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Esenzione IMU enti religiosi: la retta simbolica

Un’ordinanza della Corte di Cassazione affronta il tema della esenzione IMU per gli enti religiosi, specificando i criteri per l’attività didattica. Il caso riguarda l’impugnazione di un avviso di accertamento IMU da parte di un ente religioso nei confronti di un’amministrazione comunale. La Corte ha stabilito che, per beneficiare dell’esenzione, la retta scolastica deve essere puramente “simbolica”, ovvero talmente irrisoria da escludere la natura commerciale del servizio, non essendo sufficiente che sia inferiore ai costi di gestione o che generi una perdita economica. Di conseguenza, ha cassato la sentenza di secondo grado che aveva concesso l’esenzione basandosi su una valutazione meno rigorosa.

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Pubblicato il 30 novembre 2025 in Diritto Tributario, Giurisprudenza Tributaria

Esenzione IMU Enti Religiosi: Quando la Retta Scolastica è Davvero Simbolica?

La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, è tornata a pronunciarsi su un tema di grande interesse per il settore no-profit: l’esenzione IMU enti religiosi. La decisione chiarisce i requisiti necessari per beneficiare dell’agevolazione fiscale, con un focus particolare sulle attività didattiche svolte in immobili a uso promiscuo. La questione centrale riguarda la corretta interpretazione del concetto di “corrispettivo simbolico”, un elemento chiave per distinguere un’attività non commerciale da una economica.

I Fatti del Caso: Una Controversia sull’IMU

Il caso ha origine dal ricorso di un’amministrazione comunale contro la sentenza della Corte di Giustizia Tributaria di secondo grado. Quest’ultima aveva riconosciuto a un istituto religioso il diritto all’esenzione dall’IMU per l’anno 2013, nonostante l’immobile di proprietà fosse utilizzato per finalità diverse: attività di culto, alloggio per le suore, attività didattica tramite una scuola paritaria e casa per ferie. Il Comune lamentava che i giudici di merito avessero erroneamente concesso l’esenzione senza una prova adeguata del carattere non commerciale delle attività, in particolare di quella scolastica.

La Decisione della Corte di Cassazione

La Suprema Corte ha parzialmente accolto il ricorso del Comune. Dopo aver risolto alcune questioni preliminari sulla validità della procura conferita dall’ente locale, i giudici si sono concentrati sui motivi di merito. Hanno respinto la prima censura del Comune, relativa alla mancata identificazione delle porzioni di immobile destinate ad attività esenti, ritenendo che i giudici di merito avessero operato tale distinzione. Tuttavia, hanno accolto i motivi relativi all’errata applicazione delle norme sull’onere della prova e sulla definizione di attività non commerciale.

Esenzione IMU Enti Religiosi: L’Analisi della Corte sul Corrispettivo Simbolico

Il punto cruciale della decisione riguarda la nozione di “corrispettivo simbolico”. La normativa nazionale ed europea stabilisce che l’esenzione IMU spetta solo se le attività svolte nell’immobile hanno modalità non commerciali. Per un’attività didattica, questo significa che deve essere svolta gratuitamente o, appunto, dietro versamento di un corrispettivo simbolico.

La Corte di Cassazione ha chiarito che un corrispettivo non può essere definito “simbolico” solo perché è inferiore ai costi medi di gestione o perché l’attività si chiude con un risultato economico negativo. Questi elementi, da soli, non sono sufficienti a escludere la natura economica del servizio. Il concetto di “simbolico” implica un importo talmente irrisorio da essere equiparabile all’assenza di un corrispettivo, interrompendo così il rapporto sinallagmatico (di scambio) tipico di una prestazione commerciale.

Le Motivazioni

La Corte ha motivato la sua decisione sottolineando che il giudice di secondo grado aveva errato nel suo accertamento. Si era limitato a constatare che le rette richieste dalla scuola erano “quasi del tutto simboliche” e “inferiori ai costi medi”, tanto da generare una perdita di gestione. Questo ragionamento è stato giudicato insufficiente. La Cassazione ha ribadito che è necessario un accertamento di fatto rigoroso, volto a verificare se la retta sia inidonea a configurarsi come una controprestazione del servizio educativo. In altre parole, deve essere provato che l’importo versato dagli studenti sia talmente esiguo da non avere alcuna relazione con il costo effettivo del servizio, risultando puramente nominale.

Le Conclusioni

Con questa ordinanza, la Corte di Cassazione stabilisce un principio interpretativo molto preciso e restrittivo per l’esenzione IMU enti religiosi. Gli enti non commerciali che svolgono attività didattica devono fornire una prova rigorosa del carattere puramente simbolico delle rette. Non basta dimostrare di operare in perdita o di applicare tariffe inferiori a quelle di mercato. È necessario che il corrispettivo richiesto sia di entità tale da escludere in radice la natura commerciale dell’attività. La causa è stata quindi rinviata alla Corte di Giustizia Tributaria di secondo grado, che dovrà riesaminare i fatti attenendosi a questo stringente principio di diritto.

Per ottenere l’esenzione IMU, è sufficiente che la retta scolastica di un ente religioso sia inferiore ai costi di gestione?
No, non è sufficiente. La Corte di Cassazione ha chiarito che, per qualificare un’attività come non commerciale, la retta deve essere “puramente simbolica”, ovvero così bassa da essere assimilabile alla gratuità del servizio, e non semplicemente inferiore ai costi.

Un bilancio in perdita per l’attività didattica garantisce l’esenzione IMU all’ente religioso?
No. Un risultato di gestione negativo non è di per sé una prova sufficiente del carattere non commerciale dell’attività. Il criterio determinante è la natura del corrispettivo richiesto, che deve essere simbolico e non una vera e propria controprestazione per il servizio offerto.

Cosa si intende per “corrispettivo puramente simbolico” secondo la Cassazione?
Si intende un corrispettivo che, per la sua modestia, esclude completamente il rapporto di scambio (sinallagmatico) tipico di un’operazione commerciale. Deve essere un importo talmente irrisorio da equivalere, nei fatti, all’assenza di un corrispettivo.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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