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Esenzione IMU prima casa: la Cassazione conferma

Un comune aveva negato l’esenzione IMU prima casa a una contribuente perché il coniuge risiedeva in un immobile diverso. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso del comune, confermando il diritto all’esenzione. La decisione si basa su una precedente sentenza della Corte Costituzionale (n. 209/2022), che ha stabilito che per abitazione principale si intende l’immobile in cui il possessore dimora abitualmente e ha la residenza anagrafica, a prescindere dalla residenza degli altri membri del nucleo familiare.

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Pubblicato il 29 novembre 2025 in Diritto Tributario, Giurisprudenza Tributaria

Esenzione IMU prima casa: via libera anche se il coniuge risiede altrove

L’esenzione IMU prima casa è un tema di grande interesse per i proprietari di immobili e spesso fonte di contenziosi. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione, la n. 17283/2024, ha ribadito un principio fondamentale, già sancito dalla Corte Costituzionale, che porta chiarezza per i coniugi con residenze diverse. La Suprema Corte ha confermato che il beneficio fiscale spetta al possessore dell’immobile che vi risiede e dimora abitualmente, indipendentemente da dove si trovi la residenza del coniuge.

I Fatti del Caso

La vicenda trae origine da un avviso di accertamento per l’IMU relativa all’anno 2012, notificato da un Comune a una contribuente. L’ente locale negava il diritto all’esenzione per l’abitazione principale sostenendo che il marito della donna risiedeva in un immobile diverso, situato in un altro Comune. Secondo l’interpretazione del Comune, per beneficiare dell’esenzione, l’intero nucleo familiare avrebbe dovuto risiedere e dimorare nell’immobile in questione.
La contribuente aveva impugnato l’atto impositivo, ottenendo una decisione favorevole sia in primo grado sia davanti alla Commissione Tributaria Regionale. Il Comune, non soddisfatto, ha quindi presentato ricorso alla Corte di Cassazione.

La Decisione della Corte di Cassazione sull’esenzione IMU prima casa

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Comune, giudicandolo infondato. I giudici di legittimità hanno basato la loro decisione sulla fondamentale sentenza della Corte Costituzionale n. 209 del 2022. Quest’ultima ha rivoluzionato l’interpretazione dei requisiti per l’esenzione IMU prima casa, dichiarando illegittima la parte della normativa che legava il concetto di “abitazione principale” alla residenza dell’intero “nucleo familiare”.

Le Motivazioni della Sentenza

Il cuore della motivazione risiede nel superamento del vecchio paradigma normativo. La Corte Costituzionale, e di conseguenza la Cassazione, ha evidenziato come il riferimento al “nucleo familiare” creasse una discriminazione irragionevole tra le persone coniugate e i singoli o i conviventi di fatto. Infatti, prima di questo intervento, un singolo individuo poteva godere dell’esenzione sulla propria abitazione principale senza problemi, mentre una coppia sposata con residenze diverse (spesso per motivi di lavoro) perdeva il diritto per entrambi gli immobili.

La Corte Costituzionale ha stabilito che il requisito per l’esenzione deve essere legato unicamente alla situazione del possessore dell’immobile. La norma è stata quindi riscritta, eliminando ogni riferimento al nucleo familiare. La nuova definizione, costituzionalmente orientata, di abitazione principale è la seguente: “l’immobile, iscritto o iscrivibile nel catasto edilizio urbano come unica unità immobiliare, nel quale il possessore dimora abitualmente e risiede anagraficamente”.

Di conseguenza, se un coniuge possiede un immobile, vi risiede anagraficamente e vi dimora abitualmente, ha diritto all’esenzione IMU, anche se l’altro coniuge ha la propria residenza e dimora in un’altra casa in un diverso comune. La Corte ha inoltre specificato che i Comuni dispongono di strumenti efficaci per verificare la veridicità delle dichiarazioni e l’effettiva sussistenza della dimora abituale, contrastando così eventuali abusi.

Conclusioni

Questa ordinanza consolida un principio di diritto di grande importanza pratica per molti contribuenti. L’esenzione IMU prima casa non dipende più dalla residenza congiunta del nucleo familiare, ma dalla situazione oggettiva del singolo proprietario. Per ottenere il beneficio fiscale, è sufficiente dimostrare due condizioni essenziali: la residenza anagrafica e la dimora abituale nell’immobile. Questa interpretazione elimina una palese disparità di trattamento e adegua la normativa fiscale alle moderne realtà sociali e lavorative, dove la necessità di avere residenze separate all’interno di un matrimonio non è più un’eccezione.

Posso beneficiare dell’esenzione IMU prima casa se mio marito/mia moglie risiede in un altro Comune?
Sì. Secondo la Corte di Cassazione, che applica una sentenza della Corte Costituzionale, il beneficio spetta al possessore dell’immobile che vi dimora abitualmente e vi risiede anagraficamente, anche se il coniuge ha la residenza in un comune diverso.

Cosa ha stabilito la Corte Costituzionale riguardo all’esenzione IMU per i coniugi?
La Corte Costituzionale, con la sentenza n. 209 del 2022, ha dichiarato incostituzionale la norma che legava la nozione di abitazione principale alla residenza anagrafica e alla dimora abituale non solo del possessore, ma anche del suo nucleo familiare. Questo riferimento è stato eliminato per evitare discriminazioni.

Quali sono i requisiti per ottenere l’esenzione IMU come abitazione principale dopo questa sentenza?
I requisiti essenziali sono due e riguardano esclusivamente il possessore dell’immobile: 1) avere la residenza anagrafica nell’immobile; 2) avere la dimora abituale (cioè viverci effettivamente e stabilmente) nello stesso immobile.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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