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Esenzione ICI enti non commerciali: la retta simbolica

La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha stabilito un principio fondamentale in materia di esenzione ICI per gli enti non commerciali. Analizzando il caso di una università privata, la Corte ha chiarito che per beneficiare dell’agevolazione fiscale non è sufficiente dimostrare il pareggio di bilancio. È necessario, invece, che l’ente provi che l’attività didattica sia svolta a fronte di un corrispettivo ‘simbolico’, ovvero una retta che non copre i costi del servizio, configurando così un’attività realmente non commerciale. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio per una nuova valutazione basata su questo specifico criterio.

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Pubblicato il 30 novembre 2025 in Diritto Tributario, Giurisprudenza Tributaria

Esenzione ICI Enti Non Commerciali: La Retta Deve Essere “Simbolica”

Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha riaffermato un principio cruciale per l’esenzione ICI enti non commerciali, con importanti ripercussioni per università, scuole, associazioni culturali e tutti quegli enti che, pur non avendo scopo di lucro, richiedono un pagamento per i loro servizi. La Corte ha stabilito che il solo pareggio di bilancio non è una prova sufficiente a dimostrare la natura non commerciale di un’attività. Per ottenere l’esenzione, l’ente deve dimostrare che il corrispettivo richiesto agli utenti è meramente “simbolico”.

I Fatti di Causa

La controversia nasce da un avviso di accertamento per l’ICI relativa all’annualità 2011, notificato da un Comune a una nota università privata non statale. L’ateneo sosteneva di aver diritto all’esenzione prevista dalla legge per gli immobili destinati ad attività didattiche svolte da enti non commerciali.

Il percorso giudiziario è stato altalenante:
– In primo grado, la Commissione Tributaria Provinciale ha dato ragione al Comune, ritenendo che il pagamento di una retta da parte degli studenti configurasse un’attività di natura commerciale, escludendo quindi l’esenzione.
– In secondo grado, la Corte di Giustizia Tributaria Regionale ha ribaltato la decisione, accogliendo l’appello dell’università. I giudici d’appello hanno basato la loro decisione sulla documentazione contabile (bilanci e rendicontazioni) che attestava un risultato economico non superiore al pareggio, concludendo che l’attività non fosse commerciale.

Il Comune ha quindi proposto ricorso per cassazione, contestando la valutazione della corte d’appello come errata in diritto.

L’Esenzione ICI per Enti Non Commerciali: Requisiti e Onere della Prova

La normativa di riferimento (art. 7, comma 1, lett. i) del D.Lgs. 504/1992) subordina l’esenzione ICI alla compresenza di due requisiti:
1. Requisito soggettivo: l’immobile deve essere utilizzato da un ente non commerciale.
2. Requisito oggettivo: le attività svolte nell’immobile devono rientrare in quelle tassativamente elencate dalla norma (didattiche, assistenziali, culturali, etc.) e, soprattutto, devono essere svolte con modalità non commerciali.

La giurisprudenza costante, richiamata dalla Corte, sottolinea che l’onere di provare la sussistenza di entrambi i requisiti grava sul contribuente che intende beneficiare dell’agevolazione. Non basta affermare di essere un ente non profit; è necessario dimostrare concretamente che l’attività specifica svolta nell’immobile non abbia carattere commerciale.

La Decisione della Cassazione e il Principio della “Retta Simbolica”

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Comune, ritenendo fondata la censura mossa alla sentenza di secondo grado. Il punto centrale della decisione risiede nell’interpretazione del concetto di “modalità non commerciale”, che deve essere allineato con i principi del diritto dell’Unione Europea in materia di aiuti di Stato.

Secondo la Corte, un’attività può considerarsi non economica (e quindi non commerciale) solo a due condizioni:
– Viene svolta a titolo completamente gratuito.
– Viene svolta dietro il versamento di un corrispettivo simbolico, ovvero un importo talmente esiguo da coprire solo una minima parte dei costi effettivi del servizio, senza porsi in concorrenza con operatori di mercato.

Il mero pareggio di bilancio, su cui si era basata la corte d’appello, non è un indicatore decisivo. Un’impresa commerciale può legittimamente chiudere un esercizio in pareggio o persino in perdita, senza per questo perdere la sua natura commerciale.

Le Motivazioni della Corte

La Cassazione ha motivato la sua decisione evidenziando l’errore di diritto commesso dai giudici di merito. Essi hanno omesso di svolgere l’indagine fondamentale richiesta dalla legge: verificare se, in concreto, le rette pagate dagli studenti dell’università potessero essere considerate “simboliche” rispetto ai costi del servizio formativo offerto. La loro analisi si è fermata a un esame astratto dei bilanci, senza correlare questo dato al principio eurocomunitario che definisce l’attività non commerciale. La Corte ha ribadito che spetta al contribuente fornire la prova rigorosa di tale circostanza, dimostrando l’irrisorietà del corrispettivo richiesto. La decisione impugnata è stata quindi cassata, e la causa rinviata alla Corte di Giustizia Tributaria per un nuovo esame che dovrà attenersi a questo specifico e vincolante principio di diritto.

Conclusioni

L’ordinanza in commento consolida un orientamento giurisprudenziale di estrema importanza per tutto il terzo settore. Per gli enti non commerciali che forniscono servizi a pagamento, l’accesso all’esenzione ICI (e oggi IMU) non è automatico. È indispensabile poter dimostrare, con dati concreti alla mano, che il corrispettivo richiesto agli utenti è simbolico e non copre i costi effettivi del servizio. In assenza di tale prova, l’attività viene presunta commerciale e l’immobile in cui viene svolta è soggetto a tassazione. Questa pronuncia serve da monito per una gestione contabile e documentale attenta, finalizzata a provare in modo inequivocabile la natura non commerciale delle proprie attività.

Per ottenere l’esenzione ICI, è sufficiente che un ente non commerciale dimostri di non avere profitti o di essere in pareggio di bilancio?
No, secondo la Corte di Cassazione, il pareggio di bilancio non è di per sé sufficiente a dimostrare la natura non commerciale dell’attività. È un elemento non decisivo, poiché anche un’impresa commerciale può chiudere un bilancio senza utili.

Chi ha l’onere di provare che l’attività svolta ha natura non commerciale ai fini dell’esenzione ICI?
L’onere della prova grava interamente sul contribuente che richiede l’applicazione dell’esenzione. È l’ente che deve dimostrare concretamente di possedere tutti i requisiti previsti dalla legge, inclusa la modalità non commerciale dello svolgimento dell’attività.

Cosa si intende per attività svolta con “modalità non commerciali” secondo la Corte di Cassazione?
Un’attività è svolta con modalità non commerciali quando è resa a titolo gratuito oppure dietro il versamento di un importo meramente “simbolico”. Un importo è considerato simbolico quando copre solo una minima parte del costo effettivo del servizio e non è idoneo a configurare una forma di remunerazione dell’attività.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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