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Esenzione ICI: i limiti per immobili in comodato

Una cooperativa sportiva ha impugnato diversi avvisi di accertamento relativi all’imposta comunale sugli immobili, invocando l’esenzione ICI per immobili concessi in comodato gratuito a un’associazione sportiva. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto della richiesta, stabilendo che l’agevolazione non spetta se il regolamento comunale subordina il beneficio alla coincidenza tra il possessore e l’utilizzatore dell’immobile. La decisione sottolinea come la potestà regolamentare dei Comuni possa limitare l’esenzione ICI ai soli casi di utilizzo diretto da parte dell’ente proprietario, escludendo le ipotesi di utilizzo indiretto tramite comodato.

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Pubblicato il 30 marzo 2026 in Diritto Tributario, Giurisprudenza Tributaria

Esenzione ICI e immobili in comodato: i limiti per gli enti non profit

L’applicazione dell’esenzione ICI per gli enti non commerciali rappresenta spesso un terreno di scontro tra contribuenti e amministrazioni locali. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione chiarisce i confini di questa agevolazione, focalizzandosi sulla legittimità dei regolamenti comunali che restringono il campo d’azione della norma nazionale.

Il caso: comodato gratuito e agevolazioni fiscali

La controversia nasce dal ricorso di una cooperativa che aveva concesso i propri immobili in comodato gratuito a un’associazione sportiva dilettantistica. La società sosteneva di aver diritto all’esenzione ICI prevista per gli enti non commerciali, in quanto l’attività svolta negli immobili era priva di scopo di lucro e finalizzata a scopi meritevoli. Tuttavia, il Comune ha emesso avvisi di accertamento per diverse annualità, negando il beneficio fiscale.

I giudici di merito hanno rigettato le istanze della cooperativa, evidenziando che, secondo il regolamento comunale vigente, l’immobile deve essere non solo utilizzato per fini non commerciali, ma anche posseduto direttamente dall’ente che svolge l’attività. La questione è giunta quindi davanti alla Suprema Corte.

La decisione della Cassazione sull’esenzione ICI

La Suprema Corte ha confermato la legittimità del recupero d’imposta. Il punto centrale della discussione riguarda l’interpretazione dell’articolo 7 del d.lgs. n. 504 del 1992. Sebbene la giurisprudenza di legittimità abbia talvolta ammesso l’esenzione in caso di utilizzo indiretto (comodato a enti collegati), tale principio deve cedere di fronte a regolamenti comunali specifici.

I Comuni, infatti, godono di una potestà regolamentare che permette loro di definire criteri più stringenti. Se la norma locale stabilisce che l’esenzione si applica solo se l’ente non commerciale è sia possessore che utilizzatore diretto, il contribuente non può invocare l’agevolazione in caso di cessione del bene a terzi, anche se a titolo gratuito.

Il valore del regolamento comunale

L’ordinanza chiarisce che l’art. 59 del d.lgs. n. 446 del 1997 attribuisce ai Comuni la facoltà di stabilire che l’esenzione ICI concernente gli immobili utilizzati da enti non commerciali si applichi soltanto ai fabbricati posseduti dall’ente utilizzatore. Questa disposizione mira a garantire che il beneficio fiscale sia strettamente legato alla gestione diretta del bene per finalità sociali o istituzionali.

Le motivazioni

Le motivazioni della Corte si fondano sulla gerarchia delle fonti in materia di tributi locali. I giudici hanno rilevato che la ricorrente non ha contestato efficacemente la legittimità della norma regolamentare del Comune, la quale subordina l’agevolazione alla coincidenza tra proprietà e utilizzo. Inoltre, è stata ribadita l’inammissibilità della produzione di nuovi documenti in sede di legittimità, come i bilanci societari, che avrebbero dovuto essere presentati nei gradi precedenti per dimostrare la natura non commerciale dell’attività. La Corte ha inoltre precisato che il giudicato formatosi su altre annualità non si estende automaticamente se riguardante elementi variabili come la natura dell’attività o le modalità di utilizzo dell’immobile.

Le conclusioni

Le conclusioni della sentenza confermano un orientamento rigoroso: l’esenzione ICI non è un diritto assoluto ma è subordinata al rispetto rigoroso dei requisiti soggettivi e oggettivi previsti dalla legge e dai regolamenti locali. Per gli enti non profit, ciò significa che la concessione di un immobile in comodato, pur se per fini nobili, può comportare la perdita dei benefici fiscali se il Comune ha esercitato la propria potestà restrittiva. La soccombenza della cooperativa comporta l’obbligo di versare l’imposta evasa, le sanzioni e le spese di giudizio, confermando la necessità di una pianificazione fiscale attenta per tutti gli enti del terzo settore.

L’esenzione ICI spetta sempre se l’immobile è in comodato gratuito a una Onlus?
No, l’esenzione può essere negata se il regolamento comunale richiede che l’ente non commerciale sia sia il proprietario che l’utilizzatore diretto dell’immobile.

Il Comune può limitare le esenzioni previste dalla legge nazionale?
Sì, i Comuni hanno la potestà regolamentare di stabilire condizioni specifiche, come la necessità del possesso diretto del bene da parte dell’ente utilizzatore.

Si possono depositare nuovi documenti durante il ricorso in Cassazione?
No, ai sensi dell’articolo 372 c.p.c. non è ammesso il deposito di atti non prodotti nei precedenti gradi, salvo quelli riguardanti la nullità della sentenza o l’ammissibilità del ricorso.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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