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Esenzione IMU prima casa: la Cassazione decide

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un Comune che negava l’esenzione IMU prima casa a un contribuente la cui moglie risiedeva in un altro immobile. Fondamentale è stata l’applicazione della sentenza della Corte Costituzionale n. 209/2022, che ha svincolato il beneficio dalla residenza dell’intero nucleo familiare, legandolo esclusivamente alla dimora abituale e residenza anagrafica del singolo possessore.

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Pubblicato il 29 novembre 2025 in Diritto Tributario, Giurisprudenza Tributaria

Esenzione IMU prima casa: la Cassazione fa chiarezza per i coniugi con residenze diverse

La questione dell’esenzione IMU prima casa per i coniugi che, per motivi lavorativi o personali, hanno stabilito la propria residenza in comuni diversi è da tempo fonte di dubbi e contenziosi. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha consolidato un principio fondamentale, già sancito dalla Corte Costituzionale, portando finalmente chiarezza. Vediamo nel dettaglio come si è giunti a questa importante conclusione e quali sono le implicazioni per i contribuenti.

I Fatti del Caso: La Controversia sull’Abitazione Principale

Un contribuente si era visto recapitare un avviso di accertamento dal proprio Comune per il mancato pagamento dell’IMU relativa agli anni 2012 e 2013. L’ente locale contestava il diritto all’esenzione per l’abitazione principale, poiché la moglie del contribuente aveva la propria residenza anagrafica in un altro Comune. Secondo la tesi del Comune, il requisito per beneficiare dell’agevolazione fiscale non era soddisfatto, in quanto l’intero nucleo familiare non risiedeva e dimorava abitualmente nello stesso immobile. Il contribuente aveva impugnato l’atto, ottenendo ragione sia in primo che in secondo grado. Il Comune, non rassegnato, ha quindi proposto ricorso per cassazione.

La Decisione della Corte sulla Esenzione IMU prima casa

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza in esame, ha rigettato il ricorso del Comune, confermando il diritto del contribuente all’esenzione. La decisione si fonda interamente sulla rivoluzionaria sentenza della Corte Costituzionale n. 209 del 2022. Quest’ultima ha dichiarato l’illegittimità costituzionale della norma che legava il concetto di abitazione principale alla residenza anagrafica e alla dimora abituale non solo del possessore, ma anche del suo nucleo familiare. La Cassazione, recependo tale principio, ha stabilito che la pretesa del Comune era infondata, poiché basata su un presupposto normativo non più valido.

Le Motivazioni: Un Diritto Individuale e non Familiare

Le motivazioni alla base della decisione risiedono nel superamento di una visione anacronistica e discriminatoria della normativa fiscale. La Corte Costituzionale prima, e la Cassazione poi, hanno evidenziato come pretendere la coabitazione dell’intero nucleo familiare per concedere l’esenzione IMU prima casa creasse una disparità di trattamento ingiustificata. Tale norma penalizzava i coniugi e le persone unite civilmente rispetto ai conviventi di fatto, oltre a non tenere conto delle moderne esigenze lavorative e personali che possono legittimamente portare una coppia a vivere in luoghi diversi.

La Consulta ha quindi riscritto la regola, stabilendo che per “abitazione principale” si deve intendere l’immobile in cui il possessore ha la sua dimora abituale e la sua residenza anagrafica, indipendentemente da dove si trovi il resto del suo nucleo familiare. L’esenzione diventa così un diritto legato alla situazione oggettiva dell’immobile e alla relazione che il singolo contribuente ha con esso, e non più un beneficio condizionato dalla struttura familiare. Viene meno, quindi, il riferimento al nucleo familiare, che causava discriminazioni e non era coerente con la natura di imposta reale dell’IMU.

Le Conclusioni: Cosa Cambia per i Contribuenti

L’ordinanza della Cassazione consolida un principio di fondamentale importanza pratica per moltissimi contribuenti. In sintesi, un coniuge ha diritto all’esenzione IMU per l’immobile in cui vive abitualmente e ha la residenza, anche se l’altro coniuge risiede in un’altra abitazione, situata in un diverso comune. Ogni coniuge, se sussistono i requisiti di dimora e residenza per il proprio immobile, potrà beneficiare dell’esenzione sulla rispettiva abitazione principale.

Questa interpretazione, ormai diritto vivente, elimina l’incertezza giuridica e protegge le scelte di vita delle famiglie, evitando che queste vengano penalizzate da una visione restrittiva e superata del concetto di nucleo familiare ai fini fiscali. Per i Comuni, significa dover adeguare le proprie procedure di accertamento a questo nuovo e chiaro principio.

Un coniuge può beneficiare dell’esenzione IMU prima casa se l’altro coniuge risiede in un altro Comune?
Sì. A seguito della sentenza della Corte Costituzionale n. 209 del 2022, il diritto all’esenzione spetta al possessore dell’immobile che vi dimora abitualmente e vi risiede anagraficamente, a prescindere dalla residenza del coniuge.

Perché la vecchia norma sull’IMU è stata dichiarata incostituzionale?
La norma è stata dichiarata incostituzionale perché creava una discriminazione irragionevole. Richiedendo che l’intero nucleo familiare risiedesse nell’immobile, penalizzava le coppie sposate o unite civilmente rispetto ai conviventi di fatto e non teneva conto delle legittime esigenze lavorative o di altra natura che possono imporre residenze diverse.

Cosa si intende ora per “abitazione principale” ai fini dell’esenzione IMU?
Per abitazione principale si intende l’immobile, iscritto o iscrivibile nel catasto edilizio urbano come unica unità immobiliare, nel quale il possessore dimora abitualmente e risiede anagraficamente. Il riferimento al “nucleo familiare” è stato eliminato dalla definizione.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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