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Distribuzione indiretta di utili: la Cassazione decide

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 19397/2025, ha chiarito i criteri per identificare la distribuzione indiretta di utili nelle associazioni sportive dilettantistiche. L’Agenzia delle Entrate contestava a una società sportiva compensi e canoni di locazione ritenuti eccessivi. La Corte ha stabilito che, per verificare il superamento della soglia del 20% sui compensi, il confronto deve avvenire tra l’importo lordo corrisposto al lavoratore e quello previsto dal contratto collettivo nazionale, senza considerare il costo aziendale totale. Di conseguenza, ha cassato la sentenza di secondo grado su questo punto, rinviando la causa per una nuova valutazione.

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Pubblicato il 28 agosto 2025 in Diritto Tributario, Giurisprudenza Tributaria

Distribuzione Indiretta di Utili: La Guida della Cassazione per le Associazioni Sportive

Le associazioni e società sportive dilettantistiche (SSD) beneficiano di un regime fiscale agevolato, a condizione che operino senza scopo di lucro. Un aspetto cruciale per mantenere tali benefici è evitare la distribuzione indiretta di utili, ovvero meccanismi che, pur non apparendo come una divisione formale dei profitti, trasferiscono ricchezza ai soci o agli amministratori. L’ordinanza n. 19397 del 2025 della Corte di Cassazione fornisce un’importante chiave di lettura su come l’amministrazione finanziaria e i giudici valutano due delle più comuni fattispecie: i compensi ai collaboratori e i canoni di affitto.

I fatti del caso: Un’associazione sportiva sotto la lente del Fisco

Il caso ha origine da un avviso di accertamento notificato dall’Agenzia delle Entrate a una Società Sportiva Dilettantistica a responsabilità limitata. L’Ufficio contestava alla società la perdita dello status di ente non commerciale per l’anno d’imposta 2013. Le ragioni erano principalmente due:

1. Compensi eccessivi: La società avrebbe corrisposto a due suoi soci e collaboratori (un istruttore fitness e un addetto amministrativo) compensi superiori di oltre il 20% rispetto a quelli previsti dai contratti collettivi di lavoro (CCNL) di settore.
2. Canone di locazione sproporzionato: La società pagava un canone d’affitto per la palestra a un’altra società immobiliare. Secondo il Fisco, tale canone era significativamente superiore al valore di mercato, specialmente considerando che entrambe le società erano di fatto amministrate dalle stesse persone.

Queste operazioni, secondo l’accusa, configuravano una forma di distribuzione indiretta di utili, giustificando il recupero delle imposte (IRES, IVA, IRAP) e la decadenza dal regime agevolato.

La decisione della Cassazione sulla distribuzione indiretta di utili

Dopo che i giudici di primo e secondo grado avevano dato ragione alla società sportiva, l’Agenzia delle Entrate ha portato il caso dinanzi alla Corte di Cassazione. I giudici supremi hanno analizzato separatamente i due motivi di ricorso, giungendo a conclusioni opposte.

Il calcolo dei compensi: Lordo su Lordo

Il cuore della controversia sui compensi riguardava la base di calcolo. La società sosteneva che, per un confronto corretto, si dovesse considerare il ‘costo aziendale’ complessivo (che include stipendio netto, imposte, contributi a carico del lavoratore e dell’azienda). L’Agenzia, invece, insisteva che il confronto dovesse basarsi sui ‘compensi corrisposti’ lordi.

La Cassazione ha dato pienamente ragione all’Agenzia delle Entrate, affermando un principio di diritto chiaro: la norma (art. 10, comma 6, lett. e, del D.Lgs. 460/1997) parla di ‘corresponsione ai lavoratori dipendenti di salari o stipendi superiori del 20 per cento’. Questa dicitura, secondo la Corte, si riferisce inequivocabilmente al compenso lordo percepito dal lavoratore, non al costo totale sostenuto dall’azienda. Qualsiasi altra interpretazione sarebbe contraria al tenore letterale della legge.

Di conseguenza, il metodo di calcolo utilizzato dai giudici di merito era errato. Hanno erroneamente incluso elementi come i contributi a carico del datore di lavoro, che non fanno parte del ‘salario corrisposto’. Su questo punto, la sentenza è stata cassata con rinvio.

Il canone d’affitto e il limite della ‘doppia conforme’

Sul secondo motivo, relativo al canone di locazione, la Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. La ragione risiede nel principio processuale della ‘doppia conforme’. Poiché sia il tribunale di primo grado sia la corte d’appello avevano basato la loro decisione di congruità del canone sulla medesima perizia tecnica, e avevano seguito lo stesso iter logico-argomentativo, non era possibile per la Cassazione riesaminare i fatti. Il ricorso su questo punto è stato quindi respinto senza entrare nel merito della questione.

Le motivazioni della Corte

La Corte ha motivato la sua decisione sul primo punto sottolineando la natura di ‘presunzione legale’ della norma sui compensi. Il superamento della soglia del 20% costituisce, di per sé, una presunzione di distribuzione indiretta di utili che fa scattare l’esclusione dal regime di favore. La norma è antielusiva e va interpretata in modo rigoroso. I giudici hanno chiarito che il confronto deve avvenire tra dati omogenei: il compenso lordo erogato al collaboratore e la retribuzione lorda tabellare prevista dal CCNL per la medesima qualifica.

I giudici di merito avevano errato nell’accogliere le tesi della società, che introducevano variabili non previste dalla legge, come le specifiche competenze professionali, il lavoro straordinario o notturno e, soprattutto, il concetto di ‘costo aziendale’. La chiara dizione normativa di ‘compensi corrisposti’ non lascia spazio a tali interpretazioni estensive.

Le conclusioni

L’ordinanza della Cassazione rappresenta un monito fondamentale per tutte le associazioni e società sportive dilettantistiche. La gestione dei compensi a soci e collaboratori deve essere effettuata con la massima trasparenza e rigore, attenendosi scrupolosamente ai parametri di legge. Il principio stabilito è netto: il calcolo per la verifica della soglia del 20% va fatto confrontando la retribuzione lorda erogata con quella prevista dai CCNL di riferimento, senza poter invocare il più ampio e fuorviante concetto di ‘costo aziendale’. La pena, in caso di errore, è la perdita di tutti i benefici fiscali, con conseguenze economiche potenzialmente devastanti.

Come si calcola se i compensi di un’associazione sportiva costituiscono distribuzione indiretta di utili?
La verifica si basa sul confronto tra il compenso lordo corrisposto al lavoratore/collaboratore e la retribuzione lorda prevista dai contratti collettivi di lavoro (CCNL) per la medesima qualifica. Se il compenso corrisposto supera di oltre il 20% quello previsto dal CCNL, si presume una distribuzione indiretta di utili.

Il ‘costo aziendale totale’ è rilevante per determinare la distribuzione indiretta di utili?
No. La Corte di Cassazione ha chiarito che il parametro di riferimento è il ‘compenso corrisposto’ (salario lordo), non il costo aziendale complessivo, che include anche oneri fiscali e contributivi a carico del datore di lavoro. Questi ultimi non devono essere considerati nel calcolo.

Perché il ricorso sul canone d’affitto eccessivo è stato dichiarato inammissibile?
Il ricorso è stato dichiarato inammissibile a causa del principio della ‘doppia conforme’. Poiché sia i giudici di primo che di secondo grado avevano basato la loro decisione sullo stesso fondamento fattuale (una perizia tecnica) e seguito lo stesso percorso logico per ritenere congruo il canone, alla Corte di Cassazione era precluso un nuovo esame dei fatti.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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