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Esenzione INVIM: negata agevolazione a enti centrali

La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un ente gestore del patrimonio ecclesiastico che rivendicava l’**Esenzione INVIM** straordinaria. La controversia riguardava 41 avvisi di liquidazione su immobili di proprietà della Sede Apostolica. La Corte ha stabilito che l’agevolazione fiscale prevista per i benefici ecclesiastici non è estendibile agli enti che amministrano beni per il funzionamento generale della Curia, poiché privi del requisito di patrimonio strumentale al sostentamento di un singolo titolare di ufficio sacro. La decisione conferma il superamento di un vecchio orientamento giurisprudenziale più permissivo.

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Pubblicato il 27 marzo 2026 in Diritto Tributario, Giurisprudenza Tributaria

Esenzione INVIM: perché non spetta a tutti gli enti ecclesiastici

Il tema dell’Esenzione INVIM per gli immobili di proprietà di enti religiosi è tornato al centro del dibattito giuridico con una recente e significativa pronuncia della Corte di Cassazione. La questione riguarda la possibilità di applicare agevolazioni fiscali storiche a enti che, pur avendo natura ecclesiastica, svolgono funzioni di gestione patrimoniale complessa anziché di diretto sostentamento del clero.

Il caso: la gestione del patrimonio e l’Esenzione INVIM

La vicenda trae origine dall’impugnazione di numerosi avvisi di liquidazione relativi all’imposta straordinaria sull’incremento di valore degli immobili. Un importante ente preposto all’amministrazione dei beni della Sede Apostolica sosteneva di aver diritto all’Esenzione INVIM decennale, equiparando la propria natura giuridica a quella dei cosiddetti benefici ecclesiastici.

Inizialmente, i ricorsi erano stati accolti in primo grado, ma la decisione è stata ribaltata nei successivi gradi di giudizio. Il nodo centrale riguardava l’interpretazione dell’art. 8 della Legge 904/1977, che riserva il beneficio fiscale esclusivamente a determinate categorie di enti.

La decisione della Corte di Cassazione

La Suprema Corte ha confermato il rigetto della richiesta di agevolazione. I giudici hanno chiarito che le norme che prevedono agevolazioni fiscali sono di stretta interpretazione e non possono essere applicate per analogia a soggetti non espressamente indicati dal legislatore.

L’ente ricorrente, pur essendo una persona giuridica di rilievo nell’ordinamento canonico, non è stato considerato un beneficio ecclesiastico ai fini fiscali italiani. La Corte ha sottolineato come la riforma del 1985 abbia profondamente mutato il quadro normativo, sopprimendo la vecchia struttura dei benefici e introducendo gli Istituti per il sostentamento del clero.

Differenza tra gestione patrimoniale e beneficio

Un punto cruciale della sentenza riguarda la distinzione tra un ente che amministra beni per il funzionamento di una struttura complessa (come la Curia) e un beneficio ecclesiastico propriamente detto. Quest’ultimo è caratterizzato da un patrimonio autonomo destinato esclusivamente al mantenimento del titolare di un ufficio sacro, come un parroco o un vescovo. L’ente in questione, invece, reperisce fondi per le necessità generali della Sede Apostolica, configurandosi come un organismo di amministrazione centrale.

Le motivazioni

Le motivazioni della Corte si fondano sulla mancanza dei requisiti oggettivi richiesti dalla legge per l’Esenzione INVIM. In primo luogo, l’ente non ha dimostrato di essere un beneficio congruabile, ovvero un ente che riceveva contributi dallo Stato per il sostentamento del clero. In secondo luogo, la presunzione legale introdotta dalla Legge 222/1985 opera nel senso di escludere la natura beneficiale per gli enti che sono sopravvissuti alla riforma senza trasformarsi in Istituti diocesani. La Corte ha ribadito che l’onere della prova spetta al contribuente che intende avvalersi di un’agevolazione, e in questo caso tale prova non è stata fornita.

Le conclusioni

Le conclusioni della sentenza segnano un definitivo cambio di rotta rispetto a orientamenti degli anni ’90. L’Esenzione INVIM non può essere riconosciuta in via estensiva agli enti centrali della Chiesa solo in virtù della loro origine. Questa pronuncia riafferma il principio di uguaglianza tributaria, limitando i privilegi fiscali solo a quelle realtà che rispondono a specifiche finalità sociali o di sostentamento previste dal Concordato e dalle leggi attuative. Per gli enti gestori, resta l’obbligo di contribuire alla fiscalità locale secondo le regole ordinarie, a meno di specifiche esenzioni legate alla natura dell’attività svolta negli immobili.

Quali enti hanno diritto all’esenzione INVIM secondo la legge?
L’agevolazione è riservata ai benefici ecclesiastici e agli istituti per il sostentamento del clero, intesi come patrimoni destinati al mantenimento dei titolari di uffici sacri.

Perché un ente di gestione patrimoniale non può godere dell’esenzione?
Perché non possiede un patrimonio autonomo finalizzato al sostentamento di un singolo ufficio sacro, ma gestisce beni per il funzionamento generale di una struttura complessa.

Cosa deve provare un ente per ottenere un’agevolazione fiscale?
Il contribuente ha l’onere di provare la sussistenza di tutti i presupposti legali che legittimano la richiesta di esenzione, specialmente se contestati dall’amministrazione finanziaria.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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