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Esenzione IMU comodato: guida alle nuove regole

La Corte di Cassazione ha stabilito che l’esenzione IMU comodato spetta anche agli immobili di enti pubblici concessi in uso a terzi per finalità sociali, a condizione che sussista un chiaro collegamento funzionale o strutturale tra il proprietario e l’ente utilizzatore. La sentenza chiarisce che l’uso indiretto dell’immobile non preclude l’agevolazione fiscale se l’attività svolta rientra in una collaborazione sinergica per scopi assistenziali o sanitari.

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Pubblicato il 18 marzo 2026 in Diritto Tributario, Giurisprudenza Tributaria

Esenzione IMU comodato: la Cassazione amplia i benefici per gli enti pubblici

In una recente e significativa ordinanza, la Corte di Cassazione è tornata a occuparsi della complessa questione riguardante l’esenzione IMU comodato applicata agli immobili appartenenti a enti pubblici e utilizzati per scopi di rilevante interesse sociale. La decisione offre un’interpretazione più elastica rispetto al passato, favorendo la collaborazione tra enti per lo svolgimento di attività assistenziali e sanitarie.

Il caso: la contestazione sull’esenzione IMU comodato

La vicenda trae origine dal ricorso presentato da un Ente Provinciale contro un avviso di accertamento emesso da un Comune per il mancato versamento dell’IMU relativa all’anno 2014. L’immobile in questione era stato concesso in uso gratuito (comodato) fin dal 1989 a un’Azienda Sanitaria Locale per essere destinato a presidio multizonale per persone con disabilità grave.

Il Comune sosteneva che l’esenzione non potesse essere applicata poiché l’immobile non era utilizzato direttamente dal proprietario (la Provincia), ma da un soggetto diverso (l’ASL). Al contrario, il giudice di primo grado aveva riconosciuto l’agevolazione, decisione poi ribaltata in appello, portando la questione davanti ai giudici di legittimità.

La svolta della Cassazione sull’utilizzo indiretto

Il nucleo del dibattito riguardava la possibilità di beneficiare dell’esenzione IMU comodato anche quando l’immobile è utilizzato da un ente diverso dal proprietario. La Cassazione, ribaltando l’orientamento più restrittivo della Corte d’appello, ha chiarito che il requisito dell’utilizzo diretto non deve essere interpretato in modo assoluto.

Il criterio del collegamento funzionale e strutturale

Secondo la Suprema Corte, l’esenzione spetta anche se l’immobile è concesso in comodato, purché tra l’ente proprietario (comodante) e l’ente utilizzatore (comodatario) sussista un legame specifico:

* Collegamento funzionale: una collaborazione sinergica definita da convenzioni indipendenti dal contratto di comodato, che pone l’utilizzatore in una posizione ausiliaria rispetto al proprietario.
* Collegamento strutturale: l’inserimento degli enti in una più ampia organizzazione gerarchica o di coordinamento (ad esempio, rapporti di controllo o dipendenza).

L’importanza della finalità non commerciale

Un requisito imprescindibile rimane la destinazione dell’immobile allo svolgimento di attività con modalità non commerciali, come quelle sanitarie, assistenziali o didattiche. Se l’attività rientra tra quelle previste dalla legge e gli enti sono legati funzionalmente, il beneficio fiscale deve essere garantito.

le motivazioni

La Corte ha fondato la propria decisione sull’interpretazione autentica fornita dal legislatore con la Legge n. 213 del 2023. Tale norma chiarisce che gli enti pubblici possono beneficiare dell’esenzione anche per gli immobili concessi in comodato a enti collegati funzionalmente o strutturalmente. I giudici hanno sottolineato che limitare l’esenzione al solo utilizzo diretto da parte del proprietario finirebbe per penalizzare forme di cooperazione tra enti pubblici volte a soddisfare bisogni primari della collettività, come la tutela della salute e l’assistenza ai disabili. Il principio di conservazione degli atti e la ratio della norma fiscale spingono verso un’interpretazione che valorizzi il servizio reso alla comunità piuttosto che la mera titolarità del possesso.

le conclusioni

L’ordinanza della Cassazione rappresenta un punto di svolta fondamentale per la gestione del patrimonio immobiliare pubblico. Viene sancito che l’esenzione IMU comodato è pienamente legittima quando l’immobile persegue scopi istituzionali attraverso una rete di collaborazione tra enti. Per i Comuni, questo significa dover valutare con maggiore attenzione i rapporti convenzionali esistenti tra le amministrazioni prima di emettere avvisi di accertamento. Per gli enti proprietari, si apre una strada più sicura per destinare immobili a finalità sociali senza il timore di incorrere in pesanti sanzioni tributarie, a patto di documentare correttamente il legame sinergico con il soggetto utilizzatore.

Spetta l’esenzione IMU per un immobile dato in comodato a un’altra associazione?
Sì, l’esenzione è possibile se esiste un legame funzionale o strutturale tra il proprietario e l’utilizzatore e l’immobile è destinato esclusivamente ad attività sociali non commerciali.

Cosa si intende per collegamento funzionale tra ente proprietario e utilizzatore?
Si tratta di una collaborazione sinergica basata su convenzioni che rendono l’attività dell’ente utilizzatore ausiliaria rispetto ai compiti istituzionali dell’ente proprietario.

È sempre necessario l’uso diretto del proprietario per non pagare l’IMU?
No, secondo la giurisprudenza più recente e l’interpretazione autentica del 2023, l’uso indiretto tramite comodato non esclude l’esenzione se sono rispettati i requisiti di collegamento e finalità.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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