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Dividendi esteri: no esenzione senza tassa all’origine

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 28154/2023, ha negato il diritto a una società italiana di beneficiare dell’esenzione fiscale del 95% sui dividendi esteri provenienti da una controllata francese. Poiché la società francese era un’entità fiscalmente trasparente e i suoi utili non erano stati tassati in Francia, la Corte ha stabilito che l’applicazione dell’esenzione in Italia avrebbe generato una inammissibile doppia non imposizione, contraria alla ratio della norma, che è quella di evitare la doppia imposizione.

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Pubblicato il 17 febbraio 2026 in Diritto Tributario, Giurisprudenza Tributaria

Dividendi esteri: esenzione solo se tassati alla fonte

La gestione dei dividendi esteri rappresenta un punto cruciale della fiscalità internazionale d’impresa. Una recente sentenza della Corte di Cassazione, la n. 28154 del 6 ottobre 2023, ha fornito un chiarimento fondamentale: l’esenzione del 95% prevista dalla normativa italiana (nota come Participation Exemption o PEX) non si applica se gli utili distribuiti dalla controllata estera non hanno subito alcuna tassazione nel loro Paese d’origine. La decisione mira a impedire fenomeni di ‘doppia non imposizione’, riaffermando che il beneficio fiscale è pensato per evitare una doppia tassazione, non per creare un’esenzione totale.

I Fatti del Caso

Una holding italiana, operante nel settore aerospaziale, aveva richiesto all’Amministrazione Finanziaria il rimborso dell’IRES versata per l’anno 2008, per un importo di quasi 5 milioni di euro. La società riteneva di avere diritto all’esclusione dalla base imponibile del 95% degli utili ricevuti da una sua controllata francese.

La particolarità risiedeva nella natura giuridica della controllata estera: un Groupement d’Interet Economique (GIE) di diritto francese. Questo tipo di entità è caratterizzato da un regime di ‘trasparenza fiscale’, secondo cui il reddito non viene tassato in capo al GIE stesso, ma viene direttamente imputato ai suoi membri. Di conseguenza, gli utili distribuiti alla controllante italiana non avevano scontato alcuna imposta in Francia.

L’Agenzia delle Entrate aveva negato il rimborso e la posizione era stata confermata sia dalla Commissione Tributaria Provinciale che da quella Regionale. La controversia è quindi giunta dinanzi alla Corte di Cassazione.

La Decisione della Corte di Cassazione

La Suprema Corte ha rigettato il ricorso della società, confermando le decisioni dei gradi precedenti. I giudici hanno stabilito che l’applicazione dell’art. 89 del TUIR (Testo Unico delle Imposte sui Redditi), che disciplina la PEX, è subordinata alla finalità intrinseca della norma: evitare la doppia imposizione economica degli utili.

Poiché gli utili in questione non erano mai stati tassati in Francia, concedere un’esenzione quasi totale in Italia avrebbe prodotto un risultato distorsivo e contrario alla logica del sistema: una ‘doppia non imposizione’.

Le Motivazioni: la ratio della normativa sui dividendi esteri

La Corte ha articolato il suo ragionamento su diversi punti chiave per spiegare il diniego dell’esenzione sui dividendi esteri in questo specifico contesto.

1. Finalità della Norma: Il principio cardine dell’art. 89 del TUIR è quello di neutralizzare la doppia imposizione che si verificherebbe se gli utili, già tassati in capo alla società che li ha prodotti, fossero nuovamente tassati per intero in capo alla società madre che li riceve. Se la tassazione a monte manca del tutto, viene meno il presupposto logico e giuridico per concedere l’esenzione a valle.

2. Inapplicabilità della Direttiva Madre-Figlia: I giudici hanno chiarito che la Direttiva europea 90/435/CEE (cd. ‘Madre-Figlia’) non era applicabile al caso di specie. Il GIE francese, infatti, non rientra tra le forme societarie elencate dalla Direttiva e, soprattutto, non soddisfa il requisito fondamentale di essere un soggetto passivo d’imposta nel proprio Stato, senza possibilità di opzione contraria.

3. Mancanza dei Presupposti del Diritto Interno: L’applicazione della PEX interna richiede condizioni precise che, nel caso di un’entità trasparente, non possono sussistere. La normativa è costruita sul presupposto di un soggetto che produce reddito e lo tassa. In un regime di trasparenza, l’entità che distribuisce gli utili è fiscalmente ‘inesistente’ ai fini dell’imposizione diretta, e il reddito è imputato altrove. Manca quindi il termine iniziale su cui operare il meccanismo di detassazione.

4. Assenza di Discriminazione: La Corte ha respinto le censure di incostituzionalità e di violazione del diritto dell’Unione Europea. Non si ravvisa alcuna discriminazione o restrizione alla libera circolazione dei capitali, poiché il trattamento fiscale applicato è la logica conseguenza della mancata imposizione nello Stato della fonte. Il principio non è garantire un’esenzione incondizionata, ma assicurare la coerenza del sistema fiscale per prevenire abusi e distorsioni.

Le Conclusioni: implicazioni pratiche

La sentenza consolida un principio fondamentale per le imprese con partecipazioni internazionali: i benefici fiscali sui dividendi esteri non sono automatici. Le aziende devono attentamente valutare il regime fiscale delle proprie controllate estere. Se una controllata opera in un regime di trasparenza fiscale o beneficia di un’esenzione totale nel suo Paese, è molto probabile che gli utili distribuiti saranno interamente tassati in Italia, senza poter usufruire della PEX. Questa decisione sottolinea l’importanza di una pianificazione fiscale che tenga conto non solo delle norme italiane, ma anche e soprattutto del concreto trattamento fiscale applicato nello Stato estero, al fine di evitare l’erosione della base imponibile e fenomeni di doppia non imposizione.

L’esenzione fiscale del 95% (PEX) si applica a tutti i dividendi provenienti da società estere?
No. La Corte di Cassazione ha chiarito che la finalità della norma è evitare la doppia imposizione. Pertanto, se gli utili non sono stati soggetti a tassazione nel Paese di origine della società distributrice, l’esenzione in Italia non si applica, perché altrimenti si creerebbe una ‘doppia non imposizione’.

Cosa succede se la società estera che distribuisce gli utili opera in un regime di trasparenza fiscale?
In caso di trasparenza fiscale, il reddito non è tassato in capo alla società estera, ma direttamente ai suoi soci. Secondo la Corte, in questo scenario mancano i presupposti per l’applicazione dell’esenzione, poiché non c’è stata una tassazione a monte da neutralizzare. Di conseguenza, gli utili ricevuti dalla società italiana saranno integralmente tassati in Italia.

Negare l’esenzione in questo caso viola il diritto dell’Unione Europea?
No. La Corte ha stabilito che non vi è alcuna violazione dei principi di libertà di stabilimento o di circolazione dei capitali. Il trattamento fiscale differenziato è giustificato dalla necessità di preservare la coerenza del sistema fiscale e di prevenire che la norma venga utilizzata per ottenere un beneficio (la doppia non imposizione) non previsto dal legislatore.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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