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Fatture false: onere della prova sul contribuente

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 17486/2024, ha chiarito la ripartizione dell’onere della prova in caso di contestazione di fatture false per operazioni inesistenti. Se l’Amministrazione finanziaria fornisce un quadro indiziario grave, preciso e concordante che suggerisce la natura fittizia delle operazioni (ad esempio, la società emittente è una ‘cartiera’), spetta al contribuente dimostrare l’effettiva esistenza delle prestazioni ricevute. La sola esibizione della fattura e della prova del pagamento non è sufficiente. La Corte ha cassato la decisione di merito che aveva erroneamente addossato l’intera prova all’Agenzia, senza valutare gli indizi forniti.

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Pubblicato il 29 novembre 2025 in Diritto Tributario, Giurisprudenza Tributaria

Fatture False e Onere della Prova: La Cassazione Chiarisce

L’utilizzo di fatture false per abbattere il carico fiscale è una pratica illecita con conseguenze molto gravi per imprenditori e professionisti. Ma cosa succede quando l’Amministrazione finanziaria contesta la veridicità di una fattura? Chi deve dimostrare cosa? La Corte di Cassazione, con la recente ordinanza n. 17486 del 25 giugno 2024, interviene nuovamente sul tema cruciale dell’onere della prova, stabilendo principi chiari per la gestione di queste delicate controversie.

I Fatti del Caso: Un Fotoreporter e le Fatture Sospette

Un fotoreporter si è visto recapitare avvisi di accertamento per gli anni 2008 e 2009, con i quali l’Agenzia delle Entrate contestava la deducibilità di costi e la detraibilità dell’IVA relative a fatture emesse da una società di servizi fotografici. Secondo il Fisco, si trattava di operazioni oggettivamente inesistenti, in quanto la società emittente non possedeva la struttura aziendale e la capacità operativa per eseguire le prestazioni fatturate (sviluppo, stampa, collaborazione fotografica).

Inizialmente, la Commissione Tributaria Regionale aveva dato ragione al contribuente, annullando gli avvisi. Il giudice di secondo grado aveva ritenuto che l’Agenzia non avesse fornito prove sufficienti sull’inesistenza delle operazioni, limitandosi a esprimere “perplessità” sulla capacità aziendale del fornitore. L’Amministrazione finanziaria, non soddisfatta, ha presentato ricorso in Cassazione.

La Decisione della Corte sulle Fatture False

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell’Agenzia delle Entrate, ribaltando la decisione regionale. I giudici supremi hanno riaffermato un principio consolidato in materia di fatture false: una volta che l’Amministrazione finanziaria ha fornito un quadro di elementi indiziari gravi, precisi e concordanti che mettono in dubbio la realtà delle operazioni, l’onere della prova si sposta sul contribuente. Sarà quest’ultimo a dover dimostrare, con prove concrete e inconfutabili, che le prestazioni sono state effettivamente eseguite.

Le Motivazioni: L’Inversione dell’Onere della Prova in caso di Fatture False

La Corte ha specificato che il giudice di merito ha commesso un errore fondamentale: non ha esaminato gli indizi presentati dall’Ufficio. Questi elementi, se valutati correttamente, avrebbero potuto costituire una prova presuntiva sufficiente a sostenere l’accusa di operazioni inesistenti.

Tra gli indizi forniti dall’Agenzia vi erano:

* Un anomalo aumento del volume d’affari della società fornitrice senza un corrispondente incremento di personale o beni strumentali.
* Fatture dal contenuto generico, con correzioni a mano.
* La presenza di un solo dipendente (fratello del legale rappresentante) a fronte di ore fatturate incompatibili con tale forza lavoro.
* Sede operativa in un unico locale, privo della strumentazione necessaria.
* Movimenti finanziari sospetti, con uscite di denaro subito dopo aver ricevuto pagamenti.

Secondo la Cassazione, di fronte a un simile quadro probatorio, non è più l’Agenzia a dover dimostrare l’inesistenza dell’operazione, ma è il contribuente a dover provare il contrario. La semplice esibizione della fattura e la dimostrazione del pagamento non sono sufficienti, poiché questi documenti sono spesso creati ad arte proprio per dare una parvenza di realtà a operazioni fittizie. La Commissione Tributaria Regionale avrebbe dovuto analizzare questi indizi e, solo dopo averne accertato la gravità, precisione e concordanza, valutare la prova contraria offerta dal fotoreporter.

Conclusioni: Cosa Imparare da questa Sentenza

Questa ordinanza rafforza un importante monito per tutti i contribuenti: la massima attenzione nella scelta dei propri fornitori è essenziale. Quando si portano in deduzione costi o si detrae l’IVA, non basta avere una fattura formalmente corretta. Se il fornitore si rivela essere una “cartiera” o una società priva di una reale struttura operativa, il rischio di vedersi contestare le fatture false è altissimo. In un eventuale contenzioso, se l’Agenzia delle Entrate presenta elementi presuntivi solidi, spetterà al contribuente fornire prove robuste e convincenti (contratti, corrispondenza, prove di consegna, testimonianze, risultati concreti della prestazione) che attestino l’effettiva esecuzione del servizio o della fornitura. Affidarsi a fornitori dalla dubbia struttura operativa può trasformarsi in un grave problema fiscale.

Chi deve provare l’esistenza di un’operazione quando l’Agenzia delle Entrate contesta delle fatture false?
Inizialmente, l’Agenzia delle Entrate deve fornire elementi indiziari (gravi, precisi e concordanti) che suggeriscano la falsità delle operazioni. Una volta fornito questo quadro, l’onere della prova si sposta sul contribuente, che deve dimostrare l’effettiva esistenza delle prestazioni fatturate.

È sufficiente mostrare la fattura e la prova del pagamento per dimostrare che un’operazione è reale?
No. Secondo la Corte di Cassazione, la fattura e la prova del pagamento non sono sufficienti, in quanto sono strumenti tipicamente utilizzati per simulare operazioni fittizie. Il contribuente deve fornire prove concrete e sostanziali che la prestazione è stata realmente eseguita.

Cosa deve fare l’Agenzia delle Entrate per poter sostenere che delle operazioni sono inesistenti?
L’Agenzia delle Entrate deve raccogliere e presentare validi elementi, anche indiziari, che dimostrino l’inesattezza di quanto dichiarato dal contribuente. Questi indizi possono riguardare la mancanza di una struttura aziendale idonea da parte del fornitore, flussi finanziari anomali, o altre circostanze che rendano inverosimile l’esecuzione delle prestazioni.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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