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Definizione agevolata: esclusa se l’Ente non è parte

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 17494/2024, ha stabilito che la definizione agevolata delle liti pendenti è inapplicabile se nel giudizio è parte solo l’Agente della riscossione e non l’ente impositore (es. Agenzia delle Dogane). Il caso riguardava un’intimazione di pagamento per accise del 2005. La Corte ha rigettato il ricorso del contribuente sulla definizione agevolata, ma ha accolto quello dell’Agente della riscossione, cassando la sentenza di merito per “motivazione apparente” e rinviando il caso a un nuovo esame.

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Pubblicato il 29 novembre 2025 in Diritto Tributario, Giurisprudenza Tributaria

Definizione agevolata: esclusa se l’Ente creditore non è parte nel giudizio

La recente sentenza della Corte di Cassazione n. 17494 del 25 giugno 2024 offre un’importante lezione sui requisiti per accedere alla definizione agevolata delle liti fiscali. La Corte ha stabilito un principio formale ma cruciale: se il contenzioso è stato avviato unicamente contro l’Agente della riscossione, senza coinvolgere l’ente impositore titolare del credito (come l’Agenzia delle Dogane), la porta della ‘pace fiscale’ rimane chiusa. Approfondiamo questa decisione che intreccia questioni procedurali e sostanziali.

Il caso: un’intimazione di pagamento e una lite sulla prescrizione

La vicenda trae origine da un’intimazione di pagamento notificata nel 2018 a una contribuente, erede di un imprenditore agricolo. La richiesta si basava su una cartella di pagamento del 2007, relativa a presunte accise non versate nell’anno 2005. La contribuente si opponeva, sostenendo che il credito fosse ormai prescritto, essendo trascorso il termine di cinque anni.

I giudici di primo e secondo grado le davano ragione, confermando la prescrizione quinquennale. La Commissione Tributaria Regionale, in particolare, riteneva che l’Agente della riscossione non avesse provato che il debito riguardasse le accise sui tabacchi (soggette a prescrizione decennale) e che gli atti interruttivi della prescrizione non fossero validi.

Contro questa decisione, l’Agente della riscossione proponeva ricorso in Cassazione. Nel frattempo, la contribuente tentava la via della definizione agevolata prevista dalla legge di bilancio 2023, presentando domanda all’Agenzia delle Dogane. La domanda veniva però respinta.

La questione della definizione agevolata

Il rigetto della domanda di definizione agevolata è il primo punto affrontato dalla Cassazione. La legge (L. n. 197/2022) permette di definire le controversie tributarie in cui sia parte l’Agenzia delle Entrate o l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli.

Il problema, nel caso di specie, era di natura formale: la causa originaria era stata intentata dalla contribuente solo nei confronti dell’Agente della riscossione (ADER). L’Agenzia delle Dogane, pur essendo l’ente creditore, non era mai stata chiamata in giudizio e non era quindi una ‘parte processuale’ formale.

La Corte ha applicato un’interpretazione rigorosa della norma, affermando che lo ‘status di parte’ deve essere valutato in senso formale. Poiché l’Agenzia delle Dogane non era destinataria del ricorso iniziale né era stata chiamata in causa successivamente, la lite non rientrava tra quelle definibili. La controversia vedeva come unici contendenti il contribuente e l’agente incaricato della sola riscossione, escludendo così l’applicabilità del beneficio.

Il vizio di motivazione apparente

Superato lo scoglio della definizione agevolata, la Cassazione ha esaminato il ricorso principale dell’Agente della riscossione. La Corte ha accolto il motivo relativo al vizio di ‘motivazione apparente’ della sentenza d’appello.

