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Estinzione ricorso Cassazione: conseguenze inattività

La Corte di Cassazione ha dichiarato l’estinzione del ricorso di un contribuente contro la Regione Calabria e l’Agenzia delle Entrate – Riscossione. Dopo aver ricevuto una proposta di definizione del giudizio ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c., il ricorrente non ha chiesto la decisione sul ricorso entro il termine di 40 giorni. Tale inattività è stata interpretata come rinuncia, portando alla declaratoria di estinzione del ricorso e alla condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali.

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Pubblicato il 28 agosto 2025 in Diritto Tributario, Giurisprudenza Tributaria

Estinzione del Ricorso: la Cassazione sanziona l’inattività

Il presente decreto della Corte di Cassazione offre un importante monito sull’importanza della diligenza processuale. L’analisi del caso chiarisce le gravi conseguenze derivanti dalla mancata risposta a una proposta di definizione del giudizio, culminate nella declaratoria di estinzione del ricorso e nella condanna alle spese. Approfondiamo la vicenda e le norme applicate.

I Fatti del Caso

Un contribuente presentava ricorso per cassazione avverso una sentenza della Corte di Giustizia Tributaria di secondo grado della Calabria. Le controparti nel giudizio erano l’amministrazione regionale e l’Agenzia delle Entrate – Riscossione. Il caso, giunto all’attenzione della Suprema Corte, è stato oggetto di una specifica procedura volta a velocizzare la definizione delle liti.

La Proposta di Definizione e il Silenzio del Ricorrente

In conformità con quanto previsto dall’articolo 380-bis del codice di procedura civile, la Corte ha formulato una proposta di definizione del giudizio e l’ha comunicata a tutte le parti coinvolte. Questa procedura mira a risolvere i ricorsi in modo più celere quando l’esito appare scontato. La legge concede alla parte ricorrente un termine di quaranta giorni dalla comunicazione per chiedere una decisione formale sul ricorso, manifestando così la volontà di proseguire nel giudizio nonostante la proposta.

Nel caso specifico, tale termine è trascorso senza che il ricorrente abbia presentato alcuna istanza per la decisione. Questo silenzio è stato l’elemento determinante per l’esito del procedimento.

Le Motivazioni: L’Automatismo della Norma sull’Estinzione del Ricorso

La Corte di Cassazione ha basato la sua decisione su un’interpretazione rigorosa delle norme procedurali. Il secondo comma dell’art. 380-bis c.p.c. stabilisce chiaramente che se la parte ricorrente non chiede la decisione del ricorso nel termine previsto, il ricorso si intende rinunciato. Questa presunzione di rinuncia non ammette prova contraria e comporta, come conseguenza diretta, l’applicazione dell’articolo 391 del codice di procedura civile.

Quest’ultimo articolo disciplina proprio l’estinzione del processo. Pertanto, la Corte non ha fatto altro che prendere atto dell’inattività del ricorrente e dichiarare, come previsto dalla legge, l’estinzione del giudizio di cassazione. Conseguentemente, ai sensi del secondo comma dell’art. 391 c.p.c., la Corte ha provveduto anche alla liquidazione delle spese processuali, ponendole a carico della parte la cui inerzia ha causato la chiusura del procedimento.

Le Conclusioni: Implicazioni Pratiche e un Monito sulla Diligenza

La decisione evidenzia un principio fondamentale del diritto processuale: i termini sono perentori e la loro inosservanza produce effetti irreversibili. L’estinzione del ricorso per inattività dopo la proposta di definizione non è una scelta discrezionale del giudice, ma un esito automatico previsto dalla legge.

Per le parti e i loro difensori, ciò significa che la ricezione di una proposta ex art. 380-bis c.p.c. richiede una valutazione attenta e una presa di posizione esplicita. Ignorare la comunicazione equivale a rinunciare al proprio diritto di ottenere una pronuncia sul merito, con l’ulteriore aggravio di essere condannati al pagamento delle spese legali della controparte. Questo provvedimento ribadisce l’importanza di un monitoraggio costante e attivo delle procedure giudiziarie per evitare conseguenze pregiudizievoli.

Cosa succede se un ricorrente in Cassazione non risponde alla proposta di definizione del giudizio?
Se il ricorrente non deposita un’istanza per richiedere la decisione sul ricorso entro 40 giorni dalla comunicazione della proposta, il ricorso si considera per legge rinunciato.

Perché il giudizio di Cassazione è stato dichiarato estinto?
Il giudizio è stato dichiarato estinto perché, a seguito della proposta di definizione, il ricorrente non ha manifestato la volontà di proseguire la causa entro il termine stabilito, attivando così la presunzione di rinuncia che porta all’estinzione del ricorso.

Chi deve pagare le spese legali in caso di estinzione del ricorso per inattività?
Le spese legali vengono addebitate alla parte ricorrente, la cui inattività ha causato l’estinzione del procedimento. In questo caso, il ricorrente è stato condannato a pagare le spese in favore della parte controricorrente.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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