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Doppia imposizione: rimborso IRPEF pensioni estero

Un contribuente residente in Portogallo ha impugnato il diniego dell’Agenzia delle Entrate relativo al rimborso delle ritenute IRPEF operate sulla sua pensione. La Commissione Tributaria Regionale aveva negato il rimborso sostenendo che l’esenzione fiscale decennale prevista in Portogallo per i nuovi residenti avrebbe generato una doppia non imposizione e che mancasse un certificato di residenza specifico. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che in tema di doppia imposizione conta la potestà impositiva astratta dello Stato di residenza e che i certificati fiscali esteri sono prove idonee senza necessità di formule sacramentali.

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Pubblicato il 23 marzo 2026 in Diritto Tributario, Giurisprudenza Tributaria

Doppia imposizione: la Cassazione tutela i pensionati all’estero

La questione della doppia imposizione sulle pensioni percepite da cittadini italiani residenti all’estero è un tema di grande attualità. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha fatto chiarezza sui requisiti per ottenere il rimborso delle ritenute IRPEF operate in Italia, stabilendo principi fondamentali per chi decide di trasferire la propria residenza fiscale in Paesi come il Portogallo. La pronuncia analizza il conflitto tra la potestà impositiva dello Stato italiano e le agevolazioni fiscali estere.

Il caso del pensionato residente in Portogallo

Un contribuente, dopo aver trasferito la propria residenza in Portogallo, ha richiesto il rimborso delle ritenute IRPEF applicate dall’INPS sulla sua pensione. L’Agenzia delle Entrate ha respinto l’istanza, contestando la prova della residenza estera. Sebbene il primo grado di giudizio avesse dato ragione al cittadino, la Commissione Tributaria Regionale ha successivamente riformato la sentenza, sostenendo che il rimborso avrebbe creato una situazione di vantaggio eccessivo, dato che il Portogallo prevedeva un’esenzione temporanea per i nuovi residenti.

La decisione della Suprema Corte sulla doppia imposizione

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del contribuente, censurando l’interpretazione dei giudici regionali. Il punto centrale della controversia riguarda l’applicazione della Convenzione bilaterale tra Italia e Portogallo. Secondo la Corte, il diritto al rimborso non può essere negato solo perché il contribuente gode di un regime di esenzione nello Stato di residenza. Ciò che rileva è la ripartizione della potestà impositiva tra i due Stati: se la Convenzione attribuisce il potere di tassare esclusivamente allo Stato di residenza, l’Italia deve astenersi dal prelievo.

Validità dei certificati di residenza esteri

Un altro aspetto cruciale riguarda la documentazione necessaria. La Cassazione ha chiarito che non sono richieste formule sacramentali per dimostrare la residenza fiscale. I certificati rilasciati dalle autorità straniere sono considerati prove idonee e sufficienti, anche se non citano espressamente la convenzione bilaterale. Negare il valore di tali documenti significa imporre un onere burocratico non previsto dalla legge, ostacolando il legittimo esercizio dei diritti del contribuente.

Le motivazioni

Le motivazioni della Suprema Corte si fondano sulla natura stessa delle convenzioni internazionali contro la doppia imposizione. Tali accordi mirano a eliminare la sovrapposizione dei sistemi tributari nazionali per agevolare la mobilità delle persone e l’attività economica. La Corte ha ribadito che rileva il potenziale assoggettamento a tassazione nello Stato di residenza, indipendentemente dal fatto che quest’ultimo decida poi di applicare un’esenzione o un’aliquota agevolata. Inoltre, è stato riaffermato il principio di libertà della prova: il certificato di residenza fiscale estero è equipollente a qualsiasi attestazione ufficiale richiesta dalle norme convenzionali.

Le conclusioni

Le conclusioni della Cassazione portano alla cassazione della sentenza impugnata con rinvio alla Corte di Giustizia Tributaria di secondo grado. Le implicazioni pratiche sono notevoli per migliaia di pensionati italiani all’estero: viene confermato che il regime fiscale di favore goduto nel Paese di residenza (come lo status di residente non abituale in Portogallo) non legittima l’Italia a trattenere imposte non dovute. Il contribuente ha diritto al rimborso integrale delle ritenute operate alla fonte, purché sia in grado di esibire una certificazione ufficiale della propria residenza fiscale estera.

Posso chiedere il rimborso IRPEF se la mia pensione è esente all’estero?
Sì, la Cassazione ha confermato che il diritto al rimborso dipende dalla potestà impositiva dello Stato di residenza prevista dalle convenzioni, indipendentemente dall’effettivo pagamento delle tasse in quel Paese.

Quale documento serve per dimostrare la residenza fiscale all’estero?
È sufficiente un certificato di residenza fiscale rilasciato dalle autorità locali, senza che siano necessarie formule sacramentali o riferimenti espliciti alla convenzione bilaterale.

Cosa succede se l’Agenzia delle Entrate nega il rimborso per mancanza di prove?
Il contribuente può impugnare il diniego dimostrando la propria residenza tramite certificazioni ufficiali estere, che i giudici devono considerare idonee a provare lo status di residente.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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