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Esenzione IMU: non spetta se l’immobile è locato

La Cassazione chiarisce che l’esenzione IMU per immobili destinati ad attività sanitarie non spetta al proprietario privato che lo loca a un ente, percependo un canone. L’esenzione richiede l’uso diretto e non commerciale da parte del possessore. Annullata, però, la condanna alle spese a favore dell’ente rimasto contumace in appello.

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Pubblicato il 30 novembre 2025 in Diritto Tributario, Giurisprudenza Tributaria

Esenzione IMU: No se l’immobile è locato, anche se per fini sanitari

La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha ribadito un principio fondamentale in materia di imposte locali: l’esenzione IMU per gli immobili destinati a specifiche attività di rilevanza sociale, come quelle sanitarie, non si applica se il proprietario è un soggetto privato che concede il bene in locazione ricavandone un reddito. Questa decisione chiarisce i rigidi confini del beneficio fiscale, legandolo indissolubilmente all’utilizzo diretto e non commerciale del bene da parte del possessore. Analizziamo il caso e le motivazioni della Suprema Corte.

I Fatti di Causa: Il Contesto della Controversia

Una contribuente, proprietaria di un immobile costruito appositamente per l’erogazione di servizi sanitari, ha ricevuto un avviso di accertamento IMU da parte del Comune. La proprietaria aveva concesso in locazione l’immobile all’Azienda Sanitaria Locale (ASL) e, per tale ragione, riteneva di avere diritto all’esenzione prevista dalla legge per gli immobili utilizzati per attività sanitarie. A suo avviso, la destinazione d’uso effettiva del bene avrebbe dovuto prevalere sulla sua posizione di locatrice. Sia la Commissione Tributaria Provinciale che quella Regionale avevano respinto i suoi ricorsi, sottolineando che l’esenzione spetta solo a chi svolge direttamente l’attività agevolata e non a chi, come la proprietaria, realizza una finalità economica incassando un canone di locazione.

La Decisione della Cassazione sull’Esenzione IMU

La Suprema Corte ha affrontato due questioni distinte sollevate dalla ricorrente. La prima, di natura procedurale, riguardava la condanna al pagamento delle spese legali del giudizio d’appello a favore del Comune, nonostante quest’ultimo non si fosse costituito in quel grado di giudizio. La seconda, di merito, verteva sull’applicabilità o meno dell’esenzione IMU.

Il Principio dell’Utilizzo Diretto del Bene

Sul punto centrale della controversia, la Corte ha rigettato il motivo della ricorrente. Ha chiarito che l’esenzione prevista dall’art. 7, comma 1, lett. i), del d.lgs. n. 504/1992 è una norma agevolativa e, come tale, va interpretata in modo restrittivo. Il beneficio fiscale spetta, in linea di principio, solo in caso di utilizzo diretto del bene da parte dell’ente possessore per lo svolgimento, con modalità non commerciali, delle attività previste dalla norma (sanitarie, assistenziali, ecc.).

L’utilizzo indiretto è ammesso solo in ipotesi eccezionali e a condizioni molto stringenti:
1. La concessione del bene deve essere totalmente gratuita.
2. L’utilizzatore deve essere un altro ente non commerciale.
3. Deve esistere un collegamento strumentale tra l’ente proprietario e l’utilizzatore, nel perseguimento delle medesime finalità istituzionali.

Nel caso di specie, nessuno di questi presupposti era soddisfatto. La proprietaria era una persona fisica, non un ente non commerciale, e percepiva un canone di locazione non simbolico, configurando un’attività con finalità economica.

La Questione Procedurale: Spese Legali e Parte Contumace

La Corte ha invece accolto il motivo relativo alla condanna alle spese legali. I giudici hanno affermato un principio consolidato: la condanna alla refusione delle spese processuali ha lo scopo di ristorare la parte vittoriosa dei costi sostenuti per difendere i propri diritti. Di conseguenza, non può essere pronunciata a favore della parte che, pur risultando vittoriosa, è rimasta contumace, ovvero non si è costituita in giudizio. Non avendo svolto alcuna attività difensiva, la parte contumace non ha sopportato spese di cui possa chiedere il rimborso. Per questo motivo, la sentenza di secondo grado è stata annullata (cassata) su questo specifico punto.

Le Motivazioni

Le motivazioni della Corte si fondano sulla distinzione netta tra la natura del soggetto proprietario e l’attività svolta dall’utilizzatore dell’immobile. Ai fini dell’esenzione IMU, non è sufficiente che l’immobile sia adibito a un’attività meritevole (come quella sanitaria), ma è cruciale verificare la posizione del soggetto passivo d’imposta. Se il proprietario concede il bene in locazione, la sua attività è di natura economica e genera un reddito. Questo fa venir meno il presupposto soggettivo e oggettivo per l’applicazione del beneficio fiscale, che è pensato per enti che non perseguono scopi di lucro attraverso l’utilizzo del proprio patrimonio immobiliare. La Corte sottolinea che la locazione, anche a un canone modesto, instaura un rapporto sinallagmatico a carattere economico, incompatibile con la gratuità richiesta per le rare ipotesi di utilizzo indiretto.

Le Conclusioni

L’ordinanza della Cassazione offre due importanti indicazioni pratiche. In primo luogo, ribadisce che i proprietari di immobili locati non possono beneficiare dell’esenzione IMU, anche se l’inquilino svolge attività di alta rilevanza sociale. L’esenzione è strettamente legata all’assenza di finalità commerciali nell’utilizzo del bene da parte del possessore stesso. In secondo luogo, la decisione riafferma un principio di equità processuale: nessuna condanna alle spese può essere inflitta a favore di una parte che non ha partecipato attivamente al giudizio, poiché non ha sostenuto alcun costo difensivo.

Un proprietario privato che affitta un immobile a un ente sanitario ha diritto all’esenzione IMU?
No, la Cassazione ha stabilito che l’esenzione non si applica. L’attività di locazione genera un reddito e manca il requisito dell’utilizzo diretto del bene da parte del possessore per le finalità non commerciali previste dalla norma.

L’esenzione IMU è possibile se l’immobile viene utilizzato da un altro soggetto?
Sì, ma solo a condizioni molto restrittive. L’uso indiretto è ammesso solo se la concessione del bene è a titolo completamente gratuito e a favore di un altro ente non commerciale, collegato strutturalmente al proprietario, che persegue le stesse finalità istituzionali.

Si può essere condannati a pagare le spese legali a una controparte che non si è presentata in giudizio?
No. La Corte ha chiarito che la parte vittoriosa ma contumace (cioè che non si è costituita in giudizio) non ha diritto al rimborso delle spese legali, poiché non ha svolto alcuna attività processuale e di conseguenza non ha sopportato costi.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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