LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Esenzione ICI università: quando è valida?

Una università privata ha richiesto l’esenzione ICI per l’anno 2010. La Corte di Cassazione ha stabilito che per l’esenzione ICI università non è sufficiente dimostrare un bilancio in pareggio. Il contribuente deve provare che l’attività didattica sia svolta gratuitamente o dietro versamento di un corrispettivo puramente simbolico, un’analisi che il giudice di merito non aveva compiuto. La causa è stata rinviata per una nuova valutazione su questo specifico punto.

Prenota un appuntamento

Per una consulenza legale o per valutare una possibile strategia difensiva prenota un appuntamento.

La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)
Pubblicato il 30 novembre 2025 in Diritto Tributario, Giurisprudenza Tributaria

Esenzione ICI Università: Il Pareggio di Bilancio Non Basta, Serve un Corrispettivo Simbolico

Una recente ordinanza della Corte di Cassazione (n. 17875/2024) ha fatto luce sui requisiti necessari per ottenere l’esenzione ICI università, un tema di grande rilevanza per gli enti non commerciali che operano nel settore dell’istruzione. La Suprema Corte ha chiarito che il semplice raggiungimento del pareggio di bilancio non è una prova sufficiente per dimostrare la natura non commerciale dell’attività didattica. È invece necessario un esame più approfondito, incentrato sulla natura del corrispettivo richiesto agli studenti.

I Fatti del Caso

La vicenda legale ha visto contrapposti un Ente Comunale e un’Università Privata. L’ateneo aveva richiesto l’esenzione dal pagamento dell’ICI per l’annualità 2010, sostenendo che i propri immobili fossero destinati a un’attività didattica svolta senza scopo di lucro.

In primo grado, la Commissione Tributaria Provinciale aveva respinto la richiesta dell’università, ritenendo che il pagamento di una retta da parte degli studenti configurasse un’attività di natura commerciale. Tuttavia, la Corte di Giustizia Tributaria di secondo grado aveva ribaltato la decisione, accogliendo l’appello dell’ateneo. Secondo i giudici d’appello, il fatto che l’attività producesse “un risultato non superiore al pareggio economico”, documentato dai bilanci, era sufficiente a giustificare l’esenzione.

L’Ente Comunale, non soddisfatto della sentenza, ha quindi proposto ricorso in Cassazione, portando la questione all’attenzione della Suprema Corte.

La Decisione della Corte di Cassazione

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Comune, cassando la sentenza di secondo grado e rinviando la causa a una diversa sezione della Corte di Giustizia Tributaria del Lazio per una nuova valutazione. Gli Ermellini hanno stabilito che il giudice d’appello ha errato nell’applicare la legge, basando la propria decisione su un presupposto – il pareggio di bilancio – non decisivo ai fini del riconoscimento dell’esenzione.

Le Motivazioni: Analisi sull’esenzione ICI università

Le motivazioni della Corte si basano su principi consolidati in materia di agevolazioni fiscali e onere della prova, interpretati anche alla luce del diritto dell’Unione Europea.

L’Onere della Prova a Carico del Contribuente

Innanzitutto, la Corte ha ribadito un principio fondamentale: l’onere di dimostrare la sussistenza di tutti i requisiti per beneficiare di un’esenzione fiscale spetta interamente al contribuente. Non è sufficiente presentare documenti generici come bilanci o statuti. È necessario fornire prove concrete che l’attività, nel suo svolgimento effettivo, possieda le caratteristiche non commerciali richieste dalla legge.

Il Criterio del “Corrispettivo Simbolico”: Il vero discrimine per l’esenzione ICI università

Il punto cruciale della decisione riguarda la definizione di “attività non commerciale”. La Cassazione, richiamando la propria giurisprudenza e una decisione della Commissione Europea, ha specificato che la non commercialità non equivale semplicemente all’assenza di profitto. L’attività si considera non commerciale solo se è svolta a titolo gratuito o, in alternativa, dietro il versamento di un corrispettivo simbolico, ovvero un importo che copre solo una minima parte del costo effettivo del servizio e non si pone in concorrenza con il mercato.

