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Esenzione IMU Enti Religiosi: la guida completa

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 17905/2024, ha stabilito che un ente religioso ha diritto all’esenzione IMU per gli immobili utilizzati come residenza per i propri membri (seminaristi, missionari), in quanto tale uso è strettamente connesso all’attività istituzionale e non commerciale di formazione del clero. La Corte ha rigettato il ricorso di un Comune che contestava l’esenzione IMU enti religiosi, chiarendo che l’ospitalità interna non costituisce attività economica.

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Pubblicato il 30 novembre 2025 in Diritto Tributario, Giurisprudenza Tributaria

Esenzione IMU Enti Religiosi: La Cassazione Chiarisce i Limiti per le Residenze

Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha fornito chiarimenti cruciali in materia di esenzione IMU enti religiosi, un tema spesso al centro di contenziosi tra amministrazioni comunali ed enti ecclesiastici. La decisione stabilisce che gli immobili di proprietà di un ente religioso, utilizzati come abitazione per i propri membri (come seminaristi o missionari), possono beneficiare dell’esenzione fiscale, a patto che tale utilizzo sia strettamente funzionale alle attività istituzionali non commerciali dell’ente. Analizziamo nel dettaglio la vicenda e le motivazioni dei giudici.

I Fatti del Caso: Immobili per Seminaristi e Missionari nel Mirino del Fisco

Un’amministrazione comunale aveva emesso avvisi di accertamento IMU nei confronti di un collegio religioso per gli anni 2012 e 2013, negando l’esenzione per alcuni immobili. Secondo il Comune, tali immobili, essendo destinati a residenza di seminaristi e missionari, non rientravano nelle attività di culto che giustificano l’esenzione, ma rappresentavano un utilizzo meramente abitativo e quindi tassabile.

L’ente religioso si era opposto, sostenendo che l’accoglienza e la formazione dei propri membri fossero parte integrante e inscindibile della sua missione istituzionale, e quindi un’attività non commerciale meritevole dell’agevolazione fiscale. Dopo un primo grado sfavorevole, la Corte di Giustizia Tributaria di secondo grado aveva dato ragione all’ente. Il Comune, non soddisfatto, ha quindi presentato ricorso in Cassazione, lamentando una errata applicazione della normativa sull’esenzione e una valutazione inadeguata delle prove.

La Decisione della Corte di Cassazione e l’Esenzione IMU per Enti Religiosi

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Comune, confermando la decisione di secondo grado e consolidando un importante principio sull’esenzione IMU enti religiosi. I giudici hanno chiarito che, per ottenere l’esenzione, non basta il requisito soggettivo (essere un ente non commerciale), ma è necessario anche un requisito oggettivo: l’immobile deve essere effettivamente e direttamente utilizzato per lo svolgimento di attività meritevoli previste dalla legge, svolte con modalità non commerciali.

La Corte ha specificato che l’elenco delle attività esenti include, tra le altre, quelle didattiche, ricettive e, soprattutto, quelle legate alla “formazione del clero e dei religiosi”.

Le Motivazioni: la Formazione del Clero come Attività Istituzionale

Il cuore della motivazione risiede nel riconoscimento che la vita comunitaria è un presupposto essenziale per la formazione religiosa, la catechesi e la crescita spirituale dei membri di un ordine. Di conseguenza, destinare un immobile ad abitazione della comunità religiosa non è un semplice uso privato, ma uno strumento diretto per realizzare le finalità istituzionali dell’ente.

I giudici hanno affermato che attività come la formazione dei seminaristi o l’ospitalità dei missionari rientrano a pieno titolo nelle attività “ricettive” previste dalla norma di esenzione. È stato precisato che tale ospitalità non deve necessariamente essere rivolta a persone terze ed estranee all’ente, ma può benissimo riguardare i membri stessi della comunità. Questa interpretazione distingue nettamente l’attività istituzionale da un’attività commerciale, come potrebbe essere la gestione di una struttura alberghiera aperta al pubblico.

La Corte ha inoltre sottolineato che il Comune stesso, nei suoi atti, non aveva contestato la natura degli immobili ma solo la loro destinazione, ritenendola non meritevole di esenzione. Questa argomentazione è stata respinta, poiché la destinazione alla vita comunitaria e formativa è stata ritenuta una finalità strettamente istituzionale e non un’attività commerciale mascherata.

Conclusioni: Le Implicazioni Pratiche della Sentenza

Questa ordinanza offre un’importante tutela agli enti religiosi e non commerciali. La conclusione principale è che la destinazione di un immobile a residenza per i membri della comunità, se finalizzata alla formazione, alla preghiera e alla vita associativa, è considerata un’attività istituzionale non commerciale e, pertanto, beneficia dell’esenzione IMU.

Per gli enti, ciò significa che possono legittimamente richiedere l’esenzione per tali immobili, a condizione di poter dimostrare il nesso funzionale tra l’uso residenziale e le finalità statutarie. Per le amministrazioni comunali, invece, la sentenza rappresenta un monito a non negare l’esenzione basandosi su una valutazione superficiale della destinazione d’uso, ma a condurre un’analisi più approfondita sulla natura effettiva dell’attività svolta all’interno dell’immobile.

Un immobile di un ente religioso usato come abitazione per i suoi membri (seminaristi, missionari) ha diritto all’esenzione IMU?
Sì. La Corte di Cassazione ha stabilito che tale utilizzo è direttamente funzionale all’attività istituzionale non commerciale di “formazione del clero e dei religiosi”, espressamente prevista dalla legge tra le attività che beneficiano dell’esenzione, e rientra anche nel concetto di attività “ricettiva” agevolata.

Qual è la differenza tra un’attività non commerciale e una commerciale per un ente religioso ai fini IMU?
Un’attività è considerata non commerciale quando non consiste nell’offrire beni o servizi su un mercato a scopo di lucro. Secondo la Corte, ospitare i propri membri per la vita comunitaria e la formazione è un’attività non commerciale. Al contrario, gestire una struttura ricettiva aperta al pubblico a pagamento sarebbe un’attività commerciale e quindi soggetta a IMU.

Basta che un ente sia qualificato come “senza scopo di lucro” per ottenere l’esenzione IMU su tutti i suoi immobili?
No. La Corte ha ribadito che per l’esenzione devono ricorrere cumulativamente due requisiti: uno soggettivo (l’ente deve essere non commerciale) e uno oggettivo (l’immobile specifico deve essere utilizzato esclusivamente per lo svolgimento di una delle attività meritevoli elencate dalla legge e con modalità non commerciali).

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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