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Diritto Tributario

Liquidazione spese legali: il Giudice deve motivare

Un contribuente si è rivolto alla Corte di Cassazione dopo che la Corte di Giustizia Tributaria di secondo grado, pur riconoscendo la sua vittoria contro l’Agente della Riscossione, aveva effettuato una liquidazione delle spese legali errata, omettendo intere fasi processuali e discostandosi senza motivo dai parametri forensi. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, cassando la sentenza e affermando il principio che il giudice non può ridurre o ignorare le voci di spesa richieste nella nota della parte vittoriosa senza fornire un’adeguata e specifica motivazione.

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Società cancellata: notifica fiscale dopo 5 anni?

Una società cancellata ha ricevuto una notifica di cartelle di pagamento. I giudici di merito hanno annullato gli atti. La Corte di Cassazione, chiamata a decidere sulla validità della notifica avvenuta oltre cinque anni dopo la cancellazione, ha ritenuto la questione complessa. Invece di decidere, ha rinviato il caso a una pubblica udienza per un’analisi più approfondita, alla luce di recenti sentenze delle Sezioni Unite sul tema della società cancellata e della sopravvivenza del mandato al difensore.

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Motivazione avviso accertamento: i chiarimenti Cassazione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un contribuente contro un avviso di accertamento milionario. La Corte ha stabilito che la motivazione avviso accertamento è valida anche se rinvia ad altri atti (motivazione per relationem), a condizione che sia già di per sé esauriente o che riporti il contenuto essenziale degli atti richiamati. Inoltre, ha confermato la piena competenza delle Direzioni Regionali dell’Agenzia delle Entrate a svolgere attività ispettive, in virtù del potere di auto-organizzazione dell’ente.

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Impugnazione revoca gratuito patrocinio: la via giusta

La Corte di Cassazione a Sezioni Unite chiarisce la corretta procedura per l’impugnazione della revoca del gratuito patrocinio in ambito tributario. Un ricorso diretto in Cassazione è stato dichiarato inammissibile, stabilendo che il rimedio corretto è l’opposizione davanti al giudice civile ai sensi dell’art. 170 del Testo Unico sulle spese di giustizia, e non le procedure previste per il processo penale.

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Nullità notifica telematica: indirizzo PEC non citato

Una società impugnava un avviso di accertamento per la tassa sui rifiuti. Nel ricorrere in Cassazione, notificava l’atto al Comune tramite PEC, omettendo però di indicare nella relata che l’indirizzo del destinatario era estratto da un pubblico elenco. La Corte di Cassazione, con ordinanza interlocutoria, ha dichiarato la nullità della notifica telematica per violazione delle norme procedurali. Tuttavia, non ritenendo la notifica inesistente, ha concesso alla società un termine perentorio per rinnovarla correttamente, rinviando la causa a nuovo ruolo.

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Estinzione giudizio Cassazione: le conseguenze

Un decreto della Corte di Cassazione dichiara l’estinzione del giudizio tributario poiché la parte ricorrente, un’amministrazione statale, non ha dato seguito alla proposta di definizione del ricorso entro i termini previsti. Questa inattività ha portato alla condanna della stessa al pagamento delle spese processuali. Il caso evidenzia le conseguenze procedurali della mancata risposta a una proposta di definizione, portando a una automatica estinzione del giudizio in Cassazione.

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Notifica rendita catastale: obbligo per concessionario

Una società concessionaria di aree portuali ha contestato un avviso di accertamento ICI basato su una rendita catastale non notificata. La Cassazione ha stabilito che l’obbligo di notifica rendita catastale al concessionario sussiste, ma solo se quest’ultimo risulta intestatario catastale del bene. La Corte ha rinviato il caso per questa verifica.

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Distribuzione indiretta di utili: la Cassazione decide

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 19397/2025, ha chiarito i criteri per identificare la distribuzione indiretta di utili nelle associazioni sportive dilettantistiche. L’Agenzia delle Entrate contestava a una società sportiva compensi e canoni di locazione ritenuti eccessivi. La Corte ha stabilito che, per verificare il superamento della soglia del 20% sui compensi, il confronto deve avvenire tra l’importo lordo corrisposto al lavoratore e quello previsto dal contratto collettivo nazionale, senza considerare il costo aziendale totale. Di conseguenza, ha cassato la sentenza di secondo grado su questo punto, rinviando la causa per una nuova valutazione.

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Prova di resistenza: Cassazione alle Sezioni Unite

La Corte di Cassazione, con un’ordinanza interlocutoria, ha sospeso un giudizio tributario per rimettere alle Sezioni Unite una questione cruciale: i criteri per valutare la “prova di resistenza”. Il caso riguarda la violazione del diritto al contraddittorio di un contribuente prima di un accertamento fiscale. A causa di un contrasto tra il diritto europeo e la giurisprudenza nazionale su come valutare l’impatto di tale violazione, la Corte ha ritenuto necessario l’intervento del suo massimo organo per stabilire un principio di diritto definitivo.

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Contraddittorio endoprocedimentale: quando è obbligatorio?

La Corte di Cassazione chiarisce i limiti dell’obbligo del contraddittorio endoprocedimentale. Con la sentenza in esame, ha stabilito che per i tributi non armonizzati, come l’IRPEF, un accertamento fiscale basato su indagini d’ufficio (‘a tavolino’) è valido anche senza un preventivo dialogo con il contribuente, non essendo tale obbligo previsto in via generale dalla legge per queste fattispecie. La Corte ha quindi cassato la decisione di merito che aveva annullato l’atto impositivo proprio per la violazione di tale principio.

