LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Fatture false: onere della prova e deducibilità costi

Una società vinicola si vede contestare la deducibilità di costi documentati da fatture false emesse da società “cartiere”. La Corte di Cassazione, con ordinanza, stabilisce che una volta provata la natura fittizia del fornitore, l’operazione si presume oggettivamente inesistente. Spetta quindi al contribuente fornire la prova rigorosa dell’effettiva esistenza della transazione e della genuinità dei costi per poterne usufruire della deduzione. Il semplice pagamento delle fatture non è considerato prova sufficiente.

Prenota un appuntamento

Per una consulenza legale o per valutare una possibile strategia difensiva prenota un appuntamento.

La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)
Pubblicato il 28 agosto 2025 in Diritto Tributario, Giurisprudenza Tributaria

Fatture False: La Cassazione e l’Onere della Prova

La gestione delle fatture false rappresenta una delle sfide più complesse nel contenzioso tributario. La distinzione tra operazioni oggettivamente e soggettivamente inesistenti è cruciale, poiché determina una diversa ripartizione dell’onere della prova tra Fisco e contribuente, con conseguenze dirette sulla deducibilità dei costi. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha ribadito i principi fondamentali in materia, chiarendo quando il contribuente è chiamato a fornire una prova rigorosa per non vedersi negata la deduzione dei costi.

I Fatti del Caso: Accertamento su una Società Vinicola

Il caso ha origine da un avviso di accertamento notificato dall’Agenzia delle Entrate a una società vinicola. L’amministrazione finanziaria contestava la deducibilità di costi, ai fini IRES e IRAP, relativi a operazioni di acquisto di mosto, ritenute oggettivamente inesistenti. L’accertamento si basava su una verifica della Guardia di Finanza, la quale aveva scoperto che le imprese fornitrici erano in realtà delle “cartiere” o “missing traders”, ossia entità prive di una reale struttura operativa, create al solo fine di emettere fatture per frodi fiscali.

La società aveva impugnato l’atto impositivo, ma il ricorso era stato rigettato in primo grado. Successivamente, la Commissione Tributaria Regionale aveva accolto l’appello della società (nel frattempo dichiarata fallita), annullando l’accertamento. Secondo i giudici d’appello, il pagamento delle fatture era un elemento sufficiente a qualificare le operazioni come soggettivamente inesistenti, non oggettivamente, senza però che il contribuente fornisse ulteriori prove.

Fatture False e Onere della Prova: La Sentenza della Cassazione

L’Agenzia delle Entrate ha proposto ricorso per cassazione, sostenendo che la Commissione Tributaria Regionale avesse errato nel qualificare le operazioni e nell’applicare le regole sull’onere della prova. La Suprema Corte ha accolto i motivi principali del ricorso, cassando la sentenza impugnata e rinviando la causa a un’altra sezione della Corte di Giustizia Tributaria di secondo grado.

Le motivazioni della Corte

La Cassazione ha offerto una dettagliata disamina della differenza tra inesistenza oggettiva e soggettiva, chiarendo il rispettivo regime probatorio.

* Inesistenza Oggettiva: si ha quando l’operazione fatturata non è mai avvenuta. In questo scenario, è sufficiente che l’Amministrazione Finanziaria fornisca elementi, anche presuntivi, che facciano dubitare della realtà dell’operazione. Una volta fornita questa prova, l’onere si sposta sul contribuente, che deve dimostrare in modo inequivocabile che l’operazione è stata effettivamente realizzata. I costi relativi a operazioni oggettivamente inesistenti non sono mai deducibili.

* Inesistenza Soggettiva: si verifica quando l’operazione è reale, ma è intercorsa tra soggetti diversi da quelli indicati nel documento fiscale. In questo caso, l’Amministrazione deve provare non solo che il fornitore indicato in fattura è un soggetto fittizio, ma anche che il destinatario della fattura era consapevole o avrebbe dovuto esserlo, usando l’ordinaria diligenza, di partecipare a una frode. Il contribuente, per dedurre il costo, deve dimostrare che l’operazione è realmente avvenuta e che il costo è certo, inerente e determinabile.

