Ordinanza di Cassazione Civile Sez. 5 Num. 1782 Anno 2026
Civile Ord. Sez. 5 Num. 1782 Anno 2026
Presidente: COGNOME
Relatore: COGNOME NOME
Data pubblicazione: 26/01/2026
Oggetto: imposta giochi -c.d. ‘totem’ per il gioco online non autorizzati
ORDINANZA
sul ricorso iscritto al n. 3025/2025 R.G. proposto da:
NOME COGNOME, titolare RAGIONE_SOCIALE cessata RAGIONE_SOCIALE omonima, rappresentato e difeso in forza di procura speciale in atti dall’AVV_NOTAIO (PEC: EMAIL)
–
ricorrente –
contro
RAGIONE_SOCIALE in persona del Direttore pro tempore e RAGIONE_SOCIALE in persone dal Direttore pro tempore entrambe rappresentate e difese come per legge dall’Avvocatura Generale dello RAGIONE_SOCIALE (con indirizzo PEC: EMAIL)
-controricorrente –
avverso la sentenza RAGIONE_SOCIALE Corte di giustizia tributaria di secondo grado RAGIONE_SOCIALE RAGIONE_SOCIALE n. 5069/07/2024 depositata in data 01/07/2024; Udita la relazione RAGIONE_SOCIALE causa svolta nell’adunanza camerale del 14/10/2025 dal Consigliere NOME COGNOME;
Rilevato che:
–NOME COGNOME contribuente impugnava l’avviso di accertamento n. NUMERO_DOCUMENTO riferito a operazioni di gioco realizzate nel periodo d’imposta 2016, emesso dall’RAGIONE_SOCIALE, con cui si determinava in euro 135.360,00 oltre interessi e sanzioni l’ammontare dell’imposta unica di cui all’art.1 comma 646, lett. b) L. n. 190 del 2014 nonché l’avviso di accertamento dell’RAGIONE_SOCIALE RAGIONE_SOCIALE RAGIONE_SOCIALE n.NUMERO_DOCUMENTO IRPEF 2016 per euro 180.480,00;
-gli avvisi si basavano sul presupposto che COGNOME avesse installato, presso il proprio esercizio, strumenti che raccoglievano scommesse abusivamente; con gli stessi atti l’Amministrazione procedeva al recupero dei tributi dovuti sia quanto all’imposizione dell’attività di gioco, sia quanto all’imposizione reddituale;
-il giudice di primo grado rigettava il ricorso; appellava l’odierno ricorrente;
-con la sentenza qui gravata la CGT di secondo grado ha confermato la decisione di prime cure;
-ricorre a questa Corte il contribuente NOME con atto affidato a tre motivi di doglianza; lo stesso ha depositato memorie;
-resistono con autonomi controricorsi sia l’RAGIONE_SOCIALE sia l’RAGIONE_SOCIALE;
-il Consigliere delegato ha depositato proposta di definizione accelerata del ricorso ex art. 380 bis c.p.c. a fronte RAGIONE_SOCIALE quale il ricorrente ha chiesto la decisione del Collegio;
Considerato che:
-in via preliminare, vanno ritenuti inammissibili i documenti depositati con memoria dell’8 ottobre 2025, in quanto tardivamente prodotti in violazione del termine di cui all’art. 378 c.p.c.
