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Esenzione IMU società sportive: la decisione della Corte

Una società sportiva dilettantistica ha impugnato un avviso di accertamento IMU, sostenendo di avere diritto all’esenzione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, chiarendo che per l’esenzione IMU società sportive non è sufficiente la forma giuridica non profit. L’ente deve dimostrare concretamente sia il requisito soggettivo (effettiva assenza di scopo di lucro) sia quello oggettivo (uso esclusivo dell’immobile per attività non commerciali). La classificazione catastale dell’immobile (D/6) è stata considerata un forte indizio della natura lucrativa dell’attività, non superato da prove contrarie fornite dalla società.

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Pubblicato il 30 novembre 2025 in Diritto Tributario, Giurisprudenza Tributaria

Esenzione IMU società sportive: la Cassazione conferma che la forma non basta

L’esenzione IMU per le società sportive è un tema di grande interesse, che spesso genera contenziosi tra gli enti e le amministrazioni comunali. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha fornito chiarimenti cruciali, stabilendo che la semplice qualifica di Società Sportiva Dilettantistica (SSD) non è sufficiente per ottenere il beneficio fiscale. È necessario dimostrare concretamente la natura non commerciale dell’attività svolta. Analizziamo insieme questa importante decisione.

I Fatti del Caso: La Controversia tra SSD e Comune

Una Società Sportiva Dilettantistica, costituita in forma di S.r.l., aveva impugnato un avviso di accertamento per l’IMU relativa all’anno 2013, ritenendo di aver diritto all’esenzione prevista per gli enti non commerciali. La Commissione Tributaria Provinciale aveva inizialmente accolto il ricorso della società. Tuttavia, il Comune aveva presentato appello e la Commissione Tributaria Regionale aveva ribaltato la decisione.

Secondo i giudici d’appello, la società, in quanto S.r.l., era ontologicamente commerciale e, in ogni caso, non aveva fornito la prova del possesso dei requisiti richiesti dalla normativa. In particolare, la classificazione catastale dell’immobile nella categoria D/6 (immobili per esercizio di attività sportive con fine di lucro) indicava che l’attività non era svolta con modalità non commerciali. La società ha quindi presentato ricorso in Cassazione.

La Decisione della Cassazione sull’esenzione IMU per società sportive

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società, confermando la decisione della Commissione Tributaria Regionale. I giudici hanno chiarito la distinzione fondamentale tra requisito soggettivo e requisito oggettivo per accedere all’esenzione.

Il Requisito Soggettivo: Oltre la Veste Giuridica

La Corte ha riconosciuto che, per legge, le Società Sportive Dilettantistiche (SSD) sono equiparate alle Associazioni Sportive Dilettantistiche (ASD) ai fini fiscali. Ciò significa che anche una società di capitali, come una S.r.l., può, in linea di principio, beneficiare dell’esenzione. Tuttavia, questa è solo una presunzione formale. L’esenzione è concessa solo se la società, al di là della sua forma giuridica, svolge in concreto un’attività senza scopo di lucro. La qualifica di SSD iscritta al registro CONI non è, da sola, una garanzia.

Il Requisito Oggettivo e l’Onere della Prova

Il punto cruciale della decisione riguarda il requisito oggettivo: l’immobile deve essere utilizzato esclusivamente per lo svolgimento di attività non commerciali. La Corte ha sottolineato che l’onere di provare la sussistenza di entrambi i requisiti (soggettivo e oggettivo) spetta interamente al contribuente che invoca l’agevolazione.

La società ricorrente si era difesa sostenendo che il Comune non avesse mai contestato il requisito oggettivo nel primo grado di giudizio. La Cassazione ha respinto questa argomentazione, qualificando la contestazione del Comune come una “mera difesa” e non come un’eccezione in senso stretto. La mera difesa, che contesta la sussistenza dei fatti costitutivi del diritto vantato, può essere sollevata in qualsiasi momento, anche in appello.

Le Motivazioni della Corte

Le motivazioni della Corte si fondano su due pilastri: il valore probatorio della classificazione catastale e la distribuzione dell’onere della prova.

La Classificazione Catastale come Indizio di Commercialità

I giudici hanno dato grande peso alla classificazione catastale dell’immobile nella categoria D/6. Questa categoria, per definizione, si riferisce a immobili destinati all’esercizio di attività sportive che, pur potendo essere svolte senza fine di lucro, sono potenzialmente idonee a generare profitto. Tale classificazione costituisce un grave indizio della natura commerciale dell’attività. Spettava quindi alla società fornire una prova contraria rigorosa, dimostrando che, nonostante la classificazione, l’attività era svolta con modalità interamente non commerciali, cosa che non è avvenuta.

L’Onere della Prova a Carico del Contribuente

La Corte ha ribadito un principio fondamentale del diritto tributario: chi chiede un’esenzione o un’agevolazione fiscale ha il dovere di dimostrare di possedere tutti i requisiti previsti dalla legge. Non è l’amministrazione a dover provare l’assenza dei requisiti, ma il contribuente a doverne provare la presenza. In questo caso, la società non ha adempiuto a tale onere, limitandosi a far valere la propria natura formale di SSD senza entrare nel merito delle concrete modalità di gestione e utilizzo dell’immobile.

Conclusioni

L’ordinanza in esame rappresenta un importante monito per tutte le società sportive dilettantistiche. Per ottenere l’esenzione IMU società sportive, non è sufficiente la qualifica formale. È indispensabile poter dimostrare, con prove concrete e documentali, che l’attività è effettivamente priva di scopo di lucro e che l’immobile è utilizzato esclusivamente per fini istituzionali non commerciali. La classificazione catastale è un elemento che non può essere ignorato e, se indica una potenziale attività lucrativa, il contribuente deve essere preparato a superare questa presunzione con prove solide.

Una società sportiva dilettantistica (SSD) costituita come S.r.l. ha automaticamente diritto all’esenzione IMU?
No. Sebbene le SSD siano equiparate per legge alle associazioni non profit, devono dimostrare in concreto di non avere scopo di lucro e di utilizzare l’immobile esclusivamente per attività non commerciali. La forma giuridica da sola non è sufficiente.

Chi deve provare che l’attività svolta nell’immobile è non commerciale per ottenere l’esenzione IMU?
L’onere della prova ricade interamente sul contribuente. È la società sportiva che invoca l’esenzione a dover dimostrare di possedere tutti i requisiti richiesti dalla norma, sia soggettivi (natura non commerciale dell’ente) sia oggettivi (uso dell’immobile).

La classificazione catastale di un immobile (es. D/6) può impedire l’esenzione IMU per una società sportiva?
Non la impedisce automaticamente, ma costituisce un forte indizio della natura commerciale e lucrativa dell’attività. Se l’immobile è classificato in una categoria come la D/6, spetta alla società fornire prove rigorose per dimostrare che, nonostante ciò, l’attività viene svolta con modalità esclusivamente non commerciali.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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