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Credito d’imposta dividendi: ok al rimborso

La Corte di Cassazione ha confermato il diritto al rimborso del credito d’imposta dividendi per una società madre francese, anche se la controllata italiana non aveva applicato la ritenuta alla fonte. Secondo la sentenza, è sufficiente che i dividendi siano inclusi nella base imponibile della società madre nel suo Stato di residenza, indipendentemente dal fatto che l’imposta sia stata effettivamente pagata. Questa decisione rafforza i principi di neutralità fiscale e di lotta alla doppia imposizione economica a livello europeo.

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Pubblicato il 18 febbraio 2026 in Diritto Tributario, Giurisprudenza Tributaria

Credito d’imposta dividendi: la Cassazione chiarisce i presupposti per il rimborso

Una recente sentenza della Corte di Cassazione (n. 29246/2023) ha affrontato un tema cruciale della fiscalità internazionale, stabilendo importanti principi in materia di credito d’imposta dividendi. La questione riguarda il diritto di una società madre, residente in uno Stato UE, di ottenere un rimborso fiscale dall’Italia, anche quando la sua società figlia italiana ha distribuito i dividendi senza applicare la ritenuta alla fonte. Questa pronuncia chiarisce il rapporto tra la Direttiva UE “madre-figlia” e le Convenzioni contro le doppie imposizioni, favorendo la neutralità fiscale.

I Fatti del Caso: Dividendi Transfrontalieri e Richiesta di Rimborso

Una società di diritto francese, controllante di una società italiana, aveva ricevuto da quest’ultima dei dividendi relativi all’anno 1999. La società italiana, avvalendosi delle norme di attuazione della Direttiva “madre-figlia” (art. 27-bis D.P.R. 600/73), non aveva applicato alcuna ritenuta alla fonte su tali dividendi. Successivamente, la società madre francese ha presentato un’istanza di rimborso all’Amministrazione Finanziaria italiana, chiedendo il riconoscimento del credito d’imposta previsto dall’art. 10 della Convenzione Italia-Francia contro le doppie imposizioni. Di fronte al silenzio-rifiuto dell’Agenzia delle Entrate, è nato un contenzioso che, dopo vari gradi di giudizio, è giunto all’esame della Suprema Corte.

Il Contesto Normativo: Direttiva UE e Convenzione Bilaterale

La controversia si colloca all’incrocio di due importanti strumenti normativi:
1. La Direttiva “madre-figlia”: Questa normativa europea mira a eliminare gli ostacoli fiscali alla cooperazione tra imprese di Stati membri diversi, prevedendo, tra le altre cose, l’esenzione da ritenuta alla fonte sui dividendi distribuiti da una figlia alla propria madre.
2. La Convenzione Italia-Francia: Questo trattato bilaterale ha lo scopo di evitare che lo stesso reddito venga tassato due volte nei due Paesi. A tal fine, prevede un meccanismo di credito d’imposta dividendi a favore del socio residente in uno dei due Stati.

L’Agenzia delle Entrate sosteneva che, non essendo stata applicata alcuna imposta in Italia (grazie alla Direttiva), non poteva sorgere alcun diritto al rimborso di un credito d’imposta, poiché non vi era alcuna doppia imposizione da neutralizzare.

La Decisione della Cassazione sul credito d’imposta dividendi

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell’Amministrazione Finanziaria, confermando la decisione dei giudici di merito che avevano accolto la richiesta della società francese. La Suprema Corte ha chiarito che i due regimi (esenzione da ritenuta e credito d’imposta) non si escludono a vicenda, ma concorrono a realizzare il fine comune di eliminare la doppia imposizione economica e di garantire la neutralità fiscale.

Le motivazioni della Corte

La Corte ha stabilito che, per avere diritto al credito d’imposta dividendi, non è necessario dimostrare che un’imposta sia stata effettivamente pagata in Italia. Il presupposto fondamentale è un altro. La società madre deve provare che il dividendo percepito sia stato incluso nel “coacervo dei redditi imponibili” nel proprio Stato di residenza. In altre parole, è sufficiente che il dividendo abbia concorso a formare la base imponibile in Francia, a prescindere dal fatto che, per effetto di deduzioni o altri meccanismi fiscali interni, su quella specifica somma non sia stata poi liquidata un’imposta. Questo accertamento è cruciale perché garantisce che il reddito sia stato sottoposto alla potestà impositiva dello Stato del beneficiario, evitando così fenomeni di doppia esenzione. I giudici hanno sottolineato che questo approccio è coerente con il principio di neutralità fiscale: una società madre francese non deve subire un trattamento fiscale deteriore rispetto a quello che riceverebbe una società madre italiana in una situazione analoga.

Conclusioni e Implicazioni Pratiche

La sentenza rappresenta un punto fermo per le società multinazionali che operano in Europa. Si stabilisce che il diritto al credito d’imposta previsto dalle convenzioni bilaterali non viene meno solo perché si è beneficiato dell’esenzione dalla ritenuta alla fonte garantita dalla Direttiva “madre-figlia”. L’onere della prova per la società che richiede il rimborso è quello di dimostrare l’inclusione del dividendo nella propria dichiarazione dei redditi e, quindi, nella base imponibile del proprio Paese. Questa decisione tutela l’efficienza fiscale internazionale e impedisce interpretazioni restrittive delle norme che potrebbero creare ingiustificate penalizzazioni per gli investimenti transfrontalieri.

Una società madre estera ha diritto al credito d’imposta sui dividendi anche se la società figlia italiana non ha applicato la ritenuta alla fonte?
Sì. Secondo la Corte di Cassazione, il beneficio dell’esenzione dalla ritenuta (previsto dalla Direttiva madre-figlia) non esclude il diritto al credito d’imposta (previsto dalla Convenzione bilaterale), poiché i due meccanismi hanno lo scopo di evitare la doppia imposizione economica.

Per ottenere il credito d’imposta dividendi, è necessario dimostrare di aver pagato effettivamente le tasse su quei dividendi nel proprio Paese?
No. La sentenza chiarisce che non è rilevante se nel concreto sia stata pagata l’imposta. È sufficiente dimostrare che il dividendo distribuito dalla società figlia italiana sia stato incluso nel coacervo dei redditi imponibili della società madre nel suo Stato di residenza.

Cosa significa il principio di “neutralità fiscale” in questo contesto?
Significa che la società madre francese non deve subire un trattamento fiscale deteriore rispetto a quello che spetterebbe a una società madre italiana che percepisce dividendi da una società figlia italiana. L’applicazione combinata della Direttiva e della Convenzione serve a garantire questa parità di trattamento.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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