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Definizione agevolata: stop al giudizio in Cassazione

Una società di capitali ha impugnato un avviso di accertamento relativo a un’ipotesi di omessa fatturazione IVA per servizi resi a una propria controllata. Secondo l’Agenzia delle Entrate, la rinuncia al credito operata dalla società per aumentare il valore della propria partecipazione nella controllata doveva essere assimilata a un pagamento, rendendo obbligatoria l’emissione della fattura. Dopo la conferma della pretesa tributaria in appello, la società ha fatto ricorso in Cassazione. Durante l’udienza, la difesa ha presentato istanza di definizione agevolata. La Suprema Corte ha emesso un’ordinanza interlocutoria disponendo il rinvio della causa per verificare la regolarità della sanatoria e la conseguente estinzione della pretesa erariale.

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Pubblicato il 31 marzo 2026 in Diritto Tributario, Giurisprudenza Tributaria

Definizione agevolata: gli effetti sulla sospensione del giudizio in Cassazione

La procedura di definizione agevolata rappresenta uno strumento fondamentale per i contribuenti che desiderano chiudere pendenze tributarie complesse, specialmente quando il contenzioso raggiunge i massimi gradi di giudizio. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha analizzato l’impatto di tale istanza in un caso di presunta evasione IVA legata a operazioni tra società collegate.

Il caso: rinuncia al credito e obblighi IVA

La vicenda trae origine da un accertamento fiscale nei confronti di una società che aveva prestato servizi amministrativi a una propria controllata senza emettere fattura. Invece di incassare il corrispettivo, la società madre aveva rinunciato al credito, imputando tale valore a incremento della propria partecipazione nella società figlia.

L’Amministrazione Finanziaria ha contestato tale operazione, ritenendo che lo stralcio del credito e il contestuale aumento del valore contabile della partecipazione fossero assimilabili a un pagamento effettivo. Di conseguenza, secondo il fisco, la società avrebbe dovuto assoggettare l’operazione a IVA, configurandosi altrimenti un’ipotesi di abuso del diritto per finalità di evasione.

La decisione della Suprema Corte

In sede di legittimità, la società ricorrente ha sollevato numerosi motivi di censura, contestando sia vizi procedurali della sentenza di appello, sia l’erronea applicazione delle norme sull’IVA e sul principio di capacità contributiva. Tuttavia, il punto di svolta del procedimento è stato il deposito di una ricevuta attestante la presentazione della domanda di definizione agevolata.

La Corte di Cassazione, preso atto della volontà del contribuente di aderire alla sanatoria prevista dalla legge, ha scelto di non decidere immediatamente nel merito. Al contrario, ha emesso un’ordinanza interlocutoria per garantire il tempo necessario alla verifica della regolarità della procedura amministrativa di definizione.

Le motivazioni

Le motivazioni alla base del rinvio risiedono nella necessità di acquisire informazioni precise sulla regolarità della domanda di definizione agevolata. Qualora la domanda risultasse conforme e i pagamenti previsti venissero regolarmente eseguiti, si verificherebbe la sopravvenuta estinzione della pretesa erariale. In tale scenario, il giudizio di Cassazione diventerebbe privo di oggetto, portando alla cessazione della materia del contendere. La Corte ha dunque ritenuto prioritario accertare se la lite possa essere risolta in via stragiudiziale attraverso il beneficio fiscale richiesto dalla parte.

Le conclusioni

Le conclusioni di questo provvedimento evidenziano come la definizione agevolata possa operare come un efficace meccanismo di deflazione del contenzioso tributario, anche in fasi avanzate. Per le imprese, questo significa poter valutare una via d’uscita strategica da liti incerte, evitando il rischio di soccombenza definitiva. Resta fermo l’onere per il contribuente di fornire prova documentale tempestiva e accurata della regolarità della sanatoria per ottenere il rinvio o l’estinzione del processo.

Cosa accade al processo se il contribuente chiede la definizione agevolata?
Il giudice può disporre un rinvio della causa per permettere la verifica della regolarità della domanda e dei pagamenti, portando potenzialmente all’estinzione del giudizio.

La rinuncia a un credito verso una controllata è soggetta a IVA?
Secondo l’orientamento dell’Agenzia delle Entrate, se la rinuncia aumenta il valore della partecipazione, può essere considerata un pagamento che obbliga all’emissione della fattura.

Qual è la funzione di un’ordinanza interlocutoria in ambito tributario?
Serve a sospendere la decisione finale per acquisire nuovi documenti o informazioni necessarie, come la prova dell’avvenuta adesione a una sanatoria fiscale.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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