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Estinzione del giudizio: la guida completa al caso

Un Comune impugna una sentenza che riconosceva l’esenzione IMU a un ente religioso. In Cassazione, le parti raggiungono un accordo e il Comune rinuncia al ricorso. La Corte dichiara l’estinzione del giudizio e compensa le spese, specificando che non si applica il raddoppio del contributo unificato.

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Pubblicato il 30 novembre 2025 in Diritto Tributario, Giurisprudenza Tributaria

Estinzione del Giudizio: Quando l’Accordo tra le Parti Ferma il Processo

L’estinzione del giudizio è un meccanismo processuale che porta alla chiusura di una causa prima di una sentenza definitiva. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ci offre un esempio pratico, illustrando cosa accade quando le parti, in questo caso un Comune e un ente religioso, decidono di risolvere la loro disputa con un accordo, portando alla rinuncia al ricorso. Analizziamo insieme i dettagli di questa vicenda.

I Fatti del Caso: Una Disputa sull’IMU

La controversia ha origine da una questione fiscale: un ente religioso si era visto riconoscere dalla Commissione tributaria provinciale il diritto all’esenzione dal pagamento dell’IMU per l’anno 2013, relativamente a un immobile di sua proprietà. Il Comune, non accettando tale decisione, aveva proposto appello presso la Corte di giustizia tributaria di secondo grado del Lazio.

Anche in secondo grado, i giudici avevano dato ragione all’ente religioso, respingendo il gravame del Comune. Di fronte a questa seconda sconfitta, l’ente locale ha deciso di portare la questione fino all’ultimo grado di giudizio, presentando ricorso in Cassazione.

La Svolta: l’Accordo e la Rinuncia al Ricorso

Mentre il processo era pendente dinanzi alla Suprema Corte, le parti hanno trovato una soluzione extragiudiziale, stipulando un accordo bonario per porre fine alla lite. A seguito di tale intesa, il Comune ha formalmente depositato una nota con cui dichiarava di rinunciare al proprio ricorso. L’ente religioso, a sua volta, ha formalmente accettato tale rinuncia.

Questo atto congiunto ha cambiato radicalmente il corso del procedimento, spostandolo da un esito contenzioso a una chiusura consensuale.

La Decisione della Corte sull’Estinzione del Giudizio

Preso atto della volontà concorde delle parti, la Corte di Cassazione non ha potuto fare altro che applicare le norme del codice di procedura civile in materia. Ha quindi dichiarato formalmente l’estinzione del giudizio. Coerentemente con la natura consensuale della chiusura del contenzioso, la Corte ha disposto la compensazione integrale delle spese legali, il che significa che ogni parte ha sostenuto i costi del proprio avvocato, come solitamente avviene in questi casi.

le motivazioni

La Corte ha basato la sua decisione sull’intervenuta rinuncia al ricorso, formalmente accettata dalla controparte. Ai sensi dell’articolo 391 del codice di procedura civile, la rinuncia accettata comporta l’estinzione del procedimento, senza che il giudice debba pronunciarsi nel merito della questione. Un punto cruciale della motivazione riguarda l’inapplicabilità del cosiddetto ‘raddoppio del contributo unificato’, previsto dall’articolo 13, comma 1-quater, del d.P.R. 115/2002. La Corte ha ribadito che tale norma ha carattere sanzionatorio e si applica solo in caso di rigetto, inammissibilità o improcedibilità dell’impugnazione. Essendo una misura di stretta interpretazione, non può essere estesa per analogia al caso di estinzione del giudizio, che rappresenta una situazione diversa e non contemplata dalla norma.

le conclusioni

Questa ordinanza conferma un principio importante: la volontà delle parti di porre fine a una lite attraverso un accordo prevale sulla prosecuzione del contenzioso. L’estinzione del giudizio per rinuncia è uno strumento che favorisce la risoluzione amichevole delle controversie, alleggerendo il carico giudiziario. Inoltre, chiarisce in modo definitivo che la scelta di rinunciare a un ricorso a seguito di un accordo non espone la parte rinunciante a sanzioni processuali come il raddoppio del contributo unificato, incentivando così le soluzioni transattive anche in fase di legittimità.

Cosa succede a un processo se le parti trovano un accordo?
Se la parte che ha iniziato l’impugnazione (ricorrente) rinuncia al ricorso e l’altra parte (controricorrente) accetta, il giudice dichiara l’estinzione del giudizio, chiudendo definitivamente il processo senza una decisione nel merito.

In caso di estinzione del giudizio per rinuncia, si deve pagare il doppio del contributo unificato?
No. La Corte ha chiarito che il raddoppio del contributo unificato è una misura sanzionatoria applicabile solo in caso di rigetto o inammissibilità dell’impugnazione e non può essere estesa all’ipotesi di estinzione del giudizio per rinuncia.

Chi paga le spese legali quando un processo si estingue per rinuncia?
In questo caso, stante l’accordo amichevole tra le parti, la Corte ha disposto la compensazione integrale delle spese di giudizio. Ciò significa che ciascuna parte si è fatta carico delle proprie spese legali.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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