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Dichiarazione d’intento: sanzioni e favor rei

La Corte di Cassazione ha esaminato il caso relativo all’omesso inoltro telematico della dichiarazione d’intento da parte di una società cooperativa. La Corte ha stabilito che tale omissione costituisce una violazione formale ma non meramente formale, poiché arreca pregiudizio all’attività di controllo dell’Amministrazione Finanziaria. Tuttavia, applicando il principio del favor rei a seguito dello ius superveniens introdotto dal D.Lgs. 158/2015, la sanzione proporzionale originaria deve essere sostituita da una sanzione in misura fissa, più favorevole al contribuente. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio per la corretta determinazione del quantum sanzionatorio.

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Pubblicato il 2 aprile 2026 in Diritto Tributario, Giurisprudenza Tributaria

Dichiarazione d’intento: sanzioni e principio del favor rei

La gestione della dichiarazione d’intento rappresenta un adempimento cruciale per gli esportatori abituali e i loro fornitori. Una recente pronuncia della Corte di Cassazione chiarisce i confini sanzionatori in caso di omessa trasmissione telematica, bilanciando il rigore fiscale con i principi di civiltà giuridica.

Il caso della mancata comunicazione

La controversia nasce dalla contestazione mossa dall’Amministrazione Finanziaria nei confronti di una società cooperativa per l’omesso invio telematico dei dati relativi alle dichiarazioni d’intento ricevute. Inizialmente, i giudici di merito avevano annullato le sanzioni ritenendo la violazione puramente formale e priva di danno per l’erario. Tuttavia, la Suprema Corte ha precisato che tale omissione non può essere definita meramente formale.

Violazione formale vs meramente formale

Secondo gli Ermellini, l’obbligo di comunicazione telematica è funzionale a garantire un controllo efficace sull’applicazione dell’IVA nelle operazioni internazionali. Sebbene l’omissione non incida direttamente sul calcolo dell’imposta dovuta, essa arreca un pregiudizio all’attività di accertamento. Pertanto, la violazione deve essere sanzionata, ma occorre individuare la misura corretta della pena pecuniaria.

Le motivazioni

La Corte ha analizzato la successione di leggi nel tempo riguardanti l’apparato sanzionatorio tributario. Originariamente, la norma prevedeva una sanzione proporzionale molto elevata, legata all’ammontare dell’imposta. Successivamente, il legislatore è intervenuto introducendo una sanzione fissa, decisamente più mite, compresa tra 250 e 2.000 euro. In assenza di norme transitorie contrarie, deve trovare applicazione il principio del favor rei. Questo principio impone l’uso della norma più vantaggiosa per il contribuente se il processo è ancora in corso e il provvedimento non è definitivo.

Le conclusioni

La sentenza stabilisce un principio fondamentale: l’omesso invio della dichiarazione d’intento non è una svista irrilevante, ma la sanzione non può essere sproporzionata rispetto alla natura dell’infrazione. Il rinvio alla Corte di Giustizia Tributaria permetterà di ricalcolare la sanzione applicando i nuovi parametri fissi, garantendo così una punizione equa e conforme all’evoluzione normativa. Questo orientamento protegge le aziende da pretese sanzionatorie eccessive a fronte di errori che non sottraggono base imponibile al fisco.

Cosa succede se dimentico di inviare telematicamente la dichiarazione d’intento?
L’omissione comporta una sanzione amministrativa. Sebbene sia una violazione formale che non modifica l’imposta dovuta, essa è punibile perché ostacola i controlli del fisco.

Qual è la sanzione applicabile oggi per questa violazione?
Grazie alle riforme legislative, si applica una sanzione in misura fissa che va da 250 a 2.000 euro, sostituendo le pesanti sanzioni proporzionali previste in passato.

Si può applicare una legge più favorevole per una violazione passata?
Sì, in base al principio del favor rei, se la nuova legge prevede una sanzione più lieve e il provvedimento non è ancora definitivo, il giudice deve applicare la norma più vantaggiosa.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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