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Esclusione imbullonati: si può fare con DOCFA tardiva

Una società si è vista negare la riduzione della rendita catastale tramite l’esclusione imbullonati perché non l’aveva richiesta nella prima dichiarazione DOCFA utile. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che la legge non impone un termine di decadenza per tale diritto, che può quindi essere esercitato anche con una DOCFA successiva, pur senza effetti retroattivi. La sentenza chiarisce un importante principio a favore dei contribuenti proprietari di immobili industriali.

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Pubblicato il 12 febbraio 2026 in Diritto Tributario, Giurisprudenza Tributaria

Esclusione Imbullonati: La Cassazione Apre alla DOCFA Successiva

Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha fatto chiarezza su un tema cruciale per i proprietari di immobili industriali: la possibilità di richiedere l’esclusione imbullonati dal calcolo della rendita catastale. La pronuncia stabilisce un principio fondamentale: il diritto a presentare la dichiarazione di variazione (DOCFA) non si esaurisce se non viene esercitato alla prima occasione utile dopo l’entrata in vigore della normativa.

I Fatti di Causa

Una società, proprietaria di un immobile industriale classificato in categoria D/7, nel 2018 aveva presentato una dichiarazione DOCFA per rideterminare la propria rendita catastale. L’obiettivo era scorporare il valore dei macchinari e degli impianti (“imbullonati”) funzionali al processo produttivo, come consentito dalla Legge di Stabilità 2016 (L. 208/2015), riducendo così l’imponibile fiscale.

L’Agenzia delle Entrate respingeva la richiesta, confermando la rendita precedente più elevata. La questione arrivava in tribunale, dove sia la Commissione Tributaria Provinciale che quella di II Grado davano torto alla società. La motivazione dei giudici d’appello si basava su un punto specifico: la società aveva già presentato una DOCFA nel 2017, dopo l’entrata in vigore della legge, senza però richiedere lo scorporo. Secondo la Corte territoriale, questa omissione le aveva precluso la possibilità di farlo in seguito.

La Questione Giuridica: È possibile l’esclusione imbullonati con una seconda DOCFA?

Il nodo centrale del ricorso in Cassazione verteva sull’interpretazione della normativa (art. 1, commi 21 e 22, L. 208/2015). Ci si chiedeva se la facoltà di aggiornare la rendita catastale per l’esclusione imbullonati fosse un’opportunità da cogliere in un’unica soluzione, preclusa per sempre in caso di inerzia, oppure un diritto esercitabile senza termini di decadenza.

La tesi delle corti di merito, se confermata, avrebbe creato un grave pregiudizio per i contribuenti che, per errore o mancata informazione, non avessero immediatamente adeguato la propria posizione catastale alla nuova normativa.

Le Motivazioni della Corte di Cassazione

La Suprema Corte ha accolto parzialmente il ricorso della società, ma sul punto decisivo le ha dato piena ragione. I giudici hanno chiarito che la legge del 2015, nel consentire la presentazione di atti di aggiornamento “a decorrere dal 1° gennaio 2016”, ha fissato un termine iniziale, non uno finale.

In altre parole, la norma non prevede alcuna decadenza né stabilisce che il diritto si “consumi” se non esercitato con la prima DOCFA presentata dopo tale data. Di conseguenza, il fatto che la società avesse presentato una dichiarazione nel 2017 senza menzionare i beni da scorporare non le ha impedito di farlo con una successiva dichiarazione nel 2018.

La Corte ha inoltre precisato che l’unico effetto del ritardo è la perdita della retroattività. Solo le dichiarazioni presentate entro il 15 giugno 2016 potevano beneficiare della nuova rendita a partire dal 1° gennaio 2016. Per le dichiarazioni successive, come quella in esame, la nuova rendita avrà efficacia dalla data di presentazione, senza intaccare il diritto di richiederla.

Le Conclusioni

La Cassazione ha cassato la sentenza d’appello, rinviando la causa alla Corte di Giustizia Tributaria di II grado per un nuovo esame del merito. Questa decisione rappresenta una vittoria importante per i contribuenti, poiché conferma un’interpretazione della legge più flessibile e meno penalizzante. Viene stabilito che il diritto all’esclusione imbullonati non è un’occasione fugace, ma una facoltà che il proprietario dell’immobile può esercitare attraverso la presentazione di un apposito atto di aggiornamento, anche se in un momento successivo alla prima opportunità utile. Si riafferma così il principio secondo cui una facoltà concessa dalla legge non può essere limitata da un’interpretazione che introduce preclusioni non previste esplicitamente.

È possibile presentare una dichiarazione DOCFA per l’esclusione degli imbullonati se ne era già stata presentata una in precedenza senza tale richiesta?
Sì. La Corte di Cassazione ha stabilito che la legge non impone un termine finale né prevede che il diritto si “consumi” se non esercitato alla prima occasione utile. È possibile presentare un successivo atto di aggiornamento per lo scorporo.

Qual è la conseguenza di presentare la DOCFA per lo scorporo degli impianti in un momento successivo al 15 giugno 2016?
La principale conseguenza è la perdita dell’efficacia retroattiva della nuova rendita catastale al 1° gennaio 2016. La nuova rendita avrà effetto dalla data di presentazione della dichiarazione, ma il diritto a richiederla non viene meno.

La mancata contestazione da parte dell’Agenzia delle Entrate di una consulenza tecnica di parte la rende una prova definitiva?
No. Secondo la Corte, una perizia di parte non è un fatto giuridico suscettibile di non contestazione. Rimane un mero elemento indiziario che il giudice deve valutare liberamente, senza essere vincolato dalla sua mancata contestazione specifica.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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