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Delega di firma: quando l'atto fiscale è nullo

La Corte di Cassazione ha annullato un avviso di accertamento per difetto di una valida delega di firma. L’Agenzia delle Entrate non ha provato la sussistenza del potere in capo al funzionario firmatario, producendo solo un ordine di servizio generico. La Corte ribadisce che spetta all’Amministrazione dimostrare la legittimità della sottoscrizione, non essendo sufficiente la mera riferibilità dell’atto all’ufficio.

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Motivi aggiunti processo tributario: la Cassazione

La Corte di Cassazione ha stabilito l’inammissibilità dei motivi aggiunti nel processo tributario presentati al di fuori delle ipotesi previste dalla legge. Un contribuente aveva sollevato una nuova eccezione solo in una memoria successiva al ricorso iniziale. La Corte ha chiarito che l’oggetto del contendere è fissato con l’atto introduttivo e può essere modificato solo in casi eccezionali, come il deposito di documenti prima sconosciuti. Accogliendo un motivo tardivo, il giudice di secondo grado ha commesso un errore di procedura, portando alla cassazione della sentenza.

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Delega di firma: quando produrla nel processo tributario

Un contribuente ha impugnato un avviso di accertamento, contestando la tardiva produzione della delega di firma del funzionario. La Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che tale documento, provando un requisito sostanziale e non processuale dell’atto, può essere validamente prodotto anche in appello, rendendo irrilevante un eventuale errore di fatto del giudice sulla sua tempestività in primo grado.

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Prescrizione sanzioni tributarie: Cassazione e i 5 anni

Una società ha contestato un’intimazione di pagamento basata su un precedente avviso di accertamento, eccependo diverse nullità procedurali e, soprattutto, la prescrizione del credito. Al centro della controversia vi era la durata della prescrizione sanzioni tributarie e degli interessi. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso su questo punto specifico, stabilendo che il termine di prescrizione per sanzioni e interessi fiscali è di cinque anni, e non dieci, qualora il credito non derivi da una sentenza passata in giudicato. La Corte ha quindi cassato con rinvio la sentenza di secondo grado limitatamente a tale aspetto.

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Imposta pubblicità pensilina: tassabile tutta la cornice

La Corte di Cassazione ha stabilito che l’imposta sulla pubblicità per l’insegna di una stazione di servizio si calcola sull’intera superficie della pensilina, e non solo sulla parte che riporta il marchio, qualora l’intera struttura costituisca un ‘unicum’ con finalità promozionale. Con questa ordinanza, si chiarisce che elementi come colore, forma e illuminazione possono rendere l’intera cornice un mezzo pubblicitario, giustificando una tassazione estesa. La Corte ha respinto il ricorso di una società energetica, confermando la decisione dei giudici di merito che avevano ritenuto l’intera struttura un unico messaggio pubblicitario.

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Dichiarazione integrativa: sempre possibile correggere

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza in esame, ha stabilito un principio fondamentale a tutela del contribuente: la dichiarazione dei redditi è sempre emendabile. Il caso riguardava una società che non aveva richiesto un’agevolazione fiscale per un investimento ambientale a causa di incertezze normative. Successivamente, ha presentato una dichiarazione integrativa, che l’Agenzia delle Entrate ha respinto. La Suprema Corte ha chiarito che la mancata richiesta non era una scelta irrevocabile (opzione), ma una conseguenza di un dubbio normativo. Pertanto, il contribuente ha il diritto di correggere la propria posizione e far valere il beneficio fiscale, anche contestando in giudizio l’atto impositivo. La dichiarazione integrativa e la difesa in giudizio sono strumenti validi per assicurare una tassazione equa e corretta.

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Fatture false: onere della prova e deducibilità costi

Una società vinicola si vede contestare la deducibilità di costi documentati da fatture false emesse da società “cartiere”. La Corte di Cassazione, con ordinanza, stabilisce che una volta provata la natura fittizia del fornitore, l’operazione si presume oggettivamente inesistente. Spetta quindi al contribuente fornire la prova rigorosa dell’effettiva esistenza della transazione e della genuinità dei costi per poterne usufruire della deduzione. Il semplice pagamento delle fatture non è considerato prova sufficiente.

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Estinzione ricorso Cassazione: conseguenze inattività

La Corte di Cassazione ha dichiarato l’estinzione del ricorso di un contribuente contro la Regione Calabria e l’Agenzia delle Entrate – Riscossione. Dopo aver ricevuto una proposta di definizione del giudizio ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c., il ricorrente non ha chiesto la decisione sul ricorso entro il termine di 40 giorni. Tale inattività è stata interpretata come rinuncia, portando alla declaratoria di estinzione del ricorso e alla condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali.

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Delega di firma: la Cassazione sulla validità

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un’associazione sportiva contro un avviso di accertamento. Il caso verteva sulla validità della delega di firma del funzionario firmatario. La Corte ha stabilito che, a fronte di una contestazione del contribuente, l’Amministrazione Finanziaria ha l’onere di provare la sussistenza della delega, ma una contestazione generica sulla conformità della copia del documento prodotto in giudizio non è sufficiente a invalidarla.

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Società di comodo: no al blocco rimborsi IVA

La Corte di Cassazione ha stabilito che la normativa italiana sulle società di comodo non può bloccare il diritto al rimborso del credito IVA. La decisione si fonda sull’incompatibilità della legge nazionale con la direttiva IVA dell’Unione Europea. Il caso riguardava una società del settore alberghiero a cui era stato negato un rimborso dopo che il suo principale bene strumentale era stato posto sotto sequestro penale, impedendole di raggiungere i ricavi minimi. La Corte ha chiarito che, per avere diritto al rimborso, è sufficiente dimostrare l’esercizio effettivo di un’attività economica, disapplicando la norma nazionale che prevede soglie di ricavi presuntive.

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