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Dichiarazione d’intento: sanzioni e favor rei

La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di una società sanzionata per l’omesso invio della dichiarazione d’intento relativa a operazioni in sospensione d’imposta. Il nucleo della controversia riguarda l’applicazione del principio del favor rei a seguito della successione di leggi nel tempo. Mentre originariamente la sanzione era proporzionale all’imposta (dal 100% al 200%), il D.Lgs. 158/2015 ha introdotto una sanzione fissa molto più lieve (da 250 a 2.000 euro). Gli Ermellini hanno stabilito che, non essendo il provvedimento ancora definitivo, il contribuente ha diritto all’applicazione della sanzione fissa più favorevole, cassando la decisione precedente che aveva confermato la sanzione proporzionale.

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Pubblicato il 2 aprile 2026 in Diritto Tributario, Giurisprudenza Tributaria

Dichiarazione d’intento: sanzioni ridotte grazie al favor rei

La gestione della dichiarazione d’intento rappresenta un pilastro fondamentale per le imprese che operano con l’estero. Una recente pronuncia della Corte di Cassazione ha chiarito aspetti cruciali riguardanti il regime sanzionatorio applicabile in caso di omissioni, confermando l’importanza del principio del favor rei nel diritto tributario.

Il caso della mancata comunicazione telematica

La vicenda trae origine da un atto di contestazione emesso dall’Agenzia delle Entrate nei confronti di una società di capitali. L’accusa riguardava l’omesso inoltro telematico delle dichiarazioni d’intento ricevute dai propri clienti per l’anno d’imposta 2007. Inizialmente, i giudici di merito avevano confermato l’applicazione di sanzioni proporzionali, calcolate sulla base dell’IVA non applicata alle operazioni.

La società ha tuttavia eccepito che, nel corso del giudizio, il quadro normativo era mutato radicalmente. Il legislatore è infatti intervenuto più volte sulla disciplina sanzionatoria, passando da un sistema punitivo basato su percentuali d’imposta a un sistema a misura fissa, decisamente meno gravoso per il contribuente.

La successione delle leggi nel tempo

L’analisi della Corte si è concentrata sulla complessa evoluzione dell’art. 7, comma 4-bis, del d.lgs. n. 471 del 1997. Originariamente, la norma puniva l’omissione con la stessa sanzione prevista per l’indebita effettuazione di operazioni senza IVA. Successivamente, il D.Lgs. 158/2015 ha trasformato tale sanzione in una somma fissa compresa tra 250 e 2.000 euro.

Nonostante ulteriori interventi legislativi nel 2019 abbiano nuovamente inasprito il trattamento per le violazioni future, la Corte ha dovuto determinare quale norma applicare a un fatto commesso nel 2007 ma ancora oggetto di giudizio nel 2023.

L’applicazione del principio del favor rei

Il punto di svolta della sentenza risiede nell’applicazione dell’art. 3 del d.lgs. n. 472 del 1997. Tale norma stabilisce che, se la legge in vigore al momento della violazione e le leggi successive stabiliscono sanzioni diverse, si applica quella più favorevole al contribuente, a meno che il provvedimento di irrogazione sia divenuto definitivo.

La Cassazione ha chiarito che la modifica introdotta nel 2015 non ha comportato una abolizione dell’illecito, poiché il comportamento resta vietato, ma ha semplicemente rimodulato il ‘quantum’ della pena. Pertanto, la continuità strutturale della norma permette l’applicazione retroattiva della sanzione fissa più mite.

Le motivazioni

I giudici di legittimità hanno osservato che la sanzione per l’omessa dichiarazione d’intento ha natura formale ma non meramente tale, poiché l’omissione ostacola l’attività di controllo dell’Amministrazione Finanziaria. Tuttavia, proprio la mancanza di un danno erariale diretto giustifica la scelta del legislatore del 2015 di optare per una sanzione fissa.

La Corte ha quindi cassato la sentenza della Commissione Tributaria Regionale, rilevando l’errore nel non aver applicato lo ius superveniens più favorevole. Il processo è stato rinviato per una nuova determinazione della sanzione entro i limiti edittali della norma più mite.

Le conclusioni

Questa sentenza rappresenta una vittoria significativa per la certezza del diritto e per l’equità del sistema sanzionatorio tributario. Viene ribadito che il contribuente non deve subire le conseguenze di regimi punitivi obsoleti e sproporzionati quando il legislatore ha già riconosciuto la necessità di un trattamento più benevolo. Le imprese devono monitorare attentamente la pendenza dei propri contenziosi per intercettare opportunità di riduzione delle sanzioni derivanti da novità legislative favorevoli.

Cosa succede se non si invia telematicamente la dichiarazione d’intento?
Si incorre in una sanzione amministrativa che, per i procedimenti ancora in corso, può essere ridotta a una misura fissa tra 250 e 2.000 euro grazie al principio del favor rei.

Qual è il vantaggio del principio del favor rei in ambito fiscale?
Permette al contribuente di beneficiare della sanzione più mite tra quelle previste dalle leggi che si sono succedute dal momento della violazione fino alla sentenza definitiva.

La sanzione fissa si applica anche se la violazione è avvenuta molti anni fa?
Sì, purché il contenzioso sia ancora pendente e non sia intervenuta una sentenza definitiva, la sanzione più favorevole introdotta nel 2015 è applicabile retroattivamente.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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