Nel caso specifico, la Corte ha stabilito che, una volta accertata la natura di “cartiera” del fornitore, si crea una presunzione di inesistenza oggettiva dell’operazione. Il giudice di merito ha errato nel ritenere che il semplice pagamento delle fatture fosse sufficiente a superare tale presunzione. Il pagamento, infatti, è un elemento tipico delle frodi fiscali, utilizzato proprio per dare una parvenza di realtà a operazioni fittizie. La Commissione Tributaria Regionale avrebbe dovuto pretendere dal contribuente una prova “rigorosa e piena” dell’effettività delle operazioni, indicando eventualmente il reale fornitore, e della sussistenza di tutti i requisiti per la deducibilità dei costi.

Conclusioni

Questa ordinanza riafferma un principio fondamentale: di fronte a fatture false emesse da società “cartiere”, la presunzione è che l’operazione non sia mai avvenuta. Per il contribuente non è sufficiente esibire la fattura o la prova del pagamento per ottenere la deducibilità del costo. È necessario fornire prove concrete e stringenti che dimostrino non solo l’effettiva esecuzione della prestazione, ma anche la presenza di tutti i requisiti di legge (effettività, inerenza, certezza e determinabilità). La decisione sottolinea la necessità di un approccio rigoroso da parte dei giudici di merito nella valutazione delle prove in materia di frodi fiscali, ponendo a carico del contribuente un onere probatorio aggravato quando emergono gravi indizi di inesistenza delle operazioni.

Qual è la differenza tra inesistenza oggettiva e soggettiva di un’operazione?
L’inesistenza è “oggettiva” quando l’operazione documentata in fattura non è mai avvenuta. È “soggettiva” quando l’operazione è avvenuta, ma tra soggetti diversi da quelli indicati in fattura (ad esempio, uno dei due è una società cartiera che fa da intermediario fittizio).

In caso di fatture emesse da una “società cartiera”, su chi ricade l’onere della prova?
Una volta che l’Amministrazione Finanziaria dimostra, anche con presunzioni, che il fornitore è una società fittizia (cartiera), l’operazione si presume oggettivamente inesistente. A questo punto, l’onere della prova si sposta sul contribuente, che deve dimostrare rigorosamente che l’operazione è realmente avvenuta e che i costi sono effettivi, inerenti e determinabili per poterli dedurre.

Il pagamento di una fattura è una prova sufficiente per dimostrare che l’operazione è reale?
No. Secondo la Corte di Cassazione, il pagamento della fattura non è una prova sufficiente, in quanto è un elemento spesso utilizzato nelle frodi fiscali proprio per dare una parvenza di realtà a un’operazione fittizia. Il contribuente deve fornire prove ulteriori e più solide.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

Desideri approfondire l'argomento ed avere una consulenza legale?

Prenota un appuntamento. La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza / conference call e si svolge in tre fasi.

Prima dell'appuntamento: analisi del caso prospettato. Si tratta della fase più delicata, perché dalla esatta comprensione del caso sottoposto dipendono il corretto inquadramento giuridico dello stesso, la ricerca del materiale e la soluzione finale.

Durante l’appuntamento: disponibilità all’ascolto e capacità a tenere distinti i dati essenziali del caso dalle componenti psicologiche ed emozionali.

Al termine dell’appuntamento: ti verranno forniti gli elementi di valutazione necessari e i suggerimenti opportuni al fine di porre in essere azioni consapevoli a seguito di un apprezzamento riflessivo di rischi e vantaggi. Il contenuto della prestazione di consulenza stragiudiziale comprende, difatti, il preciso dovere di informare compiutamente il cliente di ogni rischio di causa. A detto obbligo di informazione, si accompagnano specifici doveri di dissuasione e di sollecitazione.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)

Articoli correlati