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ICI aree portuali: tassabilità per uso commerciale

Un ente comunale ha contestato la decisione di una commissione tributaria che esentava una società terminalista dal pagamento dell’ICI per le sue aree operative. La Corte di Cassazione ha confermato la tassabilità per l’ICI sulle aree portuali, stabilendo che il fattore decisivo è l’uso commerciale dell’immobile. Una legge successiva, più favorevole al contribuente, è stata giudicata non retroattiva e quindi inapplicabile all’anno d’imposta in questione. La Corte ha così annullato la decisione precedente, confermando l’avviso di accertamento fiscale.

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Pubblicato il 29 novembre 2025 in Diritto Tributario, Giurisprudenza Tributaria

ICI Aree Portuali: La Cassazione Conferma la Tassabilità per Uso Commerciale

Con una recente ordinanza, la Corte di Cassazione è tornata a pronunciarsi su un tema di grande rilevanza per gli operatori del settore logistico e per gli enti locali: la tassabilità ai fini ICI aree portuali. La decisione chiarisce un punto fondamentale, ribadendo che, per gli anni d’imposta antecedenti al 2020, il criterio determinante per l’applicazione dell’imposta è la funzione imprenditoriale e commerciale svolta sull’immobile, a prescindere da normative successive più favorevoli. Analizziamo nel dettaglio la pronuncia e le sue implicazioni.

Il Contesto del Caso: Imposta Comunale e Aree Demaniali

La vicenda trae origine da un avviso di accertamento emesso da un Comune nei confronti di una società concessionaria di aree demaniali marittime, adibite a terminal portuale per la movimentazione e il deposito di merci. La società aveva impugnato l’atto impositivo, ottenendo ragione davanti alla Commissione Tributaria Regionale, la quale aveva annullato l’accertamento, riformando la decisione di primo grado.

L’ente locale, non condividendo la decisione dei giudici d’appello, ha proposto ricorso per cassazione, sostenendo che le aree in questione, essendo utilizzate per un’attività palesemente commerciale e industriale, dovessero essere soggette a ICI.

La Decisione della Cassazione sull’ICI Aree Portuali

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Comune, cassando la sentenza impugnata e decidendo nel merito a favore dell’ente impositore. La decisione si fonda su principi consolidati nella giurisprudenza di legittimità, che vengono qui riaffermati con chiarezza.

Il Principio della Funzione Prevale sull’Ubicazione

Il cuore della decisione risiede nel principio secondo cui l’imposizione ICI sulle aree portuali si basa sul criterio della funzione e non su quello della mera ubicazione. Se un’area, anche se demaniale e di interesse pubblico, è utilizzata per lo svolgimento di un’attività libero-imprenditoriale, essa è soggetta al tributo. L’accertamento catastale deve quindi verificare l’effettivo esercizio di un’attività secondo parametri imprenditoriali. Nel caso di specie, era pacifico e accertato che la società svolgesse attività di movimentazione, stoccaggio e deposito merci, configurando un uso commerciale che esclude l’esenzione.

L’irrilevanza della Normativa Sopravvenuta

La società contribuente aveva invocato una normativa più recente (art. 1, comma 578, della L. n. 205 del 2017) che classifica banchine e aree portuali strettamente funzionali alle operazioni portuali nella categoria catastale E/1 (immobili a destinazione particolare), di fatto esentandole. La Corte ha però qualificato questa disposizione come norma innovativa e non interpretativa, con efficacia solo a partire dal 1° gennaio 2020. Poiché l’anno d’imposta oggetto di contestazione era precedente, tale norma non poteva trovare applicazione retroattiva.

Le Motivazioni della Corte

La Corte Suprema ha preliminarmente respinto le eccezioni di inammissibilità sollevate dalla società. Ha ritenuto il ricorso del Comune autosufficiente, in quanto conteneva tutti gli elementi di fatto e di diritto necessari per la decisione, senza interpretare tale principio in modo eccessivamente formalistico. Inoltre, ha chiarito che il Comune non stava proponendo questioni nuove, ma tesi giuridiche diverse basate sugli stessi fatti già discussi nei gradi di merito, attività pienamente consentita nel giudizio di cassazione.

Nel merito, la motivazione si è ancorata a un orientamento giurisprudenziale costante. La Corte ha ribadito che, ai fini della classificazione nella categoria E, un immobile deve presentare caratteristiche tipologico-funzionali che lo rendano estraneo a ogni uso commerciale o industriale. Le aree portuali destinate a finalità commerciali, come quelle di un terminalista, non rientrano in questa categoria. L’impiego concreto per scopi imprenditoriali, con autonomia funzionale e reddituale, determina l’assoggettamento a ICI. La decisione di assoggettare a imposta i magazzini e i locali utilizzati dalle società “terminaliste” è dunque una logica conseguenza di questo principio consolidato.

Conclusioni: Implicazioni Pratiche della Sentenza

L’ordinanza in esame consolida un importante principio in materia di fiscalità immobiliare portuale. Per tutti gli anni d’imposta antecedenti al 2020, la verifica dell’assoggettabilità a ICI delle aree in concessione deve basarsi sull’effettivo utilizzo. Se l’area è impiegata per attività commerciali e imprenditoriali, essa è soggetta all’imposta, a prescindere dalla sua natura demaniale. La successiva modifica legislativa, che ha introdotto un regime di favore, non può essere applicata retroattivamente per sanare situazioni pregresse. Questa pronuncia fornisce quindi un chiaro punto di riferimento per la gestione del contenzioso ancora pendente su annualità passate, riaffermando la prevalenza della sostanza (l’uso commerciale) sulla forma (la classificazione catastale o la natura demaniale).

Le aree portuali sono soggette a ICI?
Sì, le aree portuali sono soggette a ICI se sono concretamente utilizzate per lo svolgimento di attività commerciali o industriali, come la movimentazione, lo stoccaggio e il deposito di merci, a prescindere dalla loro natura demaniale.

Una nuova legge che esenta le aree portuali dall’imposta ha effetto retroattivo?
No. Secondo la Corte, la legge n. 205 del 2017, che ha previsto una classificazione catastale favorevole per le aree portuali, è una norma innovativa e non interpretativa. Pertanto, i suoi effetti si producono solo per il futuro, a partire dal 1° gennaio 2020, e non può essere applicata a periodi d’imposta precedenti.

Cosa determina la classificazione catastale di un’area portuale ai fini ICI per gli anni ante 2020?
La classificazione dipende dalla funzione effettivamente svolta. Un’area portuale non può essere classificata nella categoria E (che gode di un regime fiscale agevolato) se è destinata a finalità commerciali o industriali. Il criterio determinante è l’esercizio di un’attività secondo parametri imprenditoriali, che conferisce all’immobile autonomia funzionale e reddituale.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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