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ICI aree portuali: quando è dovuta l’imposta

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 17255/2024, ha stabilito che l’ICI aree portuali è dovuta se queste sono utilizzate per attività imprenditoriali. Il caso vedeva un Comune contrapposto a una società di gestione terminal. La Corte ha chiarito che il criterio determinante è la funzione commerciale dell’area, non la sua mera ubicazione. Una nuova legge di esenzione non è retroattiva e si applica solo dal 2020, non influendo su annualità precedenti come quella del 2013 oggetto di causa.

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Pubblicato il 29 novembre 2025 in Diritto Tributario, Giurisprudenza Tributaria

ICI Aree Portuali: La Funzione Commerciale Determina la Tassabilità

La Corte di Cassazione è tornata a pronunciarsi su un tema cruciale per la finanza degli enti locali e per le imprese che operano nel settore logistico: il pagamento dell’ICI aree portuali. Con una recente ordinanza, i giudici hanno ribadito un principio consolidato: ai fini dell’imposta, ciò che conta è l’effettivo utilizzo dell’immobile. Se un’area portuale, anche se demaniale e data in concessione, viene sfruttata per attività imprenditoriali, essa è soggetta a tassazione.

I Fatti di Causa

La controversia nasceva dall’impugnazione di un avviso di accertamento ICI per l’anno 2013, notificato da un Comune a una società concessionaria di un terminal portuale. La società sosteneva che i propri immobili dovessero rientrare nella categoria catastale E/1, esente da imposta, data la loro natura e funzione all’interno del porto. La Commissione Tributaria Regionale aveva dato ragione alla società, annullando l’atto impositivo. Il Comune, non accettando la decisione, ha presentato ricorso per Cassazione, sostenendo la piena tassabilità delle aree in questione.

La Tassabilità dell’ICI aree portuali secondo la Cassazione

La Suprema Corte ha accolto il ricorso del Comune, cassando la sentenza impugnata e decidendo nel merito a favore dell’ente locale. I giudici hanno respinto in via preliminare le eccezioni della società contribuente sull’ammissibilità del ricorso, giudicandolo completo e autosufficiente.

Entrando nel vivo della questione, la Corte ha affermato che la questione dell’imposizione ICI per le aree portuali è già stata ampiamente affrontata e risolta dalla sua giurisprudenza costante. Il principio cardine è quello della funzione: l’imposta si fonda sul criterio dell’attività libero-imprenditoriale svolta sull’area e non sul semplice criterio dell’ubicazione. Pertanto, il classamento catastale di tali aree deve basarsi sulla verifica dell’esercizio di un’attività con parametri imprenditoriali, rendendo irrilevante l’interesse pubblico generale al suo svolgimento.

Le Motivazioni

La Corte ha motivato la sua decisione richiamando numerosi precedenti conformi. È stato chiarito che immobili come terminal portuali, adibiti al deposito e alla movimentazione di merci in regime di concessione demaniale, non possono essere inclusi nella categoria E/1, soggetta all’esenzione ICI. Questo perché, di fatto, sono utilizzati per scopi commerciali e industriali.

Un punto fondamentale toccato dall’ordinanza riguarda una normativa successiva (legge n. 205/2017) che ha previsto la classificazione in categoria E/1 per banchine e aree portuali strettamente funzionali ai servizi portuali. La Cassazione ha specificato che tale norma ha natura innovativa e non interpretativa, e i suoi effetti decorrono solo dal 1° gennaio 2020. Di conseguenza, non può essere applicata retroattivamente a periodi d’imposta precedenti, come il 2013, oggetto della controversia. L’uso commerciale dell’area da parte della società concessionaria era pacifico e accertato nei precedenti gradi di giudizio, rendendo inevitabile l’assoggettamento all’imposta per l’annualità in questione.

Le Conclusioni

L’ordinanza consolida un orientamento giurisprudenziale chiaro e di notevole impatto pratico. Le società che gestiscono terminal e aree logistiche nei porti in regime di concessione devono considerare tali immobili come soggetti a tassazione locale (prima ICI, ora IMU) per tutte le annualità antecedenti al 2020, a condizione che su di essi venga svolta un’attività di natura commerciale o industriale. La decisione riafferma la prevalenza del criterio della funzione economica effettiva rispetto alla natura demaniale del bene, fornendo agli enti locali uno strumento certo per la riscossione dei tributi e alle imprese un quadro definito dei propri obblighi fiscali.

Le aree portuali date in concessione a privati sono soggette a ICI?
Sì, sono soggette a ICI se vengono utilizzate per lo svolgimento di attività con finalità commerciali o industriali, come la movimentazione, lo stoccaggio e il deposito di merci. Il criterio decisivo è la funzione imprenditoriale dell’area, non la sua natura demaniale.

Una nuova legge che esenta le aree portuali dall’imposta può essere applicata retroattivamente?
No. La Corte di Cassazione ha chiarito che la normativa del 2017, che ha previsto il classamento di alcune aree portuali nella categoria catastale esente E/1, è una norma innovativa e non interpretativa. Pertanto, i suoi effetti si producono solo dal 1° gennaio 2020 e non può essere applicata a periodi d’imposta precedenti.

Qual è il criterio principale per determinare l’assoggettamento all’ICI delle aree portuali?
Il criterio principale è quello funzionale. L’imposizione si basa sulla natura dell’attività effettivamente svolta sull’immobile. Se l’attività ha carattere imprenditoriale e commerciale, l’area è tassabile, indipendentemente dalla sua collocazione geografica all’interno del demanio marittimo.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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