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Imposta fondi immobiliari: no disapplicazione per contrasto UE

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di alcune società di investimento che chiedevano il rimborso dell’imposta sostitutiva sui fondi immobiliari, introdotta nel 2010. La Corte ha stabilito che la norma non contrasta con il diritto dell’Unione Europea, non potendo essere disapplicata dal giudice nazionale, e ha giudicato manifestamente infondate le questioni di legittimità costituzionale, confermando la validità del prelievo fiscale transitorio.

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Pubblicato il 29 novembre 2025 in Diritto Tributario, Giurisprudenza Tributaria

Imposta Fondi Immobiliari: La Cassazione Conferma la Legittimità

Con la sentenza n. 17532 del 2024, la Corte di Cassazione è tornata a pronunciarsi sulla legittimità della imposta fondi immobiliari, specificamente l’imposta sostitutiva introdotta dall’art. 32 del D.L. n. 78/2010. La pronuncia chiarisce importanti principi sul rapporto tra normativa fiscale interna, diritto dell’Unione Europea e Costituzione, respingendo le richieste di rimborso avanzate da alcune società di investimento. Analizziamo i dettagli di questa importante decisione.

I fatti del caso: la richiesta di rimborso

Alcune società di investimento avevano versato l’imposta sostitutiva per l’anno 2011 in relazione alla loro partecipazione in fondi comuni d’investimento immobiliare. Successivamente, ritenendo tale imposta illegittima, ne avevano richiesto il rimborso all’Amministrazione Finanziaria. Le società sostenevano che la norma istitutiva del tributo fosse in contrasto con diverse norme di rango superiore, tra cui il diritto dell’Unione Europea, la Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU) e la Costituzione italiana.

A fronte del silenzio-rifiuto dell’Agenzia, le contribuenti hanno avviato un contenzioso tributario. Sia la Commissione Tributaria Provinciale che quella Regionale avevano però respinto le loro domande, portando il caso dinanzi alla Corte di Cassazione.

La questione legale: contrasto con il diritto UE e la Costituzione

I ricorrenti hanno basato il loro appello su cinque motivi principali, tra cui:

1. Violazione del diritto UE: Chiedevano la disapplicazione della norma nazionale perché ritenuta in contrasto con l’art. 17 della Carta di Nizza (diritto di proprietà) e con il principio di legittimo affidamento, data la sua natura retroattiva e confiscatoria.
2. Illegittimità costituzionale: Sollevavano dubbi di costituzionalità per violazione di numerosi principi, tra cui l’uguaglianza (art. 3), la capacità contributiva (art. 53), la libertà di iniziativa economica (art. 41) e il buon andamento della pubblica amministrazione (art. 97).
3. Vizi procedurali: Lamentavano l’omessa pronuncia e il difetto di motivazione da parte della corte d’appello.

La decisione della Corte di Cassazione sulla imposta fondi immobiliari

La Suprema Corte ha rigettato tutti i motivi di ricorso, confermando la legittimità dell’imposta. Vediamo i passaggi chiave del ragionamento dei giudici.

Nessun contrasto con il diritto dell’Unione Europea

La Corte ha chiarito che il presupposto per l’applicabilità della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione è che la fattispecie sia disciplinata dal diritto europeo. Il caso in esame, tuttavia, riguarda le imposte dirette, una materia non armonizzata a livello europeo. La norma fiscale italiana non è attuazione di alcun atto dell’Unione. Di conseguenza, il giudice nazionale non ha il potere di disapplicare la legge interna per presunto contrasto con la Carta di Nizza o altri principi unionali. La Corte ha sottolineato che l’interesse finanziario dello Stato, in questo contesto, è un motivo sufficiente per giustificare un intervento normativo, anche con effetti retroattivi.

La manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale

Anche i dubbi di costituzionalità sono stati ritenuti infondati. La Cassazione ha richiamato la pronuncia n. 231 del 2015 della Corte Costituzionale, la quale, pur decidendo per l’inammissibilità, aveva spiegato la ratio della norma. L’imposta fondi immobiliari aveva natura transitoria e strumentale, essenziale per passare dal precedente regime di tassazione “per cassa” al nuovo regime “per trasparenza”.