Il vero discrimine, quindi, è la retta. Il giudice deve verificare se la retta pagata dagli studenti sia irrisoria e slegata dai costi, oppure se rappresenti una vera e propria controprestazione economica. Il semplice pareggio di bilancio non fornisce alcuna indicazione in tal senso e, pertanto, non può essere l’unico elemento su cui fondare la concessione dell’esenzione.

L’Errore della Corte d’Appello

I giudici di legittimità hanno censurato la sentenza di secondo grado proprio per non aver condotto questa analisi. La corte territoriale si è limitata a prendere atto del pareggio economico, omettendo di indagare sulla natura delle rette universitarie e di verificare se queste potessero essere considerate simboliche. Tale omissione ha viziato la decisione, rendendola non conforme ai principi di diritto applicabili.

Conclusioni

L’ordinanza 17875/2024 della Corte di Cassazione rappresenta un importante monito per tutti gli enti non commerciali. Per ottenere l’esenzione ICI università e altre agevolazioni fiscali simili, non basta operare senza scopo di lucro. È indispensabile dimostrare in modo rigoroso che l’attività è svolta con modalità effettivamente non commerciali, il che, secondo l’orientamento consolidato, significa che i servizi devono essere offerti gratuitamente o a fronte di un corrispettivo puramente simbolico. Gli enti che richiedono tali benefici devono essere pronti a fornire una prova dettagliata e concreta, che vada oltre la semplice presentazione dei bilanci contabili.

Per ottenere l’esenzione ICI, è sufficiente che un’università privata non persegua scopi di lucro e chiuda il bilancio in pareggio?
No, secondo la Corte di Cassazione, il pareggio di bilancio non è di per sé sufficiente. È necessario dimostrare che l’attività didattica viene svolta con modalità non commerciali, criterio che va oltre la semplice assenza di profitto.

Cosa si intende per attività svolta con “modalità non commerciali” ai fini dell’esenzione ICI?
Un’attività è considerata svolta con modalità non commerciali quando è resa a titolo gratuito oppure dietro il versamento di un corrispettivo simbolico. Tale corrispettivo deve essere di importo talmente esiguo rispetto al costo effettivo del servizio da non configurarsi come una reale controprestazione economica.

A chi spetta l’onere di provare i requisiti per l’esenzione fiscale?
L’onere della prova spetta interamente al contribuente che richiede l’agevolazione. Quest’ultimo deve dimostrare concretamente l’esistenza di tutti i presupposti richiesti dalla legge, inclusa la natura non commerciale dell’attività svolta nell’immobile.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

Desideri approfondire l'argomento ed avere una consulenza legale?

Prenota un appuntamento. La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza / conference call e si svolge in tre fasi.

Prima dell'appuntamento: analisi del caso prospettato. Si tratta della fase più delicata, perché dalla esatta comprensione del caso sottoposto dipendono il corretto inquadramento giuridico dello stesso, la ricerca del materiale e la soluzione finale.

Durante l’appuntamento: disponibilità all’ascolto e capacità a tenere distinti i dati essenziali del caso dalle componenti psicologiche ed emozionali.

Al termine dell’appuntamento: ti verranno forniti gli elementi di valutazione necessari e i suggerimenti opportuni al fine di porre in essere azioni consapevoli a seguito di un apprezzamento riflessivo di rischi e vantaggi. Il contenuto della prestazione di consulenza stragiudiziale comprende, difatti, il preciso dovere di informare compiutamente il cliente di ogni rischio di causa. A detto obbligo di informazione, si accompagnano specifici doveri di dissuasione e di sollecitazione.

Il costo della consulenza legale è di € 150,00.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)

Articoli correlati