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Esenzione imposta pubblicità: il caso dei centri commerciali

Un consorzio che gestisce un centro commerciale ha contestato un avviso di accertamento per l’imposta comunale sulla pubblicità relativa a cartelli posti all’interno della struttura. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che l’esenzione imposta pubblicità, ai sensi dell’art. 17, lett. a) del D.Lgs. 507/1993, si applica a tutti i messaggi diffusi all’interno di uno spazio commerciale, indipendentemente dalla loro dimensione o dalla presenza di un logo, poiché il cliente si trova già nel luogo di vendita.

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Pubblicato il 30 agosto 2025 in Diritto Tributario, Giurisprudenza Tributaria

Esenzione Imposta Pubblicità: La Cassazione Chiarisce per i Centri Commerciali

L’applicazione dell’imposta comunale sulla pubblicità è spesso fonte di contenzioso, specialmente in contesti complessi come i centri commerciali. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha fornito un chiarimento fondamentale sul tema, definendo i confini dell’esenzione imposta pubblicità per i cartelli e i pannelli informativi collocati all’interno di tali strutture. La decisione rappresenta un punto di riferimento cruciale per tutti gli operatori del settore retail.

Il Caso: Cartelli Informativi e Logo Sotto Accusa

La vicenda ha origine dall’impugnazione, da parte di un consorzio di operatori di un centro commerciale, di un avviso di accertamento relativo all’imposta sulla pubblicità per l’anno 2014. L’imposta era stata richiesta per una serie di pannelli, di dimensioni notevoli (oltre 268 mq complessivi), situati all’interno del centro. Questi cartelli fornivano ai visitatori informazioni utili come orari di apertura, localizzazione dei servizi e dei negozi, e recavano anche il logo del centro commerciale.

La Commissione Tributaria Regionale aveva ritenuto legittima l’imposizione, sostenendo che tali insegne, per la presenza del logo e per il loro potere evocativo, avessero natura pubblicitaria. Il consorzio ha quindi presentato ricorso in Cassazione, basandolo su due motivi principali.

I Motivi del Ricorso e la Questione Procedurale

Il primo motivo del ricorso era di natura procedurale: il consorzio lamentava la nullità della sentenza per irregolare costituzione in giudizio della società concessionaria della riscossione, rappresentata da un funzionario senza abilitazione legale. La Cassazione, tuttavia, ha dichiarato questo motivo inammissibile per difetto di interesse, poiché il ricorrente non aveva dimostrato come tale irregolarità avesse concretamente inciso sulla decisione finale.

Il secondo motivo, invece, riguardava il merito della questione: la violazione e falsa applicazione delle norme sull’imposta sulla pubblicità, in particolare l’art. 17 del D.Lgs. 507/1993, che disciplina le esenzioni.

La Disciplina dell’Esenzione Imposta Pubblicità nei Locali Commerciali

Il cuore della decisione della Cassazione risiede nell’interpretazione dell’art. 17, lett. a), del D.Lgs. 507/1993. La Corte ha chiarito che questa norma prevede due distinte ipotesi di esenzione:

1. Pubblicità interna: La prima parte della norma esenta “la pubblicità realizzata all’interno dei locali adibiti alla vendita di beni o alla prestazione di servizi quando si riferisca all’attività negli stessi esercitata”. Questa esenzione, secondo la Corte, è totale e non dipende dalla dimensione del mezzo pubblicitario.
2. Pubblicità su vetrine e porte: La seconda parte della norma, introdotta dalla congiunzione “nonché”, riguarda i mezzi pubblicitari esposti su vetrine e porte d’ingresso, i quali sono esenti solo se non superano la superficie di mezzo metro quadrato (con l’eccezione delle insegne, che hanno un limite più ampio).

Secondo la Suprema Corte, i cartelli informativi del centro commerciale rientrano a pieno titolo nella prima categoria. Essendo collocati all’interno di un luogo aperto al pubblico dove si realizza lo scambio commerciale, essi beneficiano dell’esenzione totale.

Le Motivazioni della Decisione

La Corte ha spiegato che la ratio della norma è chiara: il legislatore ha voluto esentare dal tributo tutto ciò che, pur avendo una potenziale natura pubblicitaria, si trova all’interno del luogo dove il consumatore ha già deciso di entrare. L'”influenzabilità” del soggetto e l'”effetto attrattivo” del messaggio pubblicitario si esauriscono nel momento in cui il cliente varca la soglia del locale commerciale. Di conseguenza, i messaggi interni, anche se promozionali, svolgono una funzione prevalentemente informativa e di orientamento per un pubblico già presente.

La Corte ha sottolineato che per l’applicazione di questa esenzione è necessaria una “doppia condizione”: sia l’offerta del bene/servizio sia l’esposizione del messaggio devono avvenire all’interno dello stesso perimetro commerciale. Nel caso di specie, entrambe le condizioni erano soddisfatte. La presenza del logo del centro commerciale non modifica questa conclusione, in quanto parte integrante del messaggio informativo rivolto a chi è già cliente della struttura. La Corte ha così cassato la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, ha accolto il ricorso originario del contribuente.

Conclusioni

Questa ordinanza stabilisce un principio di diritto di notevole importanza pratica. Viene confermato che i messaggi pubblicitari e informativi (inclusi quelli con logo) esposti all’interno di locali commerciali, come i centri commerciali, sono esenti dall’imposta sulla pubblicità, indipendentemente dalla loro estensione. Questa interpretazione offre maggiore certezza giuridica agli esercenti e ai gestori di spazi commerciali, distinguendo nettamente la comunicazione rivolta ai passanti all’esterno da quella destinata a chi si trova già all’interno del punto vendita.

I cartelli informativi con il logo di un centro commerciale posti al suo interno sono soggetti a imposta sulla pubblicità?
No. La Corte di Cassazione ha stabilito che tali cartelli rientrano nell’ipotesi di esenzione prevista dall’art. 17, lett. a), del D.Lgs. 507/1993, in quanto la pubblicità è realizzata all’interno dei locali adibiti alla vendita, indipendentemente dalla loro dimensione e dalla presenza di un logo.

Qual è il principio chiave per l’esenzione dell’imposta sulla pubblicità all’interno di un locale commerciale?
Il principio chiave è la “doppia condizione”: sia l’offerta del bene o del servizio, sia l’esposizione del messaggio pubblicitario devono avvenire all’interno dello stesso locale. Una volta che il cliente è entrato, l’effetto attrattivo del messaggio si considera già realizzato, giustificando l’esenzione.

La costituzione in giudizio tramite un funzionario non abilitato rende nulla la sentenza?
Non necessariamente. Secondo la Corte, la nullità non si verifica se la decisione del giudice non si è basata su prove o eccezioni introdotte da quella parte non ritualmente costituita. Se l’irregolarità non ha concretamente influito sull’esito della causa, il motivo di ricorso è inammissibile per difetto di interesse.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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