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Imposta di registro: no alla riqualificazione degli atti

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 17213/2024, ha stabilito che ai fini dell’imposta di registro non è possibile riqualificare un’operazione complessa, come un conferimento di ramo d’azienda seguito da cessione di quote, in una vendita diretta di azienda. La tassazione deve basarsi esclusivamente sulla natura giuridica del singolo atto presentato per la registrazione, in linea con la nuova interpretazione dell’art. 20 del Testo Unico sull’Imposta di Registro. La Corte ha quindi annullato l’avviso di liquidazione dell’Agenzia delle Entrate, accogliendo il ricorso del contribuente.

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Pubblicato il 29 novembre 2025 in Diritto Tributario, Giurisprudenza Tributaria

Imposta di Registro: la Cassazione mette fine alla riqualificazione degli atti

Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha segnato un punto fermo in materia di imposta di registro, stabilendo chiari limiti al potere dell’Amministrazione Finanziaria di riqualificare le operazioni societarie. Secondo i giudici, per la tassazione conta la natura del singolo atto e non l’operazione economica complessiva che le parti intendono realizzare. Questa decisione, basata sulla nuova formulazione dell’art. 20 del Testo Unico sull’Imposta di Registro (TUR), offre maggiore certezza giuridica alle imprese.

I Fatti di Causa

Il caso esaminato riguardava una società, che chiameremo Società Alfa S.p.A., la quale aveva posto in essere una riorganizzazione aziendale strutturata in due fasi. Prima, aveva conferito un proprio ramo d’azienda a una nuova società, la Società Beta S.p.A., ricevendo in cambio le quote di quest’ultima. Successivamente, aveva ceduto tali quote a terzi acquirenti.

L’Agenzia delle Entrate, analizzando la sequenza, aveva ritenuto che le due operazioni, sebbene formalmente distinte, costituissero in realtà un unico disegno finalizzato alla vendita diretta del ramo d’azienda. Di conseguenza, aveva riqualificato l’intera operazione come una cessione d’azienda, applicando la più onerosa imposta di registro proporzionale invece di quella fissa prevista per i conferimenti e la cessione di quote. Sia la Commissione Tributaria Provinciale che quella Regionale avevano dato ragione al Fisco.

La Questione dell’Imposta di Registro e l’Art. 20 TUR

Il cuore del dibattito legale ruota attorno all’interpretazione dell’articolo 20 del D.P.R. 131/1986. Per anni, la giurisprudenza ha permesso all’Amministrazione Finanziaria di guardare oltre la forma giuridica dei singoli atti (‘nomen iuris’) per individuarne la ‘causa reale’ e l’effetto economico finale. Questo approccio, tuttavia, è stato messo in discussione da un intervento legislativo del 2017 e da importanti sentenze della Corte Costituzionale.

La nuova formulazione dell’articolo 20, di cui è stata confermata la natura interpretativa e quindi l’applicazione retroattiva, stabilisce che l’imposta deve essere applicata ‘secondo la intrinseca natura e gli effetti giuridici dell’atto presentato alla registrazione’, prescindendo da elementi extratestuali e da atti ad esso collegati. L’imposta di registro viene così ricondotta alla sua natura originaria di ‘imposta d’atto’, che tassa il singolo negozio giuridico e non l’operazione economica nel suo complesso.

La Decisione della Corte di Cassazione

La Suprema Corte, accogliendo i motivi di ricorso della società, ha cassato la sentenza d’appello e, decidendo nel merito, ha annullato l’avviso di liquidazione. I giudici hanno chiarito che l’attività riqualificatoria del Fisco non può spingersi fino a stravolgere lo schema negoziale scelto dalle parti, costruendo una fattispecie imponibile diversa da quella voluta e realizzata.

La Corte ha sottolineato che, sebbene l’effetto economico di una cessione d’azienda e quello di un conferimento seguito da cessione di quote possano apparire simili, le due operazioni sono giuridicamente distinte e producono effetti diversi. Pertanto, devono essere tassate separatamente per ciò che sono: un conferimento (soggetto a imposta fissa) e una cessione di partecipazioni.

Le Motivazioni

La motivazione della Corte si fonda su tre pilastri fondamentali. In primo luogo, il rispetto della volontà del legislatore, che con la modifica all’art. 20 TUR ha inteso limitare l’interpretazione al singolo atto registrato. In secondo luogo, il richiamo ai principi espressi dalla Corte Costituzionale, che ha riaffermato la coerenza della ‘imposta d’atto’ con i principi di capacità contributiva e ragionevolezza. Un’operazione complessa non può essere tassata diversamente a seconda che sia realizzata con un atto unico o con più atti collegati.

Infine, la Corte ha distinto nettamente l’interpretazione dell’atto ai fini dell’imposta di registro (regolata dall’art. 20) dalla disciplina antielusiva (ora art. 10-bis dello Statuto del Contribuente). Se il Fisco ritiene che l’operazione costituisca un ‘abuso del diritto’ volto a ottenere un indebito vantaggio fiscale, deve utilizzare gli strumenti specifici previsti dalla normativa antielusiva, che prevedono maggiori garanzie per il contribuente, e non forzare l’interpretazione dell’atto ai fini della sua registrazione.

Le Conclusioni

L’ordinanza rappresenta un importante punto di arrivo nell’evoluzione interpretativa dell’imposta di registro. Viene sancito il principio di tassazione secondo gli effetti giuridici propri di ciascun atto, offrendo alle imprese un quadro di maggiore certezza per le loro operazioni di riorganizzazione societaria. La riqualificazione basata sulla ricerca di una ‘causa economica reale’ dell’intera operazione non è più ammessa in questo contesto. Eventuali profili di elusione fiscale dovranno essere contestati attraverso la procedura di abuso del diritto, con i relativi oneri probatori a carico dell’Amministrazione Finanziaria.

L’Agenzia delle Entrate può riqualificare un conferimento d’azienda seguito da cessione di quote come una vendita diretta d’azienda ai fini dell’imposta di registro?
No. La Corte di Cassazione ha stabilito che, in base alla nuova interpretazione dell’art. 20 del TUR, la tassazione deve riguardare i singoli atti per la loro natura giuridica. Pertanto, un conferimento e una successiva cessione di quote non possono essere fusi e riqualificati come un’unica cessione d’azienda.

Qual è il criterio per applicare l’imposta di registro secondo la Corte?
Il criterio è quello dell’ ‘imposta d’atto’. La tassazione deve basarsi esclusivamente sull’intrinseca natura e sugli effetti giuridici dell’atto presentato per la registrazione, senza considerare elementi esterni, atti collegati o la finalità economica complessiva dell’operazione.

La disciplina dell’abuso del diritto può essere applicata tramite l’art. 20 del Testo Unico sull’Imposta di Registro?
No. La Corte ha chiarito che l’art. 20 è una norma puramente interpretativa dell’atto e non una norma antielusiva. Se l’Amministrazione Finanziaria ritiene che un’operazione costituisca un abuso del diritto, deve contestarla utilizzando la procedura specifica prevista dall’art. 10-bis della Legge 212/2000, che offre maggiori garanzie al contribuente.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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