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Esenzione IMU enti non commerciali: la retta è simbolica?

La Corte di Cassazione nega l’esenzione IMU a un istituto religioso che gestisce una scuola paritaria. La Corte chiarisce che per ottenere il beneficio fiscale, l’attività didattica deve essere svolta gratuitamente o dietro un corrispettivo puramente simbolico. Poiché la scuola incassava rette significative, l’attività è stata considerata di natura commerciale, escludendo così il diritto all’esenzione IMU enti non commerciali, a prescindere dal fatto che l’ente operasse in perdita.

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Pubblicato il 30 novembre 2025 in Diritto Tributario, Giurisprudenza Tributaria

Esenzione IMU enti non commerciali: la retta scolastica deve essere simbolica

L’esenzione IMU per enti non commerciali è un tema di grande interesse, specialmente per le organizzazioni che operano in settori come l’istruzione. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha ribadito un principio fondamentale: per beneficiare dell’esenzione, l’attività didattica non deve solo essere svolta da un ente non profit, ma deve anche essere erogata con modalità non commerciali, ovvero gratuitamente o dietro il pagamento di una retta puramente simbolica.

I Fatti di Causa

Il caso ha origine dal ricorso di un istituto religioso contro tre avvisi di accertamento emessi da un Comune per il mancato pagamento dell’IMU relativa agli anni 2012, 2013 e 2014. Gli avvisi riguardavano un immobile di proprietà dell’ente, adibito a scuola paritaria di primo e secondo grado.

L’istituto sosteneva di avere diritto all’esenzione in quanto ente non commerciale che svolgeva un’attività didattica. Se in primo grado la Commissione Tributaria Provinciale aveva dato ragione all’ente, la Corte di Giustizia Tributaria di secondo grado aveva riformato la decisione, accogliendo l’appello del Comune. Secondo i giudici d’appello, l’attività scolastica era svolta con modalità commerciali, data la percezione di rette significative e non irrisorie, che escludevano la natura simbolica del corrispettivo.

La Decisione della Corte di Cassazione

La Suprema Corte ha rigettato il ricorso dell’istituto religioso, confermando la decisione dei giudici di appello. Gli Ermellini hanno svolto un’analisi approfondita della normativa nazionale ed europea, delineando i confini precisi dell’agevolazione fiscale.

Le motivazioni e l’esenzione IMU per enti non commerciali

La Corte ha basato la sua decisione su una consolidata giurisprudenza che interpreta la normativa sull’IMU in conformità con il diritto dell’Unione Europea in materia di aiuti di Stato.

I Requisiti per l’Esenzione: Natura Soggettiva e Oggettiva

Per ottenere l’esenzione IMU, devono coesistere due requisiti fondamentali:
1. Requisito soggettivo: L’immobile deve essere utilizzato da un ente non commerciale.
2. Requisito oggettivo: L’attività svolta nell’immobile deve rientrare tra quelle previste dalla legge (assistenziali, sanitarie, didattiche, ecc.) e, soprattutto, deve essere svolta con modalità non commerciali.

Il Cuore della Questione: il “Corrispettivo Simbolico”

Il punto cruciale della controversia riguarda proprio la nozione di “modalità non commerciali”. La Cassazione, in linea con le decisioni della Commissione Europea e della Corte di Giustizia UE, ha stabilito che un’attività può considerarsi “non economica” (e quindi non commerciale) solo se è svolta a titolo gratuito o dietro il versamento di un corrispettivo simbolico.

Un corrispettivo è “simbolico” quando copre solo una frazione minima del costo effettivo del servizio, dimostrando l’assenza di una logica di mercato. Nel caso specifico, i giudici hanno rilevato che i ricavi della scuola erano tutt’altro che simbolici, attestandosi su cifre d’affari annuali sempre superiori a 300.000 euro, e per un anno vicine ai 400.000 euro. Questi importi, secondo la Corte, configurano un’attività commerciale a tutti gli effetti, caratterizzata da corrispettivi significativi e non irrisori.

L’Irrilevanza della Perdita di Esercizio

L’istituto ricorrente aveva sottolineato che, nonostante i ricavi, l’esercizio si chiudeva in perdita, a dimostrazione dell’assenza di un fine di lucro. La Cassazione ha respinto questa argomentazione, chiarendo che il risultato di bilancio (utile o perdita) è irrilevante. Anche un imprenditore commerciale può operare in perdita. Ciò che qualifica l’attività come economica è l’offerta di beni o servizi su un mercato a fronte di un prezzo non simbolico, a prescindere dal pareggio di bilancio.

Le conclusioni

L’ordinanza in esame consolida un principio fondamentale per tutti gli enti non profit che gestiscono attività come scuole, case di cura o centri sportivi. Per poter legittimamente richiedere l’esenzione IMU enti non commerciali, non è sufficiente la propria natura non commerciale, ma è necessario dimostrare in concreto che il servizio viene offerto gratuitamente o con rette puramente simboliche. L’onere della prova spetta al contribuente, che deve essere in grado di dimostrare che i corrispettivi richiesti agli utenti coprono solo una minima parte dei costi operativi. In assenza di tale prova, l’attività sarà considerata commerciale e l’immobile sarà soggetto a IMU.

Un ente non commerciale che gestisce una scuola ha sempre diritto all’esenzione IMU?
No. Per avere diritto all’esenzione, l’ente deve dimostrare non solo la sua natura non commerciale, ma anche che l’attività didattica è svolta con modalità non commerciali, cioè gratuitamente o dietro il versamento di un corrispettivo simbolico.

Cosa si intende per “corrispettivo simbolico” ai fini dell’esenzione IMU?
Si intende un importo che copre solo una frazione minima del costo effettivo del servizio e non è commisurato ad esso. Rette scolastiche che generano un fatturato annuo di centinaia di migliaia di euro non possono essere considerate simboliche, anche se non coprono tutti i costi.

Se una scuola non profit chiude il bilancio in perdita, l’attività è automaticamente considerata “non commerciale”?
No, il risultato di bilancio è irrilevante. Secondo la Corte, anche un’impresa commerciale può operare in perdita. L’elemento che definisce la natura commerciale dell’attività è l’offerta di servizi sul mercato in cambio di un corrispettivo significativo e non simbolico.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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