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Esenzione IMU enti non commerciali: la prova decisiva

Una fondazione culturale si opponeva a un avviso di accertamento IMU, sostenendo di aver diritto all’esenzione. La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 17908/2024, ha stabilito che per beneficiare dell’esenzione IMU per enti non commerciali non è sufficiente la mera qualifica soggettiva o lo scopo statutario. L’ente ha l’onere di dimostrare concretamente che l’attività svolta nell’immobile ha modalità non commerciali. La Corte ha cassato la decisione precedente che si era basata su una valutazione astratta, rinviando il caso per un nuovo esame dei fatti.

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Pubblicato il 30 novembre 2025 in Diritto Tributario, Giurisprudenza Tributaria

Esenzione IMU Enti Non Commerciali: La Prova Concreta Prevale sullo Statuto

L’esenzione IMU per gli enti non commerciali è un tema di grande interesse, ma spesso fonte di contenzioso. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione (n. 17908 del 28 giugno 2024) ribadisce un principio fondamentale: per ottenere l’agevolazione fiscale, non è sufficiente che l’ente abbia finalità non lucrative indicate nel proprio statuto. È indispensabile dimostrare, con prove concrete, che le attività svolte nell’immobile siano effettivamente e unicamente non commerciali. Vediamo insieme i dettagli di questa importante decisione.

I Fatti del Caso

Una Fondazione culturale, ente di diritto privato senza scopo di lucro, impugnava un avviso di accertamento IMU emesso da un Comune per l’anno 2012. La Fondazione sosteneva di avere diritto all’esenzione prevista dalla legge, in quanto l’immobile di sua proprietà era destinato esclusivamente allo svolgimento delle sue attività istituzionali di promozione culturale, tra cui la gestione di una biblioteca aperta al pubblico, senza alcuna modalità commerciale.

Sia in primo che in secondo grado, i giudici tributari davano ragione alla Fondazione, annullando l’atto impositivo. La Corte di giustizia tributaria regionale, in particolare, riteneva sussistenti sia il requisito soggettivo (ente non commerciale) sia quello oggettivo (svolgimento di attività non commerciali), basandosi principalmente sulle finalità previste dallo statuto dell’ente. Il Comune, non condividendo tale conclusione, presentava ricorso in Cassazione.

L’Onere della Prova per l’Esenzione IMU Enti Non Commerciali

Il nodo centrale della controversia, come evidenziato dal ricorso del Comune, riguardava l’onere della prova. Secondo la giurisprudenza consolidata, spetta al contribuente che richiede un’agevolazione fiscale dimostrare la sussistenza di tutti i presupposti previsti dalla legge. Nel caso dell’esenzione IMU per enti non commerciali, ciò significa provare due elementi cumulativi:

1. Requisito Soggettivo: Essere un ente che non ha come oggetto esclusivo o principale l’esercizio di attività commerciali.
2. Requisito Oggettivo: Utilizzare l’immobile esclusivamente per lo svolgimento di attività assistenziali, previdenziali, sanitarie, didattiche, ricettive, culturali, ricreative e sportive, e che tali attività siano svolte con modalità non commerciali.

Il Comune lamentava che i giudici di merito avessero erroneamente ritenuto provato il requisito oggettivo sulla sola base di una valutazione astratta delle norme statutarie della Fondazione, senza alcuna indagine sulle concrete modalità di svolgimento dell’attività.

La Decisione della Corte di Cassazione

La Suprema Corte ha accolto il motivo principale del ricorso presentato dal Comune, cassando la sentenza impugnata e rinviando la causa alla Corte di giustizia tributaria di secondo grado per un nuovo esame.

Le Motivazioni

I giudici di legittimità hanno ribadito con forza il loro orientamento costante: la prova per ottenere l’esenzione non può basarsi su mere affermazioni di principio o sull’analisi delle finalità statutarie. Il contribuente deve dimostrare fattualmente che l’attività concretamente svolta rientra tra quelle esenti e, soprattutto, che non è svolta con le modalità di un’attività commerciale.

La Corte di Cassazione ha evidenziato come i giudici di appello abbiano commesso un errore cruciale: hanno risolto la questione facendo riferimento ai fini istituzionali della Fondazione e alla tipologia astratta dell’attività, senza accertare se, in concreto, le attività gestite fossero svolte con modalità non commerciali. In pratica, hanno trascurato l’oggetto principale della causa, ossia le modalità effettive attraverso cui l’attività culturale veniva esercitata, finendo per accollare impropriamente al Comune l’onere di provare la mancanza dei presupposti per l’esenzione.

La sentenza impugnata è stata quindi ritenuta viziata perché si è limitata a una valutazione astratta, senza scendere nel dettaglio fattuale che è invece dirimente per stabilire la natura – commerciale o meno – dell’attività.

Le Conclusioni

La decisione in commento rappresenta un monito importante per tutti gli enti non commerciali. Per poter beneficiare dell’esenzione IMU, non è sufficiente avere uno statuto impeccabile che delinei finalità meritevoli. È necessario essere in grado di documentare e provare in modo inequivocabile che l’utilizzo dell’immobile è totalmente estraneo a qualsiasi logica commerciale. Questo significa, ad esempio, poter dimostrare la gratuità dei servizi, l’assenza di tariffe che coprano i costi o la mancanza di qualsiasi altro elemento tipico dell’attività d’impresa. L’onere della prova grava interamente sul contribuente, che deve essere preparato a fornire ogni elemento utile a sostenere la propria richiesta in caso di accertamento fiscale.

Per ottenere l’esenzione IMU è sufficiente essere un ente non commerciale?
No, non è sufficiente. Oltre al requisito soggettivo di essere un ente non commerciale, è necessario dimostrare il requisito oggettivo, cioè che l’immobile sia utilizzato esclusivamente per lo svolgimento di attività previste dalla legge e con modalità non commerciali.

Chi deve provare i requisiti per l’esenzione IMU?
L’onere della prova grava interamente sul contribuente che richiede l’esenzione. Deve essere l’ente a dimostrare, con prove concrete, che sussistono tutte le condizioni previste dalla normativa per beneficiare dell’agevolazione fiscale.

Qual è stato l’errore della corte di secondo grado secondo la Cassazione?
La corte di secondo grado ha erroneamente basato la sua decisione solo su una valutazione astratta dello statuto e delle finalità della fondazione, senza verificare le concrete modalità di svolgimento dell’attività. In questo modo, ha trascurato di accertare il requisito oggettivo e ha di fatto invertito l’onere della prova, addossandolo al Comune.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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