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Esenzione ICI abitazione principale: basta la residenza?

Un contribuente si è visto negare l’esenzione ICI abitazione principale perché la sua famiglia non risiedeva nell’immobile. Il caso è giunto in Cassazione, la quale ha deciso di sospendere il giudizio. La Corte attende una pronuncia delle Sezioni Unite su un caso analogo, per chiarire definitivamente se, ai fini del beneficio fiscale, sia sufficiente la sola residenza del proprietario o sia necessaria quella dell’intero nucleo familiare.

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Pubblicato il 29 novembre 2025 in Diritto Tributario, Giurisprudenza Tributaria

Esenzione ICI abitazione principale: la Cassazione attende le Sezioni Unite

L’esenzione ICI abitazione principale torna al centro del dibattito giurisprudenziale. Cosa succede se un contribuente risiede e dimora in un immobile, ma il resto della sua famiglia vive altrove? Ha comunque diritto al beneficio fiscale? Con l’ordinanza interlocutoria in esame, la Corte di Cassazione sceglie la via della prudenza, sospendendo la decisione e attendendo il verdetto delle Sezioni Unite su questa delicata questione.

I Fatti del Caso: Una Questione di Residenza Familiare

La vicenda nasce dall’impugnazione di un avviso di accertamento per l’ICI relativa all’annualità 2011. Un contribuente si era visto negare l’agevolazione per l’abitazione principale da parte del Comune. La motivazione del diniego, confermata sia in primo che in secondo grado, era chiara: sebbene il contribuente avesse stabilito la propria residenza nell’immobile, lo stesso non poteva dirsi per i suoi familiari, che non vi dimoravano abitualmente.

Il contribuente, non rassegnato, ha presentato ricorso per cassazione, sostenendo che i giudici di merito avessero interpretato erroneamente la norma, ignorando i principi affermati da una successiva e importante sentenza della Corte Costituzionale in materia di IMU, secondo cui ai fini dell’agevolazione rileva la residenza del solo contribuente.

La questione dell’esenzione ICI abitazione principale

Il cuore del problema risiede nell’interpretazione dell’art. 8, comma 2, del D.Lgs. 504/1992, che definisce l’abitazione principale ai fini ICI. La giurisprudenza tradizionale richiedeva la coesistenza di due requisiti: la residenza anagrafica e la dimora abituale non solo del possessore dell’immobile, ma dell’intero suo nucleo familiare.

Tuttavia, questo orientamento è stato messo in discussione, soprattutto alla luce di interventi della Corte Costituzionale che, in materia di IMU, hanno valorizzato la scelta individuale di residenza. Il ricorrente ha basato la sua difesa proprio su questo principio, chiedendo di estenderlo anche alla precedente imposta comunale sugli immobili (ICI).

La Decisione della Corte di Cassazione: Sospensione e Rinvio

La Quinta Sezione della Corte di Cassazione, investita del caso, ha rilevato che la medesima questione di diritto era già stata sottoposta all’esame delle Sezioni Unite con un’altra ordinanza (n. 5870 del 2023). La questione rimessa al vaglio del massimo consesso è proprio se l’interpretazione costituzionalmente orientata della norma consenta di riconoscere l’agevolazione anche quando nell’immobile dimori abitualmente il solo contribuente, senza i suoi familiari.

Di fronte a questa pendenza, la Corte ha ritenuto opportuno non decidere. Per evitare possibili contrasti giurisprudenziali e garantire l’uniformità del diritto, ha disposto il rinvio della causa a nuovo ruolo, in attesa della pronuncia delle Sezioni Unite.

Le Motivazioni

La motivazione della Corte è eminentemente processuale e si fonda su un principio di economia dei giudizi e di certezza del diritto. Poiché le Sezioni Unite sono state chiamate a fornire una risposta definitiva e vincolante su un punto di diritto cruciale e controverso, decidere il caso specifico prima di tale pronuncia sarebbe stato inopportuno. La decisione di sospendere il giudizio mira a garantire che il caso venga risolto in conformità con l’interpretazione più autorevole che sarà fornita a breve. In questo modo, si previene la formazione di giudicati contrastanti su questioni identiche, assicurando un trattamento uniforme per tutti i contribuenti.

Le Conclusioni

L’ordinanza in commento, pur non risolvendo il caso, ha un’importante valenza: conferma l’esistenza di un serio dubbio interpretativo sulla definizione di abitazione principale ai fini ICI. La decisione finale sull’esenzione ICI abitazione principale per i nuclei familiari con residenze separate è ora sospesa, in attesa del verdetto delle Sezioni Unite. Questa futura sentenza avrà un impatto significativo non solo sul caso in esame, ma su innumerevoli contenziosi simili, definendo una volta per tutte i confini di uno dei più importanti benefici fiscali in materia immobiliare.

Per quale motivo al contribuente è stata negata l’esenzione ICI sull’abitazione principale?
L’esenzione è stata negata perché, secondo i giudici di merito, sebbene il contribuente avesse la propria residenza nell’immobile, i suoi familiari non vi dimoravano abitualmente, facendo così mancare il requisito della dimora dell’intero nucleo familiare.

Cosa ha deciso la Corte di Cassazione con questa ordinanza?
La Corte di Cassazione non ha deciso il caso nel merito, ma ha disposto il rinvio della causa a nuovo ruolo, ovvero ha sospeso il giudizio in attesa di un’altra decisione.

Perché la Corte ha sospeso il giudizio?
La Corte ha sospeso il giudizio perché la stessa questione di diritto (se l’esenzione spetti anche quando solo il contribuente, e non la sua famiglia, risiede nell’immobile) è già stata rimessa alle Sezioni Unite della Cassazione per una decisione definitiva. La sospensione serve a garantire una pronuncia uniforme ed evitare sentenze contrastanti.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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