Tributaria

Imposta Scommesse: Legittima per Operatori Esteri senza Concessione

L’ordinanza n. 17914/2024 della Corte di Cassazione chiarisce un punto fondamentale nel settore del gioco: l’imposta scommesse italiana è pienamente legittima anche per i bookmaker esteri che operano sul territorio nazionale tramite intermediari, pur essendo privi di una concessione statale. Questa decisione consolida un orientamento giurisprudenziale ormai stabile, allineato sia alla Corte Costituzionale sia alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea.

I Fatti di Causa

Il caso trae origine da tre avvisi di accertamento emessi dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli per gli anni 2012, 2013 e 2014. I destinatari erano una nota società di scommesse con sede a Malta e un Centro Trasmissione Dati (CTD) italiano, ritenuti coobbligati, ovvero solidalmente responsabili, per il pagamento dell’imposta unica sulle scommesse.

La Commissione Tributaria Regionale aveva dato ragione all’Agenzia, ritenendo dovuta l’imposta. La società estera ha quindi presentato ricorso in Cassazione, sollevando diverse questioni relative alla compatibilità della normativa italiana con il diritto dell’Unione Europea.

L’Imposta Scommesse e i Motivi del Ricorso

La società ricorrente basava le sue difese su diversi punti, sostenendo principalmente che la normativa italiana sull’imposta scommesse fosse discriminatoria e contraria al principio di libera prestazione dei servizi sancito dall’art. 56 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea (TFUE). Secondo la società, assoggettare a imposta un operatore estero senza concessione creava un ostacolo ingiustificato al mercato unico.

Altri motivi di ricorso includevano:

* La violazione del diritto di difesa, poiché gli avvisi di accertamento non erano stati tradotti in lingua inglese.
* L’errata individuazione del presupposto territoriale e soggettivo dell’imposta.
* Il rischio di una doppia imposizione, essendo già soggetta a una “Gaming tax” a Malta.
* La presunta violazione della direttiva europea sull’IVA, che vieta l’introduzione di imposte sul volume d’affari.

La società chiedeva, inoltre, un nuovo rinvio pregiudiziale alla Corte di Giustizia UE per un’ulteriore interpretazione delle norme comunitarie.

Le Motivazioni della Corte di Cassazione

La Corte di Cassazione ha rigettato integralmente il ricorso, ritenendo tutti i motivi infondati. I giudici hanno basato la loro decisione su principi ormai consolidati nella giurisprudenza nazionale ed europea.

Il punto centrale della motivazione risiede nel richiamo a precedenti sentenze chiave: la sentenza n. 27/2018 della Corte Costituzionale e la sentenza della Corte di Giustizia UE nella causa C-788/18 (che vedeva coinvolta la stessa società ricorrente). Entrambe le corti avevano già stabilito che la normativa italiana non è discriminatoria. L’imposta scommesse si applica a chiunque gestisca la raccolta di scommesse sul territorio italiano, indipendentemente dal fatto che sia un operatore nazionale con concessione o un operatore estero che agisce tramite una rete di CTD. Il presupposto impositivo è l’attività di raccolta svolta in Italia, non la sede legale dell’operatore.

La Corte ha specificato che:

1. Nessuna discriminazione: La legge italiana non crea alcuna disparità di trattamento. L’imposta colpisce l’attività economica svolta in Italia, rendendo irrilevante la nazionalità dell’operatore o il possesso di una concessione. L’obiettivo è tassare il gioco che avviene sul territorio nazionale per tutelare l’ordine pubblico, i consumatori e il gettito fiscale.
2. Responsabilità solidale: Il modello che prevede la responsabilità solidale tra il bookmaker estero e il CTD italiano è legittimo. Il CTD è parte integrante della filiera di raccolta e gestione delle scommesse e partecipa alla realizzazione del presupposto impositivo.
3. Irrilevanza della lingua: Non esiste alcuna norma che obblighi a tradurre gli atti impositivi. La società, operando in Italia, ha dimostrato di aver compreso perfettamente il contenuto degli avvisi, avendo articolato difese complesse in ogni grado di giudizio.
4. Inapplicabilità della Direttiva IVA: L’imposta unica sulle scommesse non ha le caratteristiche di un’imposta sul volume d’affari come l’IVA. Si tratta di un tributo speciale, la cui coesistenza con l’IVA è permessa dal diritto europeo.

Infine, la Corte ha escluso la necessità di un nuovo rinvio alla Corte di Giustizia UE, poiché la questione è stata già ampiamente chiarita in passato (“acte éclairé”).

Le Conclusioni

Con questa ordinanza, la Corte di Cassazione ribadisce con fermezza un principio cruciale: chiunque offra servizi di scommesse sul mercato italiano è soggetto alla normativa fiscale nazionale, inclusa l’imposta scommesse. La libera prestazione di servizi all’interno dell’UE non significa poter operare in un vuoto normativo o fiscale. La decisione rafforza la posizione dell’amministrazione finanziaria nella lotta all’evasione nel settore del gioco e conferma che il modello normativo italiano, che prevede la responsabilità solidale tra bookmaker e intermediari, è pienamente compatibile con i principi fondamentali dell’Unione Europea.

Un operatore di scommesse estero, senza concessione italiana, deve pagare l’imposta unica sulle scommesse in Italia?
Sì. La Corte di Cassazione ha confermato che l’imposta è dovuta da chiunque gestisca la raccolta di scommesse sul territorio italiano, indipendentemente dalla sede legale dell’operatore o dal possesso di una concessione statale. Il presupposto è l’esercizio dell’attività in Italia.

La mancata traduzione di un avviso di accertamento in inglese lo rende nullo se il destinatario è una società estera?
No. Secondo la Corte, non esiste alcun obbligo di traduzione. Se la società destinataria dimostra di aver compreso l’atto, ad esempio presentando un ricorso dettagliato, non vi è alcuna lesione del diritto di difesa.

La normativa italiana sull’imposta scommesse è discriminatoria nei confronti degli operatori esteri secondo il diritto UE?
No. La Corte di Cassazione, in linea con la Corte di Giustizia UE, ha stabilito che la normativa non è discriminatoria perché si applica a tutti gli operatori, nazionali ed esteri, che raccolgono scommesse in Italia. Non crea quindi ostacoli ingiustificati alla libera prestazione dei servizi.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

Desideri approfondire l'argomento ed avere una consulenza legale?

Prenota un appuntamento. La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza / conference call e si svolge in tre fasi.

Prima dell'appuntamento: analisi del caso prospettato. Si tratta della fase più delicata, perché dalla esatta comprensione del caso sottoposto dipendono il corretto inquadramento giuridico dello stesso, la ricerca del materiale e la soluzione finale.

Durante l’appuntamento: disponibilità all’ascolto e capacità a tenere distinti i dati essenziali del caso dalle componenti psicologiche ed emozionali.

Al termine dell’appuntamento: ti verranno forniti gli elementi di valutazione necessari e i suggerimenti opportuni al fine di porre in essere azioni consapevoli a seguito di un apprezzamento riflessivo di rischi e vantaggi. Il contenuto della prestazione di consulenza stragiudiziale comprende, difatti, il preciso dovere di informare compiutamente il cliente di ogni rischio di causa. A detto obbligo di informazione, si accompagnano specifici doveri di dissuasione e di sollecitazione.

Il costo della consulenza legale è di € 150,00.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)

Articoli correlati