Senza questa norma transitoria, i redditi generati prima del cambio di regime ma non ancora distribuiti sarebbero rimasti definitivamente esenti da imposta, creando un privilegio ingiustificato per i titolari di quote qualificate e contraddicendo le finalità della riforma.

Reiezione dei motivi procedurali e sullo Statuto del Contribuente

Infine, la Corte ha respinto le censure di carattere procedurale e quelle relative alla violazione dello Statuto del Contribuente. Ha ribadito che lo Statuto, pur essendo un criterio guida per l’interprete, non ha rango superiore alla legge ordinaria e non può essere usato come parametro diretto di costituzionalità. Il principio del legittimo affidamento, inoltre, protegge il contribuente da sanzioni e accessori, ma non incide sulla debenza del tributo stesso, che dipende unicamente dalla realizzazione dei presupposti impositivi.

Le motivazioni

La motivazione centrale della sentenza risiede nella distinzione tra materie armonizzate e non armonizzate a livello europeo. Poiché la fiscalità diretta è di competenza degli Stati membri, i principi UE, inclusa la Carta di Nizza, non sono direttamente invocabili per chiedere la disapplicazione di una norma interna. Sul piano costituzionale, la Corte ha riconosciuto l’ampia discrezionalità del legislatore nella gestione delle norme intertemporali, ritenendo l’imposta sostitutiva una misura ragionevole e non arbitraria, volta a prevenire salti d’imposta nel passaggio tra due diversi regimi fiscali. La decisione sottolinea la prevalenza dell’interesse erariale alla coerenza del sistema tributario rispetto alle aspettative dei singoli contribuenti, specialmente in assenza di una violazione palese dei principi fondamentali.

Le conclusioni

La sentenza consolida un orientamento giurisprudenziale chiaro: l’imposta fondi immobiliari introdotta nel 2010 è legittima. Gli operatori del settore non possono invocarne la disapplicazione per contrasto con il diritto UE né sperare in una dichiarazione di incostituzionalità. Questa pronuncia ribadisce la sovranità dello Stato in materia di imposte dirette e i limiti del sindacato giurisdizionale sulle scelte del legislatore fiscale, a meno che queste non risultino manifestamente irragionevoli o discriminatorie, circostanze che la Corte ha escluso nel caso di specie.

Una norma fiscale nazionale può essere disapplicata se si ritiene che violi il diritto di proprietà tutelato dall’Unione Europea?
No, secondo la Cassazione, la disapplicazione non è possibile se la norma fiscale riguarda un’area, come le imposte dirette, non armonizzata dal diritto dell’Unione Europea. In questi casi, la normativa nazionale non costituisce attuazione del diritto UE e, pertanto, la Carta dei diritti fondamentali dell’UE non è applicabile.

Perché l’imposta sostitutiva sui fondi immobiliari del 2010 non è stata considerata incostituzionale?
La Corte ha ritenuto la norma non incostituzionale perché aveva una finalità transitoria e strumentale: evitare che i redditi maturati sotto il vecchio regime di tassazione “per cassa” ma non ancora distribuiti sfuggissero completamente all’imposizione con il passaggio al nuovo regime “per trasparenza”. Tale misura è stata considerata una scelta ragionevole e non arbitraria del legislatore.

Il principio del legittimo affidamento, sancito dallo Statuto del Contribuente, può portare all’annullamento di una pretesa tributaria?
No, la sentenza chiarisce che il legittimo affidamento tutela il contribuente escludendo l’applicazione di sanzioni, interessi o altri oneri accessori in caso di inadempimento colpevole dovuto a incertezza normativa, ma non incide sulla debenza del tributo stesso, la quale dipende esclusivamente dalla realizzazione oggettiva dei presupposti previsti dalla legge.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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