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Credito d’imposta estero: detrazione anche per redditi

Una recente sentenza della Cassazione ha stabilito che un contribuente, residente in Italia, ha diritto al credito d’imposta estero per le tasse pagate negli USA su redditi di fonte statunitense, anche se in Italia tali redditi sono soggetti a un’imposta sostitutiva obbligatoria e non concorrono alla formazione del reddito complessivo. La Corte ha affermato la prevalenza della Convenzione Italia-USA contro le doppie imposizioni sulla normativa interna, interpretando che l’esclusione del credito si applica solo quando il regime fiscale agevolato è scelto su base volontaria dal contribuente, e non quando è imposto dalla legge.

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Pubblicato il 7 febbraio 2026 in Diritto Tributario, Giurisprudenza Tributaria

Credito d’imposta estero: la Convenzione Italia-USA prevale sulla legge interna

Una recente e significativa sentenza della Corte di Cassazione ha affrontato il tema del credito d’imposta estero, stabilendo un principio fondamentale per i contribuenti residenti in Italia che percepiscono redditi da fonti statunitensi. La Corte ha chiarito che il diritto alla detrazione per le imposte pagate all’estero sussiste anche quando i redditi, secondo la normativa italiana, sono assoggettati a un regime di imposizione sostitutiva obbligatoria, grazie alla prevalenza della Convenzione bilaterale sulla legislazione nazionale.

I Fatti di Causa: una cittadina USA e i redditi da capitale esteri

Il caso ha origine dalla vicenda di una cittadina statunitense, residente fiscalmente in Italia, che aveva percepito, per gli anni d’imposta 2012, 2013 e 2014, redditi di fonte estera. Nello specifico, si trattava di utili derivanti da società di persone statunitensi e dividendi da partecipazioni non qualificate. In Italia, tali proventi sono stati assoggettati a un’imposta sostitutiva, un regime fiscale che non prevede la confluenza di tali redditi nel reddito complessivo ai fini IRPEF.

La contribuente, avendo già pagato le imposte su tali redditi negli Stati Uniti, ha presentato un’istanza di rimborso all’Agenzia delle Entrate per ottenere il riconoscimento del credito d’imposta per le tasse versate all’estero. L’amministrazione finanziaria ha negato il rimborso, sostenendo che, secondo la legge italiana (art. 165 del TUIR), il credito è ammesso solo per i redditi che concorrono a formare il reddito complessivo, condizione non soddisfatta nel caso di imposta sostitutiva.

Il Contenzioso Tributario

La contribuente ha impugnato il diniego, e sia la Commissione Tributaria Provinciale che quella Regionale le hanno dato ragione, affermando la prevalenza della Convenzione Italia-Stati Uniti contro le doppie imposizioni sulla normativa interna. L’Agenzia delle Entrate, non soddisfatta, ha quindi proposto ricorso per cassazione.

La questione giuridica: Conflitto tra Norma Interna e Trattato Internazionale

Il cuore della controversia risiedeva nel determinare quale norma dovesse prevalere: l’art. 165 del TUIR, che limita il credito d’imposta estero ai soli redditi che concorrono al reddito complessivo, o l’art. 23 della Convenzione Italia-USA, specificamente designato per eliminare la doppia imposizione.

L’Agenzia delle Entrate sosteneva che, in assenza di concorso al reddito complessivo, nessun credito fosse dovuto. Al contrario, la contribuente argomentava che lo scopo primario della Convenzione fosse proprio quello di evitare che lo stesso reddito venisse tassato due volte, e che tale finalità dovesse prevalere sulle limitazioni imposte dal diritto interno.

Le motivazioni della Corte di Cassazione sul credito d’imposta estero

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell’Agenzia delle Entrate, confermando la decisione dei giudici di merito. La motivazione della Corte si basa su un’attenta interpretazione letterale e sistematica dell’art. 23, paragrafo 3, della Convenzione.

I giudici hanno evidenziato un passaggio cruciale del trattato, il quale prevede che la deduzione (il credito d’imposta) non spetti qualora l’elemento di reddito sia assoggettato in Italia a imposizione mediante ritenuta a titolo d’imposta “su richiesta del beneficiario”.

La Corte ha ragionato a contrario: se l’esclusione del credito è prevista solo per i casi in cui il contribuente sceglie volontariamente un regime fiscale agevolato, ne consegue che quando tale regime è obbligatorio – come nel caso dell’imposta sostitutiva sui dividendi esteri percepiti direttamente – l’esclusione non opera e il credito deve essere concesso.

La Corte ha inoltre rafforzato la propria interpretazione confrontando il testo della Convenzione Italia-USA con quello di altri accordi bilaterali (ad esempio, con Cipro o Malta), nei quali l’esclusione del credito d’imposta è formulata in modo più ampio, senza il riferimento alla “richiesta del contribuente”. Questa differenza testuale, secondo la Cassazione, non è casuale ma riflette una precisa volontà dei Paesi firmatari.

Conclusioni: L’impatto della sentenza

Questa sentenza rappresenta un punto fermo nella tutela dei contribuenti contro la doppia imposizione internazionale. Le conclusioni pratiche sono di grande rilievo:

1. Prevalenza del Trattato: Viene riaffermato con forza il principio della supremazia dei trattati internazionali sulla legislazione interna in materia fiscale, ai sensi dell’art. 75 del D.P.R. 600/1973.
2. Diritto al Credito d’Imposta Garantito: I residenti in Italia che percepiscono redditi da fonte statunitense, soggetti a imposta sostitutiva obbligatoria, hanno diritto a scomputare le imposte pagate negli USA.
3. Importanza del Testo Convenzionale: La decisione sottolinea come l’analisi letterale del testo di ogni singola Convenzione sia decisiva per determinare i diritti del contribuente. Non è possibile applicare in via analogica le limitazioni previste dalla normativa interna quando il trattato dispone diversamente.

È possibile ottenere il credito d’imposta estero per redditi soggetti a imposta sostitutiva obbligatoria in Italia?
Sì, la Corte di Cassazione ha stabilito che, in base alla Convenzione Italia-USA, il diritto al credito d’imposta è riconosciuto. L’esclusione prevista dal trattato si applica solo quando il regime di tassazione agevolato è scelto su base volontaria dal contribuente, non quando è imposto per legge.

La normativa interna che nega il credito d’imposta se il reddito non concorre al reddito complessivo prevale sulla Convenzione internazionale?
No, la Corte ha confermato la prevalenza del diritto convenzionale. La finalità di evitare la doppia imposizione, sancita dal trattato internazionale, prevale sulle disposizioni della legge interna (come l’art. 165 del TUIR) che risulterebbero in un doppio prelievo fiscale.

Qual è l’elemento decisivo nell’interpretazione della Convenzione Italia-USA fornita dalla Cassazione?
L’elemento decisivo è la specifica locuzione contenuta nell’art. 23, par. 3, della Convenzione, che limita la negazione del credito ai casi in cui il reddito è assoggettato a ritenuta a titolo d’imposta “su richiesta del beneficiario”. Poiché nel caso di specie l’imposta sostitutiva era obbligatoria e non opzionale, la Corte ha concluso, con un’interpretazione a contrario, che il credito d’imposta deve essere riconosciuto.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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