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Deducibilità costi e operazioni inesistenti

La Corte di Cassazione ha stabilito che la deducibilità dei costi relativi a operazioni soggettivamente inesistenti è ammessa anche se l’acquirente è consapevole della frode. La normativa attuale prevede l’indeducibilità solo per i costi direttamente utilizzati per commettere delitti non colposi per i quali sia stata esercitata l’azione penale. Nel caso analizzato, una società coinvolta in una frode carosello ha ottenuto il riconoscimento dei costi d’acquisto della merce, poiché tali spese non costituivano di per sé un reato. La sentenza conferma che, ai fini delle imposte sui redditi, i costi reali sostenuti per l’acquisto di beni sono deducibili se rispettano i principi di inerenza e certezza, indipendentemente dalla regolarità soggettiva dei fornitori.

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Pubblicato il 31 marzo 2026 in Diritto Tributario, Giurisprudenza Tributaria

Deducibilità dei costi e operazioni inesistenti

La recente ordinanza della Corte di Cassazione affronta il tema cruciale della deducibilità dei costi in presenza di operazioni soggettivamente inesistenti. Il caso riguarda una società coinvolta in una complessa frode carosello nel settore della telefonia, dove l’Amministrazione Finanziaria contestava l’indebita detrazione IVA e l’indeducibilità dei costi d’acquisto.

Il quadro normativo sulla deducibilità

La questione centrale ruota attorno all’interpretazione dell’art. 14, comma 4-bis, della legge n. 537/1993. Questa norma è stata profondamente modificata nel 2012 per limitare l’indeducibilità ai soli costi direttamente legati a delitti non colposi. La giurisprudenza ha chiarito che l’acquirente di beni può dedurre i costi relativi a operazioni soggettivamente inesistenti, anche se consapevole del carattere fraudolento del fornitore.

Operazioni inesistenti e costi da reato

Non tutti i costi legati a una frode sono indeducibili. La legge distingue tra il costo sostenuto per l’acquisto della merce (che è reale e inerente all’attività) e il costo utilizzato specificamente per commettere un reato. Se il costo riguarda l’acquisto di beni effettivamente scambiati, esso concorre alla determinazione del reddito, a meno che non sia stato lo strumento diretto per un delitto per cui il PM ha già esercitato l’azione penale.

La decisione della Suprema Corte

I giudici di legittimità hanno rigettato il ricorso dell’Agenzia delle Entrate, confermando che i costi d’acquisto non possono essere considerati automaticamente costi da reato. Anche in un contesto di accertamento induttivo, l’ufficio non può negare la deduzione di costi certi e inerenti basandosi solo sulla fittizietà soggettiva del fornitore. La realtà dello scambio commerciale prevale sull’irregolarità della catena distributiva ai fini delle imposte dirette.

L’onere della prova nelle frodi fiscali

Per quanto riguarda l’IVA, la situazione è differente. L’Amministrazione Finanziaria ha l’onere di provare, anche tramite presunzioni, che il contribuente sapeva o avrebbe dovuto sapere di partecipare a un’evasione. Una volta fornita questa prova, spetta al contribuente dimostrare di aver adottato tutte le cautele necessarie per verificare l’affidabilità dei propri partner commerciali.

Le motivazioni

La Corte ha motivato la decisione sottolineando che la nuova disciplina sui costi da reato ha efficacia retroattiva se più favorevole al contribuente. Poiché nel caso di specie i costi erano relativi all’acquisto effettivo di merce poi rivenduta, essi dovevano essere riconosciuti in deduzione. L’indeducibilità non può essere una sanzione astratta, ma deve derivare da una specifica violazione penale legata direttamente all’esborso finanziario.

Le conclusioni

In conclusione, la sentenza ribadisce un principio di equità fiscale: il reddito d’impresa deve essere tassato al netto dei costi reali di produzione. La partecipazione a una frode carosello comporta pesanti sanzioni e il recupero dell’IVA, ma non può portare alla negazione automatica della deducibilità dei costi d’acquisto se la merce è stata effettivamente immessa nel ciclo produttivo o commerciale. Le aziende devono comunque mantenere un elevato standard di diligenza nella scelta dei fornitori per evitare contestazioni.

I costi di operazioni soggettivamente inesistenti sono sempre indeducibili?
No, i costi sono deducibili se l’operazione è reale e inerente, a meno che non siano stati utilizzati direttamente per commettere un delitto non colposo con azione penale avviata.

Cosa deve provare il fisco per contestare una frode carosello?
L’Amministrazione deve dimostrare che il contribuente era consapevole della frode o che avrebbe potuto accorgersene usando la diligenza professionale richiesta.

Qual è la differenza tra IVA e imposte sui redditi in caso di frode?
Per l’IVA la detrazione è negata se c’è consapevolezza della frode, mentre per le imposte sui redditi i costi reali restano generalmente deducibili.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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