Secondo gli Ermellini, la Commissione Tributaria Regionale aveva liquidato le argomentazioni della Riscossione in modo sbrigativo e apodittico, senza un’analisi approfondita. In particolare:

1. Sulla natura del credito: Aveva escluso che si trattasse di accise sui tabacchi basandosi su argomentazioni generiche (‘le tre cifre finali del codice della cartella’) e facendo riferimento a una società errata, senza esaminare la documentazione prodotta dalla Riscossione che indicava chiaramente la natura del debito come accisa su oli minerali (comunque di competenza dell’Agenzia Dogane).
2. Sull’interruzione della prescrizione: Aveva ignorato una serie di atti interruttivi (notifica di un pignoramento, sospensioni legali) indicati dall’Agente della riscossione, limitandosi a invalidare una richiesta di rateizzazione perché presentata da ‘altri soggetti’, senza spiegare perché gli altri atti non fossero idonei.

Questo modo di argomentare, secondo la Cassazione, rende impossibile ricostruire l’iter logico-giuridico seguito dai giudici d’appello e si traduce in una violazione dell’obbligo costituzionale di motivazione.

Le motivazioni della Corte

La decisione della Corte si fonda su due pilastri. Sul fronte della definizione agevolata, la Corte ha ribadito che i benefici fiscali sono norme di stretta interpretazione. La legge richiede la presenza formale in giudizio dell’ente impositore (Agenzia Entrate o Dogane) entro il 1° gennaio 2023. L’essere titolare del diritto di credito non basta se non si è anche parte del processo. Questa interpretazione formale mira a garantire certezza giuridica ed evita di estendere il beneficio a situazioni non espressamente contemplate dal legislatore. Sul fronte processuale, la Corte ha censurato la sentenza di merito per ‘motivazione apparente’. Questo vizio si concretizza quando la motivazione è così carente da non permettere alcun controllo sulla logicità e correttezza della decisione. Il giudice non può limitarsi ad affermazioni generiche o a ignorare le prove e le argomentazioni delle parti, ma deve spiegare in modo chiaro e coerente perché ha deciso in un certo modo. L’annullamento della sentenza per questo vizio ripristina il diritto delle parti a una decisione comprensibile e controllabile.

Conclusioni

La sentenza n. 17494/2024 lascia due importanti insegnamenti. Primo: per accedere alla definizione agevolata, è indispensabile che l’ente impositore sia formalmente parte del giudizio. Impugnare un atto solo nei confronti dell’Agente della riscossione può precludere questa opportunità. Secondo: una sentenza deve essere sempre supportata da una motivazione reale e comprensibile, non da formule di stile o affermazioni generiche. La ‘motivazione apparente’ è un grave vizio che porta all’annullamento della decisione. La causa è stata quindi rinviata alla Corte di giustizia tributaria di secondo grado dell’Umbria, che dovrà riesaminare il merito della questione, tenendo conto dei principi stabiliti dalla Cassazione e fornendo, questa volta, una motivazione completa ed esauriente.

Posso chiedere la definizione agevolata se la mia causa è solo contro l’Agente della riscossione?
No. Secondo la sentenza, per accedere alla definizione agevolata prevista dalla L. 197/2022, è necessario che l’ente impositore (es. Agenzia delle Entrate o Agenzia delle Dogane) sia una parte formale nel processo alla data del 1° gennaio 2023. Se il giudizio è stato intentato solo contro l’Agente della riscossione, la lite non è definibile.

Cosa si intende per ‘motivazione apparente’ di una sentenza?
Si ha ‘motivazione apparente’ quando le ragioni della decisione, pur essendo scritte, sono talmente generiche, illogiche, contraddittorie o superficiali da non rendere comprensibile il percorso logico-giuridico seguito dal giudice. È una motivazione che esiste solo in apparenza e che, di fatto, viola l’obbligo di motivare i provvedimenti giurisdizionali.

Cosa succede quando la Cassazione annulla una sentenza per motivazione apparente?
La Corte di Cassazione cassa la sentenza impugnata e rinvia la causa a un altro giudice di pari grado (in questo caso, la Corte di giustizia tributaria di secondo grado). Quest’ultimo dovrà riesaminare l’intera questione di merito, ma questa volta dovrà fornire una motivazione completa e logica, seguendo i principi di diritto indicati dalla Cassazione.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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