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Doppia imposizione fiscale: no al rimborso senza cittadinanza

Un pensionato italiano trasferisce la propria residenza in Bulgaria e si iscrive all’AIRE. Successivamente, chiede il rimborso delle trattenute IRPEF sulla pensione del 2015, invocando la Convenzione bilaterale per evitare la doppia imposizione fiscale. L’Agenzia delle Entrate rifiuta il rimborso poiché il contribuente non possiede la cittadinanza bulgara. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso del pensionato. I giudici chiariscono che, in base al testo specifico dell’accordo tra Italia e Bulgaria, per godere dell’esenzione dalle tasse italiane non basta la residenza fiscale all’estero, ma è indispensabile possedere la nazionalità dello Stato ospitante. Di conseguenza, il pensionato perde la causa e deve pagare le spese di giudizio.

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Pubblicato il 19 luglio 2026 in Giurisprudenza Tributaria

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Riferimento Sentenza di Cassazione Civile Sez. 5 Num. 21697 Anno 2023 (Cass. civ. sez. 5 n. 21697/2023)

Pensioni all’estero e doppia imposizione fiscale: il caso

Molti pensionati italiani scelgono di trasferirsi all’estero per godere di un regime fiscale più vantaggioso. Tuttavia, il trasferimento della residenza non garantisce automaticamente l’esenzione dalle tasse italiane. Un cittadino italiano ha trasferito la propria residenza in Bulgaria, iscrivendosi regolarmente all’Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero (AIRE). Il pensionato ha poi chiesto il rimborso delle trattenute sulle tasse applicate dall’Italia sulla sua pensione. Per farlo, ha invocato l’accordo bilaterale contro la doppia imposizione fiscale firmato tra Italia e Bulgaria. L’amministrazione finanziaria italiana ha però rifiutato la richiesta di rimborso. Secondo il fisco, il contribuente non aveva i requisiti necessari perché non possedeva la cittadinanza bulgara. Il pensionato ha quindi avviato una causa legale, che è arrivata fino alla Corte di Cassazione.

Quando la residenza fiscale non basta per evitare le tasse in Italia

Il pensionato sosteneva che il semplice trasferimento della residenza fiscale in Bulgaria fosse sufficiente per ottenere l’esenzione in Italia. Secondo la sua tesi, i redditi da pensione dovevano essere tassati esclusivamente nello Stato di nuova residenza. Per dimostrare la sua posizione, il contribuente ha presentato un certificato di residenza fiscale rilasciato dalle autorità bulgare. Questo documento attestava che l’uomo viveva stabilmente in Bulgaria e che i suoi redditi erano soggetti a tassazione in quel Paese. Tuttavia, i giudici dei primi due gradi di giudizio hanno respinto il ricorso del pensionato. Essi hanno evidenziato che la convenzione internazionale richiede requisiti molto più stringenti rispetto ad altri accordi bilaterali. La disputa si è concentrata sull’interpretazione letterale delle parole usate nel trattato internazionale.

Le motivazioni della sentenza sulla doppia imposizione fiscale

La Corte di Cassazione ha rigettato definitivamente il ricorso del pensionato, confermando il diniego del rimborso. I giudici di legittimità hanno analizzato attentamente l’articolo 1 della Convenzione tra Italia e Bulgaria. Questo testo stabilisce una regola molto specifica e diversa rispetto alla maggior parte dei trattati internazionali. Per quanto riguarda la Bulgaria, l’espressione “residente” non indica chiunque abbia la residenza fiscale in quel territorio. La norma definisce residente solo la persona fisica che possiede la nazionalità bulgara. Di conseguenza, il trattato esclude i cittadini italiani che si limitano a trasferire la propria dimora o residenza fiscale in Bulgaria senza acquisirne la cittadinanza. La Cassazione ha chiarito che non si può applicare il concetto generale di residenza fiscale quando esiste una norma speciale così chiara. Anche la produzione del certificato fiscale bulgaro è stata ritenuta inutile, poiché attestava solo la residenza e non la cittadinanza del contribuente. I giudici hanno anche ricordato che questa interpretazione rigorosa è condivisa dall’Agenzia delle Entrate e dall’INPS nei loro documenti ufficiali più recenti.

Le conclusioni sul caso della doppia imposizione fiscale

La decisione della Suprema Corte stabilisce un principio fondamentale per tutti i pensionati che decidono di trasferirsi all’estero. Chi si trasferisce in Bulgaria non può evitare la tassazione italiana sulla pensione se non possiede la cittadinanza bulgara. Il pensionato italiano ha perso definitivamente la causa. Oltre a non ricevere il rimborso richiesto, la Corte lo ha condannato a pagare le spese di giudizio, quantificate in 2.300 euro. Il contribuente dovrà anche versare un ulteriore importo pari al contributo unificato (la tassa per iscrivere la causa a ruolo) come sanzione per il rigetto del ricorso. Questa sentenza invita alla massima prudenza. Prima di trasferirsi all’estero per motivi fiscali, è indispensabile analizzare con estrema attenzione il testo preciso dell’accordo bilaterale tra l’Italia e il Paese di destinazione, poiché ogni trattato contiene regole uniche e non sempre favorevoli.

Un pensionato italiano residente in Bulgaria può evitare le tasse in Italia?
No, a meno che non possieda anche la cittadinanza bulgara, poiché la convenzione bilaterale tra i due Paesi richiede espressamente la nazionalità dello Stato ospitante per concedere l’esenzione fiscale.

Cosa serve per dimostrare la residenza ai fini della convenzione Italia Bulgaria?
Per la Bulgaria non basta dimostrare la residenza fiscale tramite certificati locali, ma è necessario dimostrare il possesso della cittadinanza bulgara.

Cosa rischia il contribuente che perde il ricorso in Cassazione?
Il contribuente che vede respinto il proprio ricorso deve pagare le spese di giudizio della controparte e un ulteriore importo pari al contributo unificato versato all’inizio della causa.

Termini giuridici

Doppia imposizione
La tassazione dello stesso reddito da parte di due Stati diversi.
AIRE
L'Anagrafe degli Italiani Residenti all'Estero, il registro dei cittadini che vivono fuori dall'Italia.
Soggetto passivo
Il contribuente tenuto a pagare le tasse.
Soccombenza
La situazione di chi perde una causa legale e deve pagare le spese di giudizio.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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