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Imposta di registro e cessione quote: chi paga?

In un caso di riqualificazione fiscale di una complessa operazione societaria (conferimento di ramo d’azienda seguito da cessione di quote) in una cessione d’azienda diretta, la Corte di Cassazione ha annullato l’avviso di liquidazione emesso nei confronti della società neocostituita. La Corte ha stabilito che, in caso di riqualificazione, i soggetti passivi dell’imposta di registro non sono la società conferitaria, bensì le parti effettive della compravendita, ovvero il cedente e il cessionario delle quote. Di conseguenza, la società che ha ricevuto il ramo d’azienda è stata dichiarata priva di legittimazione passiva.

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Pubblicato il 29 novembre 2025 in Diritto Tributario, Giurisprudenza Tributaria

Imposta di registro: la Cassazione chiarisce chi paga in caso di riqualificazione

Con una recente ordinanza, la Corte di Cassazione ha offerto un importante chiarimento in materia di imposta di registro, definendo con precisione i soggetti passivi nel caso in cui l’Amministrazione Finanziaria riqualifichi una serie di operazioni societarie in un’unica cessione d’azienda. La pronuncia stabilisce un principio fondamentale sulla legittimazione passiva, tutelando la società che, nell’ambito della riorganizzazione, riceve un ramo d’azienda.

I Fatti di Causa

Il caso esaminato trae origine da una complessa operazione di riorganizzazione societaria. Inizialmente, una società (la “società conferente”) costituiva una nuova società (la “società conferitaria”) conferendovi un proprio ramo d’azienda. Il giorno successivo, la società conferente cedeva l’intera partecipazione nella neocostituita società conferitaria a un’altra entità (la “società acquirente”).

L’Agenzia delle Entrate, analizzando la sequenza degli atti, riteneva che lo scopo reale dell’intera operazione fosse il trasferimento diretto del ramo d’azienda dalla conferente all’acquirente finale. Di conseguenza, procedeva alla riqualificazione giuridica dell’operazione, considerandola un’unica cessione d’azienda soggetta a un’imposta di registro proporzionale, ben più onerosa di quella fissa applicata agli atti originari. L’avviso di liquidazione per la maggiore imposta veniva notificato alla società conferitaria, ovvero quella che aveva ricevuto il ramo d’azienda.

L’Analisi della Cassazione e la questione dell’imposta di registro

La società conferitaria impugnava l’atto impositivo, sostenendo, tra i vari motivi, il proprio difetto di legittimazione passiva. A suo avviso, essa non era parte del presunto negozio di cessione d’azienda, ma solo il veicolo attraverso cui l’operazione si era realizzata. Dopo due gradi di giudizio sfavorevoli, la questione è giunta all’esame della Corte di Cassazione.

La Suprema Corte ha accolto il ricorso della società, focalizzandosi proprio sul quarto motivo, relativo al difetto di legittimazione passiva. Il ragionamento dei giudici si basa su un principio logico e giuridico ineccepibile: se l’Amministrazione Finanziaria riqualifica un’operazione, deve essere coerente nell’individuare anche i soggetti passivi del negozio riqualificato.

Le Motivazioni della Decisione

La Corte ha affermato che, nel momento in cui l’Agenzia delle Entrate interpreta il conferimento e la successiva cessione di quote come un’unica cessione di ramo d’azienda, i debitori dell’imposta di registro devono essere identificati nelle parti sostanziali di tale negozio. Nel caso specifico, le parti della presunta cessione d’azienda non erano la società conferitaria (che è, di fatto, l’oggetto trasferito), ma la società conferente (il venditore) e la società acquirente finale delle quote (il compratore).

Citando precedenti pronunce conformi, la Cassazione ha ribadito che la società conferitaria, il cui capitale sociale viene ceduto, rappresenta l’oggetto mediato del trasferimento e non può essere considerata soggetto passivo dell’imposta. Pertanto, l’avviso di liquidazione doveva essere notificato ai cedenti e ai cessionari del capitale sociale, non alla società il cui patrimonio è costituito dal ramo d’azienda trasferito.

La Corte ha quindi cassato la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, ha accolto il ricorso introduttivo del contribuente, annullando l’atto impositivo per difetto di legittimazione passiva della società destinataria.

Conclusioni

Questa ordinanza consolida un orientamento giurisprudenziale cruciale a tutela del contribuente. Viene stabilito che la coerenza dell’azione amministrativa è un principio cardine: se si procede a una riqualificazione della natura giuridica di un’operazione, tale riqualificazione deve estendersi anche alla corretta individuazione dei soggetti obbligati al pagamento del tributo. La società veicolo, utilizzata in operazioni di riorganizzazione, non può essere considerata debitrice di un’imposta di registro scaturita da una transazione di cui sono state parti altri soggetti giuridici. Questa decisione offre maggiore certezza del diritto nelle complesse operazioni di finanza straordinaria.

In una operazione di conferimento di ramo d’azienda seguito da cessione di quote, a chi deve essere notificato l’avviso di liquidazione dell’imposta di registro se l’Agenzia riqualifica l’operazione come cessione d’azienda?
Secondo la Corte di Cassazione, l’avviso di liquidazione deve essere notificato alle parti sostanziali dell’operazione riqualificata, ovvero ai cedenti e ai cessionari delle quote sociali, e non alla società conferitaria.

La società che riceve il conferimento del ramo d’azienda (conferitaria) è responsabile per il pagamento della maggiore imposta di registro in caso di riqualificazione?
No. La sentenza stabilisce che la società conferitaria è priva di legittimazione passiva, in quanto essa costituisce l’oggetto del negozio di cessione e non una delle parti contrattuali. Pertanto, non è responsabile per il pagamento dell’imposta.

L’interpretazione degli atti ai fini dell’imposta di registro, secondo l’art. 20 del D.P.R. 131/1986, obbliga l’amministrazione finanziaria a un contraddittorio preventivo?
No. La Corte chiarisce che l’art. 20 del Testo Unico sull’imposta di registro contiene una regola interpretativa e non una norma antielusiva in senso stretto. Di conseguenza, l’avviso di liquidazione emesso sulla base di tale articolo non è soggetto all’obbligo di contraddittorio preventivo previsto per i tributi armonizzati o per specifiche norme antielusive.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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