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Definizione agevolata: sospensione del processo

Una società contribuente ha impugnato avvisi di accertamento relativi a IRES, IRAP e IVA per presunte operazioni inesistenti. Durante il giudizio di Cassazione, la parte ha presentato istanza di sospensione avvalendosi della definizione agevolata prevista dalla Legge di Bilancio 2023. La Corte, riscontrato il deposito della documentazione attestante l’adesione alla sanatoria e il versamento della prima rata, ha disposto la sospensione del processo per permettere il perfezionamento della procedura amministrativa.

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Pubblicato il 31 marzo 2026 in Diritto Tributario, Giurisprudenza Tributaria

Definizione agevolata: come sospendere il processo tributario in Cassazione

La definizione agevolata rappresenta uno degli strumenti più efficaci per i contribuenti che intendono chiudere contenziosi fiscali complessi, specialmente quando la lite pende dinanzi alla Suprema Corte. La recente ordinanza analizzata chiarisce i presupposti procedurali per ottenere la sospensione del giudizio in attesa del perfezionamento della sanatoria.

Il caso e la contestazione fiscale

La vicenda trae origine da una serie di avvisi di accertamento notificati a una società di capitali. L’Agenzia delle Entrate contestava il recupero a tassazione di somme rilevanti a titolo di IRES, IRAP e IVA, derivanti dalla partecipazione a operazioni oggettivamente inesistenti per le annualità 2014 e 2015. Dopo una vittoria in primo grado e una successiva riforma della sentenza in appello favorevole al Fisco, la società ha proposto ricorso per Cassazione.

L’istanza di sanatoria e la procedura

Nel corso del giudizio di legittimità, è intervenuta la Legge n. 197 del 2022 (Legge di Bilancio 2023), che ha introdotto la possibilità di definire in modo agevolato le controversie tributarie pendenti. La società ha prontamente depositato istanza di sospensione, dichiarando formalmente di volersi avvalere della misura e fornendo prova del versamento degli importi dovuti.

Le motivazioni

Le motivazioni della Corte si fondano sull’applicazione rigorosa dell’art. 1, comma 197, della Legge n. 197/2022. I giudici hanno rilevato che, qualora il contribuente faccia apposita richiesta e dichiari di volersi avvalere della definizione agevolata, il processo deve essere sospeso. La norma impone al contribuente l’onere di depositare, presso l’organo giurisdizionale innanzi al quale pende la causa, copia della domanda di definizione e la ricevuta del versamento degli importi dovuti o della prima rata. Nel caso di specie, la documentazione prodotta dalla società è stata ritenuta idonea e tempestiva, rendendo obbligatorio l’arresto temporaneo del procedimento giudiziario per consentire agli uffici finanziari di verificare la regolarità della domanda.

Le conclusioni

Le conclusioni dell’ordinanza sanciscono la sospensione del giudizio e il rinvio della causa a nuovo ruolo. Tale decisione implica che il processo rimarrà in uno stato di quiescenza fino alla scadenza dei termini previsti dalla legge per l’eventuale diniego della definizione da parte dell’Amministrazione Finanziaria. Se la procedura di definizione agevolata andrà a buon fine, il processo si estinguerà definitivamente con le spese a carico della parte che le ha anticipate. In caso contrario, il giudizio potrà riprendere il suo corso ordinario. Questa pronuncia conferma l’importanza di una gestione strategica del contenzioso, dove la scelta dei tempi per l’adesione alle sanatorie può determinare la risoluzione favorevole di liti potenzialmente rischiose.

Quali documenti servono per sospendere il processo tributario?
Il contribuente deve depositare copia della domanda di definizione agevolata e la prova del versamento degli importi dovuti o della prima rata entro i termini di legge.

Cosa accade se l’Agenzia delle Entrate rifiuta la definizione?
L’eventuale diniego deve essere notificato entro il 31 luglio 2024 ed è impugnabile dal contribuente entro sessanta giorni davanti al giudice dove pende la lite.

Chi paga le spese legali se il processo si estingue?
In caso di estinzione del giudizio per definizione agevolata, le spese del processo restano a carico della parte che le ha anticipate.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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