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Credito d’imposta e dividendi: la Cassazione chiarisce

Una società madre francese ha richiesto il rimborso di un credito d’imposta sui dividendi ricevuti dalla sua controllata italiana, basandosi sulla convenzione Italia-Francia. L’Amministrazione Finanziaria e i giudici di merito avevano negato il diritto, ritenendo che il beneficio della Direttiva UE ‘Madre-figlia’ (esenzione da ritenuta) escludesse altri vantaggi. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, affermando che i due regimi sono compatibili. Il diritto al credito d’imposta sussiste se il dividendo è incluso nella base imponibile della società madre, indipendentemente dal pagamento effettivo dell’imposta. La Corte ha quindi accolto il ricorso della società.

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Pubblicato il 18 febbraio 2026 in Diritto Tributario, Giurisprudenza Tributaria

Credito d’imposta e dividendi: la Cassazione chiarisce la compatibilità tra norme UE e Convenzioni

Con la sentenza n. 29580 del 2023, la Corte di Cassazione interviene su un tema cruciale della fiscalità internazionale: la gestione del credito d’imposta sui dividendi transfrontalieri. La pronuncia stabilisce un principio fondamentale sulla coesistenza tra i benefici della Direttiva UE “Madre-figlia” e quelli previsti dalle convenzioni bilaterali contro le doppie imposizioni, offrendo un’interpretazione a favore del contribuente.

I fatti del caso: la richiesta di rimborso

Una società madre residente in Francia, controllante di una società italiana, aveva ricevuto da quest’ultima cospicui dividendi. In applicazione della Direttiva UE “Madre-figlia”, la società italiana non aveva operato alcuna ritenuta alla fonte su tali dividendi. Successivamente, la società francese ha presentato all’Amministrazione Finanziaria italiana due istanze di rimborso, chiedendo il pagamento di una somma a titolo di credito d’imposta, come previsto dall’articolo 10 della Convenzione bilaterale tra Italia e Francia per evitare la doppia imposizione.

Di fronte al silenzio-rifiuto dell’Amministrazione, la società ha avviato un contenzioso tributario. Dopo alterne vicende processuali, la Commissione Tributaria Regionale aveva respinto la richiesta, sostenendo che la società avesse già beneficiato dell’esenzione dalla ritenuta in Italia e di una tassazione agevolata in Francia, escludendo così il rischio di doppia imposizione e, di conseguenza, il diritto al rimborso convenzionale.

Il contrasto tra Direttiva UE e Convenzione bilaterale

Il cuore della controversia risiede nell’apparente conflitto tra due diversi strumenti normativi:
1. La Direttiva “Madre-figlia” (90/435/CEE): Ha lo scopo di eliminare gli ostacoli fiscali alla cooperazione tra società di Stati membri diversi, prevedendo, tra le altre cose, l’esenzione dalla ritenuta alla fonte sui dividendi distribuiti dalla figlia alla madre.
2. La Convenzione Italia-Francia: Mira a prevenire la doppia imposizione giuridica ed economica e, in questo specifico caso, prevede un meccanismo che concede alla società madre francese il diritto a un pagamento da parte del Tesoro italiano pari a una frazione del credito d’imposta che sarebbe spettato a un socio italiano.

I giudici di merito avevano interpretato questi due regimi come alternativi, concludendo che il godimento del primo (esenzione da ritenuta) precludesse l’accesso al secondo (rimborso del credito convenzionale).

La decisione della Corte di Cassazione e il credito d’imposta

La Suprema Corte ha cassato la sentenza d’appello, accogliendo il ricorso della società contribuente e stabilendo principi chiari e di grande rilevanza pratica.

La compatibilità dei due regimi fiscali

Contrariamente a quanto ritenuto dai giudici di secondo grado, la Cassazione ha affermato che non vi è alcuna incompatibilità tra l’esonero dalle ritenute di fonte comunitaria e il rimborso del credito d’imposta previsto dalla Convenzione. Si tratta di due strumenti distinti, destinati a convivere per eliminare (o attenuare) le doppie imposizioni.

Il principio chiave: l’inclusione nel reddito imponibile

Il punto centrale della decisione è il criterio da applicare per verificare il diritto al beneficio convenzionale. La Corte, richiamando la propria giurisprudenza consolidata e le interpretazioni della Corte di Giustizia Europea, ha chiarito che il requisito fondamentale è che il dividendo distribuito dalla società italiana concorra alla formazione del reddito complessivo della società madre francese nel suo Stato di residenza.

Diventa irrilevante che su tale reddito sia stata poi applicata un’aliquota ridotta o un’esenzione parziale. Ciò che conta è la soggezione del dividendo alla potestà impositiva dello Stato della società percipiente, non l’effettivo pagamento dell’imposta. Il beneficio convenzionale non è subordinato a un controllo sull’effettivo prelievo fiscale operato all’estero.

Le motivazioni

La Corte ha motivato la sua decisione evidenziando come la sentenza impugnata si fosse discostata consapevolmente dai principi di neutralità ed efficienza fiscale internazionale. Ritenere i due benefici incompatibili avrebbe creato un trattamento deteriore per la società madre francese rispetto a una situazione puramente interna. La finalità delle norme, sia comunitarie che convenzionali, è quella di agevolare i flussi di capitale all’interno del mercato unico, non di creare trappole fiscali. Pertanto, l’unico accertamento necessario è verificare se i dividendi siano stati inclusi nel coacervo dei redditi imponibili della società percipiente, a prescindere dal trattamento fiscale successivo applicato in Francia. Avendo accertato questo principio di diritto e non essendo necessari ulteriori esami di fatto, la Corte ha deciso la causa nel merito, accogliendo l’originario ricorso della società.

Le conclusioni

La sentenza rappresenta un punto fermo nella fiscalità dei gruppi societari internazionali. Si consolida il principio per cui il contribuente può legittimamente avvalersi dello strumento normativo più favorevole, o di una combinazione di strumenti, senza che l’Amministrazione Finanziaria possa negare un beneficio convenzionale solo perché ne è stato goduto uno di fonte comunitaria. La decisione rafforza la certezza del diritto e promuove una corretta applicazione dei principi volti a eliminare la doppia imposizione economica, in linea con gli obiettivi del mercato unico europeo.

L’esenzione dalla ritenuta sui dividendi prevista dalla Direttiva “Madre-figlia” esclude il diritto al rimborso del credito d’imposta previsto da una convenzione contro la doppia imposizione?
No. La Corte di Cassazione, con la sentenza in esame, ha stabilito che i due benefici non sono incompatibili. L’esonero dalla ritenuta, di fonte comunitaria, e il diritto al rimborso del credito d’imposta, di fonte convenzionale, possono coesistere e non si escludono a vicenda.

Qual è il requisito fondamentale per ottenere il credito d’imposta previsto dalla convenzione bilaterale?
Il requisito fondamentale è che il dividendo distribuito dalla società italiana concorra a formare il reddito complessivo imponibile della società madre estera nel suo Stato di residenza. Non è necessario dimostrare che l’imposta sia stata effettivamente pagata in tale Stato.

Perché la Corte di Cassazione ha ritenuto errata la decisione dei giudici regionali?
La Corte ha ritenuto errata la decisione perché i giudici regionali avevano subordinato il diritto al credito d’imposta all’effettiva sussistenza di una doppia imposizione, ignorando che i due regimi (comunitario e convenzionale) sono strumenti distinti. Hanno erroneamente ritenuto che il beneficio della Direttiva UE escludesse quello della convenzione, senza applicare il principio corretto, ovvero la semplice soggezione del dividendo alla potestà impositiva dell’altro Stato.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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