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Esenzione IMU prima casa: sì a coniugi con residenza diversa

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di una contribuente, annullando un avviso di accertamento IMU. Applicando la sentenza della Corte Costituzionale n. 209/2022, ha stabilito che per l’esenzione IMU prima casa conta solo la residenza e la dimora abituale del possessore dell’immobile, non quella dell’intero nucleo familiare. Pertanto, l’esenzione spetta anche se il coniuge risiede in un comune diverso.

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Pubblicato il 29 novembre 2025 in Diritto Tributario, Giurisprudenza Tributaria

Esenzione IMU Prima Casa: La Cassazione Conferma il Diritto per Coniugi con Residenza Diversa

Con l’ordinanza n. 17221/2024, la Corte di Cassazione torna su un tema cruciale per molti contribuenti: l’esenzione IMU prima casa per i coniugi che, per vari motivi, hanno stabilito la propria residenza in comuni differenti. La decisione, fondata sui principi sanciti dalla Corte Costituzionale, chiarisce definitivamente che il diritto all’esenzione è legato alla situazione del singolo possessore dell’immobile, non a quella dell’intero nucleo familiare. Vediamo nel dettaglio i fatti e le motivazioni di questa importante pronuncia.

I fatti del caso

Una contribuente si è vista recapitare un avviso di accertamento per l’IMU relativa all’anno 2013, con il quale il Comune negava l’esenzione per l’abitazione principale. Il motivo del diniego risiedeva nel fatto che il coniuge della signora aveva la propria residenza anagrafica in un altro Comune.

Sia la Commissione Tributaria Provinciale che quella Regionale della Toscana avevano respinto i ricorsi della contribuente, confermando la pretesa del Comune. Secondo i giudici di merito, la diversa residenza dei coniugi faceva venir meno il requisito del “nucleo familiare” residente e dimorante nell’immobile, considerato indispensabile per beneficiare dell’agevolazione. Di fronte a queste decisioni, la contribuente ha proposto ricorso in Cassazione, basandolo su un unico motivo: la violazione della legge sull’IMU alla luce di un fondamentale intervento della Corte Costituzionale.

La questione dell’esenzione IMU prima casa e il nucleo familiare

Il cuore della controversia ruota attorno alla definizione di “abitazione principale” ai fini IMU. La normativa originaria (art. 13, comma 2, del D.L. n. 201/2011) la identificava come l’immobile in cui “il possessore e il suo nucleo familiare dimorano abitualmente e risiedono anagraficamente”. Questa formulazione ha generato per anni un’interpretazione restrittiva, il cosiddetto “diritto vivente”, secondo cui se i coniugi avevano residenze diverse, nessuno dei due immobili poteva essere considerato abitazione principale, perdendo così entrambi il diritto all’esenzione (salvo casi di separazione legale).

Questo orientamento è stato però demolito dalla sentenza della Corte Costituzionale n. 209 del 2022, che ha dichiarato illegittima proprio la parte della norma che faceva riferimento al “nucleo familiare”.

La decisione della Corte di Cassazione

La Suprema Corte, nell’ordinanza in esame, ha accolto pienamente il ricorso della contribuente, ritenendolo fondato senza la necessità di ulteriori accertamenti. I giudici hanno direttamente applicato i principi espressi dalla Corte Costituzionale, cassando la sentenza impugnata e annullando l’avviso di accertamento del Comune.

Le motivazioni

La motivazione della Cassazione si fonda interamente sulla pronuncia della Corte Costituzionale. Quest’ultima ha stabilito che il riferimento al “nucleo familiare” creava una discriminazione irragionevole e violava gli articoli 3, 31 e 53 della Costituzione.

In sostanza, la norma penalizzava le coppie sposate o unite civilmente rispetto ai conviventi di fatto o ai singoli. Infatti, due conviventi con residenze diverse potevano entrambi godere dell’esenzione, mentre due coniugi nella stessa situazione ne erano esclusi. Questa disparità, secondo la Consulta, non aveva alcuna giustificazione ragionevole, nemmeno in un’ottica antielusiva, poiché i Comuni dispongono di efficaci strumenti per verificare l’effettività della dimora abituale.

Di conseguenza, la Corte Costituzionale ha riscritto la norma, eliminando il riferimento al nucleo familiare. La definizione corretta di abitazione principale è ora: «l’immobile, iscritto o iscrivibile nel catasto edilizio urbano come unica unità immobiliare, nel quale il possessore dimora abitualmente e risiede anagraficamente».

La Cassazione, applicando questo principio, ha concluso che il beneficio spetta al possessore dell’immobile che dimostri di viverci abitualmente e di avervi la residenza, a prescindere da dove il proprio coniuge abbia stabilito la sua. La sentenza impugnata, che si basava sulla vecchia interpretazione, è stata quindi annullata.

Le conclusioni

Questa ordinanza consolida un principio di fondamentale importanza per i contribuenti. L’esenzione IMU prima casa è un diritto individuale legato a una situazione di fatto (la dimora abituale) e a una anagrafica (la residenza) del singolo possessore. Il vincolo matrimoniale o l’unione civile non possono rappresentare un fattore penalizzante. I cittadini che, per esigenze lavorative, familiari o personali, vivono in una residenza diversa da quella del coniuge, hanno pieno diritto a beneficiare dell’esenzione sull’immobile che costituisce la loro effettiva abitazione principale. I Comuni non possono più negare l’agevolazione basandosi unicamente sulla diversa residenza dei coniugi.

Per ottenere l’esenzione IMU prima casa è necessario che tutto il nucleo familiare risieda nello stesso immobile?
No, a seguito della sentenza della Corte costituzionale n. 209 del 2022, non è più necessario. L’esenzione spetta al possessore dell’immobile che vi dimora abitualmente e risiede anagraficamente, a prescindere dalla residenza degli altri membri del nucleo familiare, come il coniuge.

Un contribuente ha diritto all’esenzione IMU sulla propria abitazione principale se il coniuge ha la residenza in un altro comune?
Sì. La Corte di Cassazione, applicando i principi della Corte costituzionale, ha stabilito che il beneficio spetta al possessore dell’immobile dove questi dimora e risiede anagraficamente, anche se il coniuge ha la propria residenza anagrafica in un diverso comune.

Quale norma è stata dichiarata incostituzionale e perché?
È stata dichiarata incostituzionale la parte dell’art. 13, comma 2, del d.l. n. 201 del 2011 che collegava la nozione di “abitazione principale” alla dimora e residenza non solo del possessore, ma anche del suo “nucleo familiare”. La norma è stata ritenuta discriminatoria perché creava una disparità di trattamento irragionevole tra le persone unite in matrimonio o unione civile e i singoli o conviventi di fatto.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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