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Esenzione IMU prima casa: coniugi con residenze diverse

Un comune aveva negato l’esenzione IMU prima casa a un contribuente poiché la moglie risiedeva in un’altra città. La Corte di Cassazione, recependo la storica sentenza n. 209/2022 della Corte Costituzionale, ha respinto il ricorso del comune. È stato definitivamente chiarito che il diritto all’esenzione si basa sulla residenza anagrafica e sulla dimora abituale del singolo possessore nell’immobile, senza che la diversa residenza del coniuge possa costituire un ostacolo.

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Pubblicato il 29 novembre 2025 in Diritto Tributario, Giurisprudenza Tributaria

Esenzione IMU Prima Casa: La Cassazione Conferma il Diritto per Coniugi con Residenze Diverse

Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha messo un punto fermo su una questione a lungo dibattuta: il diritto all’esenzione IMU prima casa per i coniugi che, per motivi diversi, hanno stabilito la propria residenza in comuni differenti. Accogliendo i principi sanciti dalla Corte Costituzionale, i giudici supremi hanno confermato che il beneficio fiscale non può essere negato sulla base del solo fatto che il nucleo familiare non risieda compattamente nello stesso immobile. Vediamo nel dettaglio la vicenda e le importanti conclusioni.

I Fatti del Caso: Il Diniego del Comune

Il caso trae origine da un avviso di accertamento IMU emesso da un Comune nei confronti di un contribuente. L’amministrazione locale contestava il diritto all’esenzione per l’abitazione principale, sostenendo che non fossero soddisfatti i requisiti di legge. Il motivo? La moglie del contribuente aveva la propria residenza anagrafica e dimora in un altro Comune. Secondo l’interpretazione restrittiva del Comune, per beneficiare dell’esenzione, l’intero nucleo familiare (e quindi entrambi i coniugi) avrebbe dovuto risiedere e dimorare abitualmente nell’immobile in questione.

Sia il giudice di primo grado che la Commissione Tributaria Regionale avevano dato ragione al contribuente, ma il Comune, irremovibile, ha portato la questione fino alla Corte di Cassazione.

L’impatto della Corte Costituzionale sull’esenzione IMU prima casa

Il punto di svolta nella vicenda è rappresentato dalla sentenza n. 209 del 2022 della Corte Costituzionale. Con questa storica decisione, la Consulta ha dichiarato l’illegittimità costituzionale della norma che legava il concetto di “abitazione principale” alla residenza congiunta del possessore e del suo nucleo familiare.

La Corte Costituzionale ha ritenuto questa previsione irragionevole e discriminatoria. Essa, infatti, penalizzava le coppie sposate o unite civilmente rispetto ai singoli o ai conviventi di fatto, i quali potevano beneficiare ciascuno di un’esenzione sulla propria abitazione principale. Inoltre, la norma violava gli articoli 3, 31 e 53 della Costituzione, perché non teneva conto delle moderne esigenze di vita che possono portare i coniugi a vivere separatamente per motivi di lavoro o personali, senza che ciò implichi una crisi del rapporto coniugale.

Le Motivazioni della Cassazione: Un Diritto Individuale

La Corte di Cassazione, nell’ordinanza in esame, ha pienamente recepito i principi della Corte Costituzionale. I giudici hanno stabilito che il ricorso del Comune era infondato proprio alla luce della nuova interpretazione, costituzionalmente orientata, della normativa IMU.

La motivazione centrale è chiara: la nozione di abitazione principale ai fini dell’esenzione non presuppone più la dimora abituale e la residenza anagrafica dell’intero nucleo familiare del possessore. Al contrario, il beneficio fiscale spetta al possessore dell’immobile che in esso dimora abitualmente e risiede anagraficamente. Questo diritto sussiste anche se il coniuge ha la residenza anagrafica in un Comune diverso.

Il riferimento al “nucleo familiare” è stato eliminato dalla definizione di abitazione principale. Ora, l’unico requisito è che il possessore utilizzi l’immobile come sua dimora effettiva. Spetta poi ai Comuni, con gli strumenti a loro disposizione, verificare la veridicità delle dichiarazioni sull’esistenza della dimora abituale, per evitare abusi e l’iscrizione fittizia di “seconde case” come abitazioni principali.

Conclusioni: Cosa Cambia per i Contribuenti

Questa ordinanza consolida un principio di fondamentale importanza per moltissimi contribuenti. La decisione della Cassazione, in linea con la Corte Costituzionale, sancisce che:

1. Il diritto all’esenzione IMU è individuale: è legato alla situazione del singolo possessore e non a quella del suo nucleo familiare.
2. La residenza disgiunta non è un ostacolo: i coniugi con residenze in comuni diversi possono entrambi, potenzialmente, beneficiare dell’esenzione IMU sulla rispettiva abitazione principale, a condizione che ciascuno possa dimostrare che l’immobile in questione è la propria effettiva dimora abituale.
3. Fine della discriminazione: viene superata la disparità di trattamento tra coppie sposate e altre forme di unione, allineando la normativa fiscale alla realtà sociale.

Di conseguenza, i Comuni non potranno più negare l’esenzione IMU prima casa basandosi unicamente sulla diversa residenza del coniuge, ma dovranno effettuare accertamenti sostanziali sulla veridicità della dimora abituale dichiarata dal contribuente.

È possibile ottenere l’esenzione IMU per la prima casa se i coniugi hanno la residenza in due Comuni diversi?
Sì. A seguito della sentenza della Corte Costituzionale n. 209 del 2022, recepita dalla Cassazione, il diritto all’esenzione spetta al possessore che ha nell’immobile la propria residenza anagrafica e dimora abituale, anche se il coniuge risiede in un Comune diverso.

Qual è il requisito fondamentale per definire un immobile ‘abitazione principale’ ai fini IMU?
Il requisito fondamentale è che il possessore dell’immobile vi abbia stabilito la propria residenza anagrafica e la propria dimora abituale. Non è più richiesto che anche il suo nucleo familiare vi risieda.

Perché la vecchia normativa che richiedeva la residenza di tutto il nucleo familiare è stata dichiarata incostituzionale?
Perché creava una discriminazione irragionevole tra le persone unite in matrimonio (o unione civile) e i singoli o i conviventi di fatto, penalizzando i primi. Inoltre, violava i principi di capacità contributiva e di tutela della famiglia, non tenendo conto delle legittime esigenze (lavorative o personali) che possono portare i coniugi a vivere in luoghi diversi.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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