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Euroritenuta: rimborso dopo voluntary disclosure

La Corte di Cassazione ha confermato il diritto dei contribuenti al rimborso dell’Euroritenuta anche dopo aver aderito alla procedura di voluntary disclosure. L’Agenzia delle Entrate sosteneva che la definizione agevolata rendesse intangibile il debito d’imposta, impedendo rimborsi successivi. I giudici hanno invece stabilito che il divieto di doppia imposizione, sancito da direttive europee e accordi internazionali tra Italia e Svizzera, prevale sulle norme interne. La domanda di rimborso è stata ritenuta tempestiva poiché presentata entro due anni dal pagamento delle somme legate alla regolarizzazione.

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Pubblicato il 1 aprile 2026 in Diritto Tributario, Giurisprudenza Tributaria

Euroritenuta: il diritto al rimborso dopo la voluntary disclosure

La Corte di Cassazione ha recentemente emesso una sentenza fondamentale in materia di fiscalità internazionale, chiarendo il rapporto tra la procedura di regolarizzazione dei capitali esteri e il recupero delle tasse pagate all’estero. Il cuore della questione riguarda l’Euroritenuta, ovvero la tassazione applicata sugli interessi maturati in conti correnti esteri, e la possibilità di ottenerne il rimborso dopo aver aderito alla collaborazione volontaria.

Il caso della voluntary disclosure e delle tasse estere

Alcuni contribuenti avevano regolarizzato la propria posizione fiscale relativa a capitali detenuti in Svizzera attraverso la procedura di voluntary disclosure. Durante tale procedura, l’Amministrazione finanziaria aveva preteso il pagamento integrale delle imposte senza scomputare l’Euroritenuta già versata all’estero. Successivamente al pagamento, i contribuenti hanno presentato istanza di rimborso per evitare una doppia tassazione sullo stesso reddito. L’Agenzia delle Entrate ha opposto un rifiuto, sostenendo che l’adesione alla procedura di regolarizzazione rendesse il rapporto tributario ormai chiuso e non più contestabile.

La decisione della Cassazione sull’Euroritenuta

I giudici di legittimità hanno respinto la tesi del Fisco, stabilendo che il diritto al rimborso dell’Euroritenuta non viene meno con la voluntary disclosure. La Corte ha evidenziato come la procedura di collaborazione volontaria non sia equiparabile a un accertamento con adesione tradizionale. Mentre quest’ultimo nasce da una contestazione dell’ufficio e mira a una mediazione, la regolarizzazione è un atto spontaneo del contribuente volto a sanare infedeltà dichiarative. Pertanto, non sussiste un divieto assoluto di richiedere rimborsi per somme che risulterebbero indebitamente versate a causa di una doppia imposizione.

Prevalenza del diritto internazionale

Un punto cardine della sentenza è la primazia delle fonti sovranazionali. La Direttiva 2003/48/CE e l’Accordo tra la Comunità Europea e la Confederazione Svizzera impongono agli Stati membri di eliminare ogni forma di doppia tassazione. Queste norme internazionali hanno un carattere di specialità e prevalgono sulle disposizioni nazionali limitative. Negare il rimborso significherebbe introdurre una sanzione indiretta non prevista, violando i principi di adeguatezza e proporzionalità del sistema tributario.

Le motivazioni

La Suprema Corte ha motivato la decisione sottolineando che il presupposto per la restituzione sorge nel momento in cui si verifica la doppia imposizione effettiva. Nel caso di specie, tale momento coincide con il pagamento delle somme dovute per la regolarizzazione, che ha reso definitivo il prelievo fiscale in Italia su redditi già tassati all’estero. Di conseguenza, il termine biennale per presentare l’istanza di rimborso decorre da tale versamento, rendendo tempestive le richieste dei contribuenti. Inoltre, l’articolo 165 del TUIR deve essere interpretato in modo da non collidere con gli obblighi internazionali assunti dallo Stato italiano.

Le conclusioni

Questa sentenza rappresenta una vittoria significativa per la tutela del contribuente contro le pretese eccessive dell’erario. Viene ribadito che le procedure agevolative non possono diventare uno strumento per aggirare il divieto di doppia tassazione. Il diritto al rimborso dell’Euroritenuta resta un presidio fondamentale garantito dal diritto dell’Unione Europea, che l’Amministrazione finanziaria è tenuta a rispettare indipendentemente dalle circolari interne di segno opposto. La certezza del diritto e il rispetto delle gerarchie delle fonti tornano così al centro del dibattito fiscale internazionale.

Si può chiedere il rimborso dell’Euroritenuta dopo la voluntary disclosure?
Sì, la Cassazione ha stabilito che il diritto al rimborso spetta anche a chi ha regolarizzato i capitali esteri per evitare la doppia imposizione sui medesimi interessi.

Qual è il termine per presentare la domanda di rimborso?
La domanda deve essere presentata entro due anni dal pagamento delle somme dovute per la procedura di collaborazione volontaria, momento in cui si cristallizza la doppia tassazione.

Perché il diritto internazionale prevale sulle circolari dell’Agenzia?
Gli accordi tra Italia e Svizzera e le direttive europee sono fonti primarie che vietano la doppia imposizione e superano le restrizioni procedurali interne previste dal Fisco.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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