-secondariamente, con riguardo alla applicabilità alla fattispecie RAGIONE_SOCIALE sentenza Corte Cost. n. 104 del 2025, che parte ricorrente ha prodotto a questa Corte in uno con la memoria ex art. 380 bis c.p.c., va osservato quanto segue;
-indipendentemente dalla dichiarazione di incostituzionalità intervenuta ad opera RAGIONE_SOCIALE ridetta pronuncia del Giudice RAGIONE_SOCIALE Leggi, nella fattispecie per cui è processo la pretesa dell’Amministrazione Finanziaria risulta legittima in diritto oltre che fondata in fatto, alla luce RAGIONE_SOCIALE persistenza del sostrato normativo -diverso da quello dichiarato incostituzionale -che la sorregge;
-ritiene il Collegio che essa resti salva alla luce dell’art. 1, comma 646, lettera b), RAGIONE_SOCIALE L. n. 190 del 2014, ai sensi del quale ‘ il titolare di qualsiasi esercizio pubblico nel quale si rinvengono apparecchi di cui all’articolo 110, comma 6, lettera a), del testo unico di cui al regio decreto 18 giugno 1931, n. 773 e successive modificazioni (TULPS), ovvero qualunque altro apparecchio comunque idoneo a consentire l’esercizio del gioco con vincite in denaro, non collegati alla rete statale di raccolta del gioco ovvero che in ogni caso non consentono la lettura dei dati relativi alle somme giocate, anche per effetto di
manomissioni, è soggetto al pagamento: a) …. b) per ciascun altro apparecchio , dell’imposta unica di cui al decreto legislativo 23 dicembre 1998, n. 504, in ragione di un’aliquota di prelievo del 6 per cento su un imponibile medio forfetario giornaliero di euro 3.000 per trecentosessantacinque giorni di presunta operatività dell’apparecchio ‘;
-tale disposizione -diversamente e del tutto autonomamente da quella dichiarata incostituzionale -si dirige, nell’identificare la fattispecie impositiva e il soggetto passivo del tributo, al solo gioco illegale, fenomeno certo non tutelato dalla libertà d’impresa la cui giusta protezione ha inteso garantire la pronuncia RAGIONE_SOCIALE Consulta;
-essa è allora del tutto sprovvista di qualsiasi automatismo punitivo con riguardo agli apparecchi generalmente idonei alla navigazione in internet , che la disposizione non contempla e che non sono oggetto del giudizio; nel presente caso, infatti, è incontroverso che gli apparecchi oggetto del controllo RAGIONE_SOCIALE RAGIONE_SOCIALE fossero i c.d. ‘totem’ , vale a dire apparecchi funzionali in via del tutto esclusiva alla fruizione del gioco online; diversamente, nella fattispecie posta al vaglio RAGIONE_SOCIALE Consulta, il contribuente disponeva -e metteva a disposizione del pubblico -dei Personal Computer idonei al collegamento via internet quindi utilizzabili per plurime attività, incluse quelle di gioco legale e di gioco illegale online;
-la previsione normativa che sorregge il tributo, quindi, diversamente da quella oggetto RAGIONE_SOCIALE dichiarazione di incostituzionalità sopra richiamata, non è né generica né indeterminata, in quanto atta a contrastare la messa a
disposizione di specifici apparecchi (c.d. ‘totem’) analiticamente individuati quali in sostanza idonei al gioco illegale (poiché disconnessi dal c.d. ‘totalizzatore’) esercitato online ;
-la fattispecie, quindi, disciplinata dalla disposizione di cui sopra, si colloca al di fuori del perimetro individuato dal Giudice RAGIONE_SOCIALE Leggi secondo il quale (punto 6.5) ‘come si è visto, tuttavia, la disposizione censurata vieta la mera messa a disposizione di qualsiasi apparecchiatura che consenta di collegarsi a siti di gioco online. Essa accomuna, nella medesima valutazione di illiceità, condotte ampiamente diversificate sul piano dell’offesa all’interesse giuridico protetto. Il divieto in esame attiene, infatti, alla messa a disposizione di apparecchiature che consentono l’accesso al gioco sia legale che illegale, cioè, praticato al di fuori RAGIONE_SOCIALE rete dei concessionari o dei soggetti autorizzati. La disposizione censurata, inoltre, colpisce allo stesso modo sia la destinazione occasionale RAGIONE_SOCIALE apparecchiature al gioco, sia quella esclusiva e permanente. Il precetto risulta, dunque, eccessivamente inclusivo, in quanto riferito a una gamma assai estesa di comportamenti, connotati da un diverso grado di offensività degli interessi protetti e da rilevanti differenze di disvalore. L’estensione dell’area dell’illecito risulta effettivamente sproporzionata rispetto al fine legittimamente perseguito, in violazione del principio di ragionevolezza di cui all’art. 3 Cost.’;
-quindi, nel dirigersi unicamente alle apparecchiature idonee al gioco illegale, la disposizione sopra richiamata consente ex se all’Ufficio di accertare i tributi in tal modo sottratti a imposizione, in modo del tutto indipendente ed autonomo
rispetto dell’art. 7, comma 3 -quater , d.L. n. 158/2012, c.d. ‘decreto Balduzzi’, convertito con modificazioni dalla L. n. 168/2012;
-infine, ritiene il Collegio che la L. n. 190 del 2014 non ponga questioni di costituzionalità analoghe a quelle risolte dalla pronuncia richiamata in memoria, poiché diretta a disciplinare la sola messa a disposizione di apparecchiature permanentemente funzionali al solo collegamento al gioco, anche via internet , in via del tutto esclusiva e quindi in coerenza anche con le previsioni contenute nell’art. 24 RAGIONE_SOCIALE legge 7 luglio 2009, n. 88 che non consente l’attività di offerta e raccolta di giochi in modalità a distanza presso sedi fisiche (anche da parte dei soggetti che abbiano ottenuto le concessioni) oltre che nell’art. 2, comma 2 -bis, del d. L. n. 40 del 2010, atteso il divieto, anche per i concessionari che offrono e raccolgono giochi presso sedi fisiche, di effettuare in tali sedi il gioco a distanza, anche attraverso apparecchiature che consentono la partecipazione telematica;
-con riguardo, infine, alla ventilata violazione dell’art. 53 Cost. riguardante l’effettività RAGIONE_SOCIALE capacità contributiva che nella struttura del tributo in esame non sarebbe garantita, la disposizione si sottrae a ogni dubbio di costituzionalità dal momento che l’art. 1 c. 647 RAGIONE_SOCIALE L. n. 190 del 2014 consente al contribuente di dar prova del periodo di effettiva disponibilità RAGIONE_SOCIALE apparecchiature, consentendogli adeguata difesa a fronte RAGIONE_SOCIALE contestazioni dell’Ufficio sul punto nel prevedere nella versione in vigore ratione temporis , dal 1 gennaio 2015 – che ‘in caso di prova documentale contraria, l’imponibile medio forfetario di cui al comma 646, lettere a) ovvero b), è
moltiplicato per il numero effettivo di giorni di operatività comprovata dell’apparecchio’;
-sul punto, la Corte ritiene opportuna l’enunciazione del seguente principio di diritto: ‘la intervenuta dichiarazione di incostituzionalità dell’art. 7, comma 3 -quater , d.L. n. 158/2012, c.d. ‘decreto Balduzzi’, convertito con modificazioni dalla legge n. 168/2012, operata dalla sentenza Corte cost. n. 105 del 2025, non fa venire meno la debenza dei tributi dovuti a seguito dell’esercizio dell’attività di gioco illegale in quanto essa si fonda sull’applicazione dell’art. 1, comma 646, lettera b), RAGIONE_SOCIALE legge 23/12/2014, n. 190′;
-ciò chiarito, può procedersi all’esame dei motivi di ricorso;
-il primo motivo censura la pronuncia gravata per omessa motivazione e violazione di legge in tema di “onere RAGIONE_SOCIALE prova”, segnatamente dell’art. 7, comma 5 bis del d. Lgs. n. 546 del 1992, introdotto con L. n. 130 del 2022, nonché dell’art. 2697 c.c., con riferimento art. 1, comma 646, lettera b) RAGIONE_SOCIALE L. n. 190 del 2014, (art. 360, n.3 c.p.c.) per avere il giudice del merito – si sostiene -reso pronuncia acriticamente allineata a quanto affermato dal primo Giudice, omesso di confrontarsi con le censure avanzate dall’esponente avverso la Sentenza di prime cure in tema di onere RAGIONE_SOCIALE prova;
-il secondo motivo lamenta la violazione dell’art.1, comma 646, lettera b) L. n. 190 del 2014, anche con riferimento alla disciplina di cui all’art. 110, commi 6 e 7 TULPS (art. 360, n.3 c.p.c.) per essersi -si sostiene – la CGT di secondo grado solo limitata a sostenere il teorema, già evidentemente applicato dal primo giudice, secondo cui, ai fini dell’imposizione fiscale e
conseguenti sanzioni, sarebbe sufficiente la mera possibilità di raggiungere via web portali di gioco, pur senza alcuna interazione ed interesse in tal senso dell’esercente;
-i sopradetti motivi sono inammissibili;
-le due censure dedotte, in realtà, nel loro concreto contenuto costituiscono doglianze di puro merito, per mezzo RAGIONE_SOCIALE quali si sollecita questa Corte a una rivalutazione RAGIONE_SOCIALE prova -evidentemente inammissibile in questa sede -e operata dalla sentenza impugnata in osservanza ai principi in tema di ripartizione dell’onere probatorio (per tutte, Cass. Sez. 5, n. 32505/2023) e al di sopra del cd. ‘minimo costituzionale’ (Cass. Sez. Un. n. 8053 del 2014;
-va esclusa, inoltre, la rilevanza nella specie dell’art. 7, comma 5-bis del d.lgs. n. 546 del 1992, trattandosi di norma di natura sostanziale e non processuale, applicabile solo ai giudizi instaurati dopo l’entrata in vigore RAGIONE_SOCIALE l. n. 130 del 2022, che l’ha introdotta (Cass. n. 20816 del 2024);
-il terzo motivo, incentrato sulla violazione di Legge e segnatamente dell’art. 91 c.p.c. con riferimento alla condanna alle spese di causa, nonostante l’RAGIONE_SOCIALE si fosse difesa tramite propri funzionari è parimenti infondato;
-in disparte l’evidente rilevanza del disposto dell’art. 15 del d. Lgs. n. 546 del 1992, che da un lato al comma 1 enuncia, dichiarandolo applicabile al processo tributario quale principio generale, il principio di soccombenza e che dall’altro al comma 1 -sexies ulteriormente chiarisce, determinandone la quantificazione, il regime processual-tributario RAGIONE_SOCIALE spese di lite, questa Corte è comunque ferma nel ritenere (per tutte Cass. Sez. 5, n. 27634/2021; conforme Cass. Sez. 5, n.
1019/2024) che nel processo tributario, all’Amministrazione finanziaria che sia stata assistita in giudizio da propri funzionari o da propri dipendenti, in caso di vittoria RAGIONE_SOCIALE lite, spetta la liquidazione RAGIONE_SOCIALE spese processuali;
-essa deve essere effettuata mediante applicazione RAGIONE_SOCIALE tariffa ovvero dei parametri vigenti per gli avvocati, con la riduzione del venti per cento dei compensi ad essi spettanti, atteso che l’espresso riferimento ai compensi per l’attività difensiva svolta, ora contenuto nell’art. 15, comma 2-bis, del d. Lgs. n. 546 del 1992, ma comunque da sempre previsto da detto articolo, conferma il diritto dell’ente alla rifusione dei costi sostenuti e dei compensi per l’assistenza tecnica fornita dai propri dipendenti che siano legittimati a svolgere attività difensiva nel processo;
-in conclusione, il ricorso va quindi integralmente rigettato;
-le spese processuali sono liquidate secondo la soccombenza;
-poiché la presente decisione fa seguito ad istanza di decisione proposta al Collegio in seguito alla comunicazione di proposta di definizione accelerata del giudizio ex art. 380 bis c.p.c. va applicata la giurisprudenza di questa Corte (si vedano in termini le pronunce Cass. Sez. Un., n. 28540/2023; Cass. Sez. Un., n. 27195/2023; ancora, conforme alle precedenti risulta la recente Cass. Sez.3, n. 31839/2023) secondo la quale in tema di procedimento per la decisione accelerata dei ricorsi inammissibili, improcedibili o manifestamente infondati, l’art. 380 – bis, comma 3, c.p.c. (come novellato dal d. Lgs. n. 149 del 2022) – che, nei casi di definizione del giudizio in conformità alla proposta, contiene una valutazione legale tipica RAGIONE_SOCIALE sussistenza dei presupposti per la condanna ai sensi del terzo e
del quarto comma dell’art. 96 c.p.c. -codifica un’ipotesi normativa di abuso del processo, poiché il non attenersi ad una valutazione del proponente, poi confermata nella decisione definitiva, lascia presumere una responsabilità aggravata del ricorrente;
-debbono quindi liquidarsi ex art. 96 terzo comma c.p.c. ulteriore l’importo di euro 4.100 a carico di parte soccombente ed ex art. 96 quarto comma c.p.c. e ancora l’ulteriore importo di euro 2.050,00 sempre a carico di parte soccombente da versarsi quest’ultimo alla cassa RAGIONE_SOCIALE ammende;
p.q.m.
rigetta il ricorso; condanna parte ricorrente al pagamento RAGIONE_SOCIALE spese processuali che liquida in euro 8.200,00, a favore di ciascuna parte controricorrente, oltre a spese prenotate a debito; condanna parte ricorrente al pagamento dell’ulteriore somma di euro 4.100,00 ex art. 96 c. 3 c.p.c. in favore di ciascuna parte controricorrente e infine dell’ancora ulteriore somma di euro 2.050,00 ex art. 96 c. 4 c.p.c. in favore RAGIONE_SOCIALE cassa RAGIONE_SOCIALE ammende.
Ai sensi dell’art. 13 comma 1 quater del d.p.r. n. 115 dei 2002, inserito dall’art. 1, comma 17 RAGIONE_SOCIALE L. n. 228 del 2012, si dà atto RAGIONE_SOCIALE sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte RAGIONE_SOCIALE ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso a norma del comma 1-bis, dello stesso art. 13, se dovuto.
Così deciso in Roma, il 14 ottobre 2025.
La Presidente NOME